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A cosa può portare l'inchiesta del Vaticano sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?

A chiedere l’apertura di un’indagine era stata la famiglia, che solo poche settimane fa aveva indicato una tomba del Cimitero teutonico come possibile sepolcro

11 Aprile 2019 alle 10:06

A cosa può portare l'inchiesta del Vaticano sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?

foto LaPresse

"Dopo 35 anni il Vaticano finalmente indaga ufficialmente sulla scomparsa di mia sorella. Speriamo che sia arrivato finalmente il momento per giungere alla verità e dare giustizia a Emanuela”. Pietro Orlandi annuncia che la Segreteria di stato della Santa Sede ha ordinato un’inchiesta interna per tentare di far luce sulla scomparsa di sua sorella, avvenuta nel giugno del 1983. A chiedere l’apertura di un’indagine era stata (più volte) la famiglia, che solo poche settimane fa aveva indicato una tomba del Cimitero teutonico come possibile sepolcro di Emanuela Orlandi. A insospettire, in particolare, vi è il fatto che da anni fiori freschi siano posati sulla tomba e che una lettera recapitata diversi mesi fa indichi proprio quello come il luogo di sepoltura: “Cercate dove indica l’angelo”. Sembra la trama di un romanzo di Dan Brown, invece è la realtà.

 

Va detto che in più di trent’anni di mistero sono state diverse le segnalazioni, da chi indicava la ragazza viva e ricoverata a Londra, a chi fin dall’inizio parlò di una fine terribile. Il tutto condito da telefonate anonime, lettere cifrate, depistaggi e documenti falsi infilati nelle tasche di qualche giornalista. L’anno scorso la speranza di fare luce sul caso si ebbe allorché sotto al pavimento della nunziatura italiana furono ritrovati due scheletri. All’inizio si disse che erano di due donne –  e i giornali titolarono sul “mistero Orlandi” –  poi i riscontri scientifici stabilirono che si trattava di resti dei primi secoli dopo Cristo. Appartenenti a due uomini.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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