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La caccia di Capodanno al tampone

Gianluca De Rosa

Il mercato nero a Milano, la crisi dei reagenti a Roma. Viaggio nel delirio da Covid

Altro che fuochi d’artificio e mortaretti, quest’anno per Capodanno, in tutto il Paese, è corsa al tampone. Con contagi e contatti stretti in rapida crescita, no vax e cenoni hanno creato in pochi giorni un mix più esplosivo della famigerata bomba Maradona. A Milano, dove trovare un tampone molecolare è diventata una sfida al limite dell’impossibile, fioccano gli annunci online di medici privati pronti a ispezionare nasi a domicilio in cambio di cifre esorbitanti (si oscilla tra i 160 e i 200 euro). Nella capitale, come nel resto d’Italia, invece, le file nelle farmacie, già abitate dai più irriducibili no vax, sono state ingrossate nei giorni scorsi da chi non voleva trasformarsi nel killer di una zia cardiopatica o di un nonno ultracentenario. “Da metà dicembre – spiega la dottoressa Maria Catena Ingria, titolare di un noto gruppo di farmacie capitoline – siamo passati da fare circa 300 tamponi al giorno a 800, sono aumentati anche i positivi: prima erano meno del 10 per cento, negli ultimi giorni abbiamo sfiorato il 30”.
E proprio qui sta l’intoppo. Nel Lazio, fino a ieri, per la diagnosi e per la certificazione della fine della malattia era necessario fare un tampone molecolare. Nonostante la prenotazione dei drive-in regionali sia possibile solo per chi ha la ricetta medica, l’impennata dei contagi ha fatto crescere vertiginosamente le impegnative e il sistema è andato in tilt. Prenotare in tempi ravvicinati il tampone molecolare è diventata una missione con scarse possibilità di successo. Chi ieri compulsava senza sosta il portale regionale non è riuscito a trovare disponibilità prima del 4 gennaio. In particolare i drive-in della capitale sono gravemente intasati e molti romani saranno costretti all’inizio del nuovo anno a recarsi a Bracciano o Civitavecchia per conoscere il loro destino.

La situazione non cambia nei laboratori privati. Per un molecolare standard (con risultato in 18 ore e costo di 60 euro minimo) le prime disponibilità sono al 4 gennaio, per quelli fast (diagnosi entro 4 ore) bisogna aspettare almeno l’8 e il costo lievita a 140 euro.

 

Per risolvere il problema la regione Lazio aveva aperto due giorni fa alla possibilità anche per le farmacie di effettuare i test antigenici a immunofluorescenza, equiparabili al molecolare nell’attendibilità della diagnosi perché in grado non solo di segnalare la positività o meno, ma anche di misurare il quantitativo di carica virale. Il Lazio dunque si adeguerà a una decisione già presa da altre regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana dove il problema si è presentato prima. “Stiamo per firmare un’ordinanza che stabilirà la validità dei test antigenici di seconda e terza generazione (quelli a immunofluorescenza, non i rapidi quindi, ndr) sia per la diagnosi della malattia sia per certificare la guarigione”, spiega al Foglio l’Assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato. “D’altronde – aggiunge – già oggi il 93 per cento dei positivi all’antigenico ha avuto conferma con il molecolare della positività. Purtroppo fino ad oggi se n’è fatto un uso sproporzionato e sbagliato, così si sono ridotte le scorte e trovare i reagenti sta diventando complicato”. I farmacisti sono pronti. “Li abbiamo già prenotati, appena arriverà il provvedimento potremmo partire”, ci dice Catena Ingria. Ad alleggerire la pressione sui drive-in poi sarà utile anche la decisioni presa dal Consiglio dei ministri ieri sera: stop alla quarantena in caso di contatti stretti con un positivo per i vaccinati con dose booster e per chi ha ricevuto la seconda inezione da meno di 4 mesi.

Per D’Amato comunque per superare finalmente la pandemia c’è un’unica soluzione. “Nei nostri ospedali – dice – ci sono quasi esclusivamente persone non vaccinate, per salvaguardare la rete, c’è solo un’opzione: l’obbligo vaccinale. In Italia ci sono ancora 3 milioni di persone senza vaccino che verranno travolte da Omicron, e anche se meno del 10 per cento finirà in ospedale, tanto basterebbe per mettere in seria difficoltà il sistema”. 

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