Lorenzin ci spiega cosa farà (e perché l'Ema può tornare a Milano)

L’Italia nella Sanità è tutt’altro che all’“anno zero” ed è superiore alla Germania, ricorda il ministro. Ma ci sono margini per migliorare ancora

Lorenzin ci spiega cosa farà (e perché l'Ema può tornare a Milano)

Beatrice Lorenzin (foto LaPresse)

Roma. “La vicenda dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco assegnata con sorteggio ad Amsterdam a danno di Milano, potrebbe riaprirsi. Indiscrezioni attendibili da Londra e Bruxelles dicono che l’Olanda non avrebbe pronta la sede definitiva nel 2020, avendo garantita una sistemazione provvisoria”. Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, conferma al Foglio i rumor degli ultimi giorni nel convegno organizzato ieri al Tempio di Adriano a Roma (Camera di Commercio) su “Investire in Italia si può. Una riflessione sulla capacità del nostro paese di attrarre risorse, con un focus sull’industria farmaceutica”. I rumor ri-alimentano le speranze del capoluogo lombardo. Ma per non farsi illusioni è necessario che, oltre alla conferma delle indiscrezioni, la collaborazione trasversale tra governo e Regione Lombardia, a trazione centrodestra-leghista maroniana, perpetui il “sistema” che aveva portato Milano a superare tutti gli scrutini. Nel frattempo però l’Italia nella Sanità è tutt’altro che all’“anno zero”, anzi l’industria sanitaria supera quella tedesca in proporzione agli abitanti. Ma potrebbe fare molto meglio, e contribuire assai più alla ricchezza del paese e al benessere di una popolazione che invecchia costantemente, se non incappasse nella maledizione di sempre: la burocrazia. Come emerge dallo studio della Sda (Scuola di direzione aziendale)-Cergas (Centro ricerca sulla salute) della Bocconi, a cura del professor Francesco Longo, illustrato dal presidente Elio Borgonovi (qui il testo integrale). In sintesi, l’Italia che ha il migliore indice di salute al mondo superando paesi come Svizzera, Australia, Giappone, Svezia, Israele e via via tutti gli altri, ha anche un settore farmaceutico che produce 21,5 miliardi di pil, con 63 mila persone occupate e una quota di ricerca pari a 1,25 miliardi. E un settore dei dispositivi medici che fattura 22,3 miliardi, ha 70.624 occupati e 2 miliardi di ricerca. Oltre a un export fortissimo . “La questione è come far restare in Italia queste realtà, che finora ci hanno preferito a paesi con basso costo del lavoro o fisco più vantaggioso”, dice Lorenzin, proponendo una sorta di “hub, una fiera permanente di pharma e device, dove università, aziende e market siano complementari”.

 

Il direttore del Foglio obietta che serviranno 20 anni, ma il ministro contraddice: “Macché. Può essere un lavoro già del domani, se saremo seri. Le condizioni di base ci sono tutte”. A riportare con i piedi a terra provvede il professor Longo che individua i punti critici: “Gli studenti stranieri, anche provvisti di soldi, vorrebbero iscriversi alle nostre università ma trovano il numero chiuso. Punto due, non esiste qui un ‘turismo sanitario’: perché mai i russi che comprano un terzo di Forte dei Marmi vanno poi a curarsi in Svizzera? Servono facilitazioni visti, pacchetti di soggiorno estesi ai familiari. Manca una piattaforma comune della sanità che consenta di individuare facilmente ospedali, rette, specialità. Anzi, non abbiamo c’è neppure un logo del sistema sanitario: certi impiegati parlano ancora delle mutue scomparse decenni fa”. Lorenzin sollecita la condivisione di informazioni tra ospedali, aziende, ricercatori di ricerca, “che già esiste su base volontaria mentre deve essere organizzata e transnazionale”.

 

L’argomento soldi viene sfiorato da Borgonovi, il quale smentisce che in questo caso il taglio dei finanziamenti si trasformi in beneficio per il bilancio pubblico. Ma poi incombe un altro problema: come può essere attrattivo un paese nel quale dilaga il populismo No Vax? Borgonovi risponde citando Einstein: “E’ più difficile rompere la cultura degli individui che l’atomo”. Lorenzin plana sul concreto: “Nel dibattito in Parlamento sulla legge che ha introdotto la vaccinazione obbligatoria abbiamo ascoltato le stesse argomentazioni di grillini e Lega. E le abbiamo risentite in talk show nei quali i venditori di cianfrusaglie sono stati messi alla pari di premi Nobel. E’ un problema di cultura e ignoranza. Anche per questo alle elezioni sarò candidata contro l’Italia no vax e i suoi sostenitori politici”.

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    15 Dicembre 2017 - 20:08

    Al netto di tutte le debolezze politiche e decisionali la Lorenzin è dotata di entusiasmo, ottimismo e buona volontà, il che non è poco per la classe dirigente italiana, mi auguro e credo che possa migliorare la sua capacità politica a beneficio della sanitài taliana.

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  • Giovanni Attinà

    15 Dicembre 2017 - 18:06

    La Lorenzin difende il suo settore, ma non mi pare che la sanità in Italia sia 2òl'eccellenza" che ci viene predicata. Basta guardare le liste d'attesa delle visite specialistiche o degli interventi chirurgici. Anche nell'esaltata Lombardia!

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  • Beresina

    Beresina

    15 Dicembre 2017 - 18:06

    tutto bene, tutto giusto. Però perché si continua a presentare l'Italia come l'unico paese in cui si criticano i vaccini? E la Francia allora? E poi molti sono contro non tanto contro i vaccini, ma contro l'obbligo legale, obbligo che non esiste in molti paesi, come la Svezia, che certamente non sono "arretrati", secondo la vulgata comune. Personalmente capisco la necessità dell'obbligo legale, però posso capire la posizione contraria, che non è necessariamente novax.

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