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Intervista

Roghi e degrado a Roma. "Il progetto comunale è vago", dicono i comitati di quartiere

Secondo il presidente del Comitato di Quartiere di Morena esiste un rapporto diretto tra incendi e campi nomadi

12 Agosto 2017 alle 06:21

Roghi e degrado. "Il progetto comunale è vago", dicono i comitati di quartiere

Un mercato abusivo rom davanti alla moschea di Roma (foto LaPresse)

Roma. “In sei giorni ci sono stati cinque incendi di rifiuti e moduli abitativi, con relativi interventi dei Vigili del Fuoco. Non è un caso: è una vera e propria sfida allo stato”, dice Enzo Richetti, presidente del Comitato di Quartiere di Morena, e promotore di una lettera alla commissione d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.

 

Esiste una “terra dei fuochi romana”, spiega Richetti. “E il fenomeno dei roghi è solo l’ultima attività di una catena di crimini come, ad esempio furti, rapine, rovistaggio, reperimento abusivo di materiale di risulta o di rifiuti speciali. E’ innegabile che i Campi rom godono di fatto, di una sorta di extra territorialità dovuta all’assenza totale delle istituzioni”.

 

Ma c’è un rapporto diretto tra incendi e campi nomadi? “Sì, perché i roghi sono il frutto di una attività criminale che serve innanzitutto a ripulire rifiuti speciali provenienti da furti, da ritiro abusivo presso abitazioni o aziende, da rovistaggio nei cassonetti stradali. E c’è una lotta interna per il controllo e la gestione mafiosa dei campi che, ad esempio, porta ad incendiare i moduli abitativi e camper di residenti non graditi o da intimorire. Un video di qualche anno fa mostrava che nei campi i giovani vengono addestrati all’uso delle armi”.

 

Richetti ricorda che “i roghi non sono un problema solo di Roma ma di molte città italiane: da Bari a Torino, Milano passando per Napoli”. Ma il problema di Morena e Ciampino è essenzialmente il campo Rom della Barbuta. “Che nasce intorno al 1992, con l’amministrazione Rutelli. All’inizio era un accampamento provvisorio, poi ha continuato a crescere, fino alla costruzione dell’attuale villaggio durante l’amministrazione Alemanno”.

 

L’Amministrazione Raggi parla ora di sgomberare i campi. “Un processo piuttosto vago, se riferito all’intero quadro romano. Ma è l’unica via per eliminare la vergogna di queste realtà segreganti e razziste. Dall’amministrazione comunale, per la parte che le compete, pretendiamo la massima chiarezza su tempi, modi e certezza di sostenibilità economica di questo progetto. Ma bisogna che sia coinvolto anche lo stato, perché ci sono necessarie risorse economiche, mezzi e personale”. Per adesso è tutto abbastanza in aria, e fondi non sembrano essercene.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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