(foto Ansa)

roma capoccia

Tutti al Circo massimo, ma per confessarsi

Simone Canettieri

Attesi un milione di giovani durante la giornata del Giubileo dedicata a questo sacramento. Dal rock alla preghiera

Sarà un concerto del tutto nuovo e dunque unico: un milione di ragazzi, tanti sono attesi, pronti a confessarsi sul prato del Circo Massimo in tutte le lingue del globo terracqueo. Peccati da tutto il mondo in cerca di sollievo, anime spinte verso la rinascita dopo l’espiazione. Un “evento” di massa da non perdere e a cui magari partecipare con convinzione. O anche in veste di osservatori di un rito sacro. C’è già una data di massima: agosto 2025. Ovviamente per il Giubileo. L’area è stata decisa ieri l’altro al termine della tredicesima cabina di regia sull’Anno santo che si è svolta a Palazzo Chigi. Presenti, fra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nonché padrone di casa, il sindaco Roberto Gualtieri, il governatore del Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione della Santa Sede monsignor Rino Fisichella e il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio (più una pioggia di ministri: a partire da Daniela Santanchè, visto che il Giubileo sarà anche una sfida per la ricettività). 
Martedì si è parlato, per la prima volta in maniera dettagliata dal punto di vista logistico, dell’accoglienza. Dove li mettiamo fisicamente tutti i fedeli in arrivo nella città eterna? Come comportarsi con la marea umana di pellegrini che piomberanno a Roma? 

 

Tra gli appuntamenti più popolosi ci sarà di sicuro il Giubileo dei giovani. Il concerto musicale dovrebbe celebrarsi la sera nell’area di Tor Vergata (con le Vele di Calatrava pronte a ospitare, una volta operative, il quartier generale dove sarà gestita l’accoglienza). E il giorno dopo, siamo sempre nell’agosto del 2025, ecco l’adunata dedicata al sacramento della confessione per i ragazzi. Tutti al Circo Massimo, dunque. Il luogo della festa romana, che diventa italiana, per eccellenza. Concerti, grandi manifestazioni, raduni politici e sindacali, scudetti cittadini (che mancano da un bel po’) e mondiali (idem come sopra). Se quel prato potesse parlare per quante ne ha viste, e senza scomodare le antiche bighe.

 

Basta chiudere gli occhi e in un attimo si intrecciano le istantanee più recenti. Da Lady Gaga a Cofferati con il popolo della Cgil nel 2002. Ma anche le donne in ricordo per Giulia Cecchettin, le sparate circensi di Beppe Grillo, la sfilata di Sabrina Ferilli per l’apoteosi giallorossa dello scudetto, i Rolling Stones, dieci anni fa, Vasco Rossi. Una collezione lunghissima di “io c’ero” oppure “avrei dovuto esserci”.  Il Circo Massimo, così unico e denso di storia, è diventato negli anni ma anche nei decenni l’unità di misura del successo di qualsiasi palco. Tuttavia la nuova sfida, quella di ospitare peccatori e confessori, appare inedita, affascinante e spericolata. Come certe vite che si vedono nei film. 

Di più su questi argomenti:
  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.