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A che punto è il referendum sull'Atac

“Raggi doppia turista per caso, come dice Calenda. Sui trasporti inganna i romani”. Parla Magi

30 Novembre 2017 alle 14:54

A che punto è il referendum sull'Atac

Foto LaPresse

Roma. Il via libera è arrivato: in primavera si terrà il referendum su Atac, promosso da Radicali Italiani con il titolo “Mobilitiamo Roma” – consultazione per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico nella capitale. Ma il referendum su Atac è anche potenziale argomento di dibattito al cosiddetto “Tavolo per Roma”, iniziativa di confronto Comune-Regione-Mise avviata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e arenatasi per divergenze di metodo e sostanza: Calenda dice che Raggi, da lui definita “turista per caso”, non ha portato sufficienti idee, Raggi risponde che è il Mise a non averle “ritenute degne di interesse”.

 

Ma che cosa ne pensa il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, che ha definito il piano Calenda “l’unico tentativo di piano strategico organico per il rilancio della capitale”?

Dico che Raggi è doppiamente turista per caso e che sta ingannando i romani: spaccia una procedura di fallimento per una tappa di rilancio del servizio pubblico. Se anche un tribunale dovesse accettare lo schema del concordato preventivo, vorrà dire che la maggioranza delle risorse pubbliche andranno a colmare il debito pregresso. Atac è una zavorra, un buco nero. E il ministro Calenda ha fatto scacco matto al sindaco. Anzi: Raggi avrebbe dovuto per prima aprire un tavolo su Roma, per affrontare i nodi irrisolti con un lavoro istruttorio serio e inter-istituzionale. Non soltanto non lo ha fatto, ma si è pure tirata indietro, dimostrandosi non all’altezza del suo ruolo.

 

Radicali Italiani si sta impegnando sul piano nazionale con la lista “+ Europa”. Il referendum su Atac può riaprire in prospettiva extra-romana la questione “liberalizzazioni”?

Sì, perché è un referendum che rimanda a riforme strutturali più volte rimandate. E può essere un’occasione per fare una vera opposizione ai Cinque stelle, a Roma e fuori.

 

Quale sarà il punto di partenza della campagna elettorale referendaria?

La maggior parte dei cittadini romani già conosce purtroppo la situazione di Atac, vivendola sulla propria pelle. E vorrei dire a chi non prende l’autobus: prendetelo per un giorno, rendetevi conto di che cosa succede a dispetto delle promesse del sindaco. Bisogna spiegare che non c’è possibilità che l’azienda si risani o che il servizio migliori. Quanto all’opposizione al referendum già riscontrata in area Mdp – contrarissimo si è mostrato Alfredo D’Attorre – vorrei dire a Pierluigi Bersani, uno dei padri delle liberalizzazioni, di spiegare ai suoi il senso della messa a gara del trasporto locale, visto che quest’estate, intervistato da Radio Radicale, definiva il referendum su Atac “passo avanti culturale”.

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