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Pd 2018: fuga da Palazzo Senatorio. Titoli di coda

Tutti scappano dal disastro capitale che viene gettato sulle spalle (strette) di Casu: Nobili alla Camera, Di Biase in regione

13 Gennaio 2018 alle 06:15

Pd 2018: fuga da Palazzo Senatorio. Titoli di coda

Michela Di Biase (foto LaPresse)

Roma. Se Roma è in decadenza, il Pd romano non se la passa meglio. Sarà per questo che dagli scranni democratici dell’Assemblea capitolina (e pure tra i dirigenti romani), complici le imminenti elezioni politiche e regionali, sono in tanti a voler fuggire. Direzione la Pisana (sede del consiglio regionale) o, ancora meglio, Montecitorio. Un sogno. Destinato probabilmente a rimanere tale per molti.

  

Le liste dei candidati per le regionali, stilate dalle diverse direzioni provinciale, sarebbero dovute giungere entro martedì al segretario regionale Fabio Melilli per permettergli di convocare la direzione regionale e dare la definitiva ufficialità a tutte le candidature pochi giorni dopo. Proprio Melilli, però, spiega al Foglio: “Ci sono alcuni ritardi, in particolare a Roma. Ma fra sabato e domenica dovrebbero arrivare le liste e io potrò fissare la direzione regionale tra il 16 e il 17 gennaio”.

 

Tra i consiglieri capitolini almeno quattro hanno preso in considerazione la possibilità di fare i bagagli da palazzo Senatorio. Giulio Pelonzi, vicesegretario romano oltre che consigliere, già aveva tentato la strada della Regione alle elezioni del 2013 e, forse memore di quella sconfitta, pare aver rinunciato quasi subito. Stesso discorso che vale per Orlando Corsetti, l’ex presidente del I municipio pare abbia pensato per qualche giorno di affrontare la nuova sfida, ma di non averci mai creduto fino in fondo. Discorso diverso per Valeria Baglio, che questa estate ha sfidato, perdendo, Andrea Casu per la segreteria romana. Lei ha riflettuto un po’ di più dei suoi colleghi. Per entrare in regione però, servono oltre diecimila preferenze, ben 7 mila in più di quella che Baglio prese alle comunali del 2016. E così anche lei pare aver rinunciato. L’unica di cui invece sembra ormai certa la candidatura per la Regione è Michela Di Biase, attuale capogruppo in Campidoglio e moglie del ministro Dario Franceschini. “E’ la sola ad avere le preferenze per entrare in Consiglio regionale”, dicono dagli ambienti del partito. Ma a Di Biase certo non basterebbero le 5 mila preferenze prese alle comunali del 2016 per entrare in regione. Per questo, per farcela, sarà candidata in tandem con l’attuale capogruppo Pd regionale, Massimiliano Valeriani, zingarettiano che nel 2013 di preferenze ne prese più di 18 mila.

 

Attivissimo allo scopo di mollare il disastro di Roma e approdare a Montecitorio, alla Camera, è Luciano Nobili che nelle sue conversazioni private confessa: “Sono amico sia di Renzi sia di Gentiloni. Quando mi ricapita?”. Per lui è pronto un posto nel proporzionale. Tutti in fuga. Uno che a una canidatura in regione deve averci pensato eccome, è poi il segretario romano Andrea Casu, ma Melilli lo esclude categoricamente: “E’ stato eletto da pochi mesi e con tutte le cose che ci sono da fare a Roma il lavoro non gli manca”. Eppure Casu avrebbe avuto tutto il diritto di sperarci. D’altronde, tra le candidature già annunciate per la Regione, ci sono quasi tutti i segretati provinciali: a Viterbo Andrea Egidi, a Latina Salvatore La Penna e a Frosinone Simone Costanzo. “Sono giovani, ma hanno dieci anni di segreteria alle spalle”, sottolinea Melilli. La candidatura di Casu, comunque, avrebbe fatto inferocire avversari e amici dello scorso congresso: “Si è candidato proprio promettendo che avrebbe rivestito unicamente il ruolo di segretario”, ricordano in diversi.

 

Sempre dal Campidoglio, ma quello a guida Marino, arriverà anche l’ex assessore al Commercio, Marta Leonori. Ci sarà poi la già sindaca di Valmontone, Eleonora Mattia. Mentre tra gli attuali consiglieri regionali, si ricandideranno anche Eugenio Patanè, Rodlfo Lena, Simone Lupi, Marco Vincenzi e l’attuale assessore all’Ambiente della Regione, Mauro Buschini, che sarà capolista a Frosinone.

 

C’è poi un gruppetto di deputati uscenti che cercheranno di traslocare da Montecitorio alla Pisana. Si tratta di Emilano Minnucci, ex sindaco di Anguillara, Marietta Tidei e Andrea Ferro. A scatenare le polemiche (sollevate specialmente dal M5s), però, non sono le liste Pd, ma quella centrista che appoggerà Zingaretti. All’interno saranno candidati il fratello del ministro Beatrice Lorenzin, Lorenzo, (“ora capiamo l’uscita dal commissariamento uscita con postadatazione al 2019”, dice maligna Roberta Lombardi) e l’ex avversario forzista alla Provincia proprio di Zingaretti Alfredo Antoniozzi (in passato anche coordinatore regionale di FI e assessore con Alemanno). Tutto questo potrebbe allontanare Liberi e Uguali che ancora non ha sciolto le riserve sul suo appoggio all’attuale presidente (Mdp vorrebbe, Sinistra italiana e Possibile no).

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