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L’abuso di oppioidi per scappare dalla realtà

Una piaga tutta occidentale. Il consumo medio negli Stati Uniti è passato da 100 mg pro capite all’anno del 1997 agli 800 mg di oggi

18 Maggio 2019 alle 06:00

L’abuso di oppioidi per scappare dalla realtà

Foto Pixabay

Qualche tempo fa visitando la città di Boston rimasi colpito da alcuni manifesti affissi ai pali della luce e ai semafori: avvertivano che la prima causa di morte accidentale per gli adulti era l’overdose di medicinali, in particolare di oppioidi, tra i farmaci più prescritti per la terapia del dolore. Un recente articolo del New England Journal of Medicine torna sull’argomento sottolineandone la drammatica attualità e cercando di comprendere i complessi legami tra utilizzo di oppioidi, overdose e suicidio.

 

Gli autori, entrambi ricercatori del dipartimento di psichiatria dell’Università del Michigan, mostrano con dati aggiornati un fenomeno in netta e costante crescita: le morti per suicidio e overdose non intenzionale negli Stati Uniti sono passate da 41.364 nel 2000 a 110.749 nel 2017, cioè sono quasi triplicate. Il fenomeno, se correttamente inquadrato, permette non solo di comprendere alcuni aspetti delicati del trattamento medico del dolore ma di guardare da una prospettiva diversa alcuni gravi problemi della società americana e, più in generale, occidentale.

 

L’uso di farmaci potenzialmente letali come gli oppioidi (morfina, ossicodone e fentanyl solo per citare i principali) – si legge nell’articolo – ha una relazione chiara e diretta con il rischio di overdose non intenzionale” e un’implicazione meno conosciuta anche con il rischio suicidario. Il consumo medio di oppioidi negli Stati Uniti è passato da 100 mg pro capite all’anno a 700 mg dal 1997 al 2007 e si attesta attualmente intorno agli 800 mg pro capite: tanto per dare un’idea in Italia (ultima in Europa per prescrizioni di farmaci oppioidi) siamo intorno ai 2 mg pro capite all’anno. Quali sono però i veri motivi alla base dell’aumento delle morti per suicidio e per overdose non voluta? Le teorie prese in considerazione nello studio sono due. La prima vedrebbe semplicemente nella maggior tendenza alla prescrizione di oppioidi da parte dei medici il motivo alla base di un più disinvolto e rischioso consumo da parte dei pazienti, un consumo che tende a estendersi anche all’eroina e alle droghe sintetiche quando i medici tentano una progressiva diminuzione delle dosi prescritte.

 

La seconda teoria, decisamente interessante e supportata da recenti studi, viene detta delle “morti per disperazione” (“Deaths of Despair”). Si parte dall’evidenza di un netto aumento dei suicidi e delle overdosi tra i cittadini non ispanici e bianchi di mezz’età e si ipotizza un legame con le crescenti difficoltà economiche della working class americana. In pratica l’eccesso nell’uso di oppioidi sarebbe legato al tentativo di far fronte alla mancanza di reali opportunità di crescita professionale e all’aumento delle disparità economiche che sempre più caratterizzano la società statunitense. L’uso sproporzionato di farmaci oppioidi potrebbe poi peggiorare ulteriormente i sintomi depressivi e spingere verso “l’isolamento sociale, i problemi legali, la disoccupazione” e, infine, verso il suicidio. Organismi come il National Strategy for Suicide Prevention o lo State Targeted Response to the Opioid Crisis cercano di mettere a punto idonee strategie per contrastare il fenomeno ma è evidente che se nel caso della prima teoria potrebbe essere sufficiente un rinforzo della legislazione che regola la prescrizione e il consumo di farmaci, nel secondo caso, quello delle “morti della disperazione”, si impone una riflessione che va ben al di là degli aspetti medici e che deve coinvolgere scelte di larga scala politiche ed economiche.

 

Come dire: l’uomo cerca rifugio in ciò che la società più facilmente gli offre, gli oppioidi come una via di fuga per di-vertere dal male sociale diffuso. Non sempre però quello che Pascal definiva “le divertissement” è privo di rischi e la lezione americana parrebbe già da meditare anche in Europa prima che anche qui diventi realtà.

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    19 Maggio 2019 - 00:12

    "Se ci fosse un governo che avesse interesse a corrompere i suoi governati, non avrebbe che da incoraggiare l’uso dell’hascisc. Si dice che questa sostanza non provochi alcun danno fisico. Questo è vero finora. [non più. ndr] Ma io non so fino a che punto si possa dire che un uomo che non facesse altro che fantasticare e fosse incapace di azione stia bene, quand’anche tutte le sue membra fossero in buono stato. Ma è la volontà che è intaccata, ed è l’organo più prezioso. Mai un uomo, che può procurarsi in un istante, con un cucchiaio di confettura, tutti i beni del cielo e della terra, ne acquisterà la millesima parte con il lavoro. Bisogna innanzitutto vivere e lavorare.” Charles Baudelair (Les Paradis artificiels", 1860).

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  • branzanti

    18 Maggio 2019 - 17:05

    Un sistema sanitario inaccessibile che, grazie alla corruzione di molti medici, ha intossicato milioni di pazienti affetti da patologie anche gravi, cui le cure sono negate; e che ha arricchito enormemente la famiglia Sackler, produttrice di oppiodi e della citata corruzione. Ma non dimentichiamo che questo dramma si situa all'interno di uma società, quella americana, totalmente disastrata, sia sul piano etico che su quello economico (80% di poveri) e, non a caso, gli Usa sono l'unico paese occidentale in cui, dall'inizio del secolo, il tasso di suicidi non è diminuito, anzi mostra una crescita del 50%. La società americana è avviata verso il baratro e solo pochissime voci di politici, economisti ed imprenditori si sono levate per evidenziare la catastrofe imminente. In Europa non corriamo certi rischi perché, intelligentemente, abbiamo sistemi di welfare (per loro vituperato socialismo).

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