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Il vero volto di Sant'Ambrogio

La medicina legale conferma: il santo vescovo era proprio come nel ritratto. Non è una notizia banale

5 Ottobre 2018 alle 06:08

Il vero volto di Sant'Ambrogio

Foto Wikimedia

San Vittore in Ciel d’Oro è uno splendido sacello paleocristiano ora inglobato nella basilica di Sant’Ambrogio, che non tutti i milanesi vanno a guardare. Ma dovrebbero, perché c’è un mosaico che raffigura un uomo in abiti da dignitario, bruttino, le orecchie a sventola e gli occhi irregolari incastonati in un volto triangolare. E’ Aurelio Ambrogio da Treviri, Germania (the same birthplace of Karl Marx, secoli dopo). Insomma sant’Ambrogio, funzionario imperiale di ottima famiglia patrizia, uomo d’azione e di governo, ma anche letterato e splendido poeta e rètore (allora si usava così) che nel 374 dopo Cristo il popolo di Milano scelse a forza ed elesse vescovo della città allora imperiale. Era governatore delle provincie del nord Italia, figlio del prefetto romano della Gallia e avrebbe lasciato un solco profondissimo nella chiesa e nella città ancora oggi detta ambrosiana. Ma anche in tutta la chiesa occidentale: è una delle personalità fondamentali della sua storia bimillenaria.

  

Tutti quanti hanno sempre saputo che quel mosaico antichissimo, che raffigura un uomo spigoloso, è con molta probabilità un ritratto fedele di Aurelio Ambrogio, non sottoposto ad alcuna trasfigurazione agiografica. Del resto, è ormai noto che anche il ritratto di Francesco di Cimabue, o l’iconografia di san Paolo (bruttino pure lui) con una voglia sull’ampia fronte stempiata, sono raffigurazioni attendibili degli originali. Ora però, con i mezzi della scienza e con quella mania documentale che contraddistingue la nostra epoca, di quell’Ambrogio con la barbetta e gli occhi storti abbiamo la certezza che somigli al vero. Si è da poco conclusa, infatti, una ricognizione scientifica effettuata sui corpi del santo vescovo e dei santi Gervaso e Protasio, che con lui riposano da secoli nella cripta sotto l’altare della basilica di Milano. Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale e direttrice del Centro Labanof dell’Università statale di Milano, ha infatti coordinato una campagna di studi multidisciplinare durata mesi, di cui ha anticipato i risultati, mentre altre ricerche sono ancora in corso a opera dell’Università statale e dell’Istituto ortopedico Galeazzi. Il team di Cristina Cattaneo ha esaminato il corpo di un uomo alto un metro e sessanta, acciaccato, ma che al momento della morte risultava ben alimentato, ben curato. Del resto, era un esponente delle élite. Nelle sue lettere, Ambrogio lamentava un antico dolore alla spalla destra. E l’indagine sui suoi resti ha documentato un’antica frattura giovanile alla clavicola. Un incidente grave, forse una bruta caduta da cavallo. Del resto, era un nobile e un funzionario imperiale, non si spostava col cavallo di san Francesco. Anche l’asimmetria degli occhi, ripresa nel mosaico, è un dato reale ed è forse dovuta anche essa al trauma della caduta. Di Gervaso e Protasio la scienza oggi autorizza a ritenere (come asserito dalla tradizione) che fossero fratelli. Erano giovani, il primo subì il martirio a frustate, il secondo fu decapitato.

  

L’attuale successore di Ambrogio, l’arcivescovo Mario Delpini, presenterà i risultati degli studi effettuati in un convegno il prossimo 30 novembre, giorno del battesimo di Ambrogio. Ma già qualche giorno fa, anticipando gli esiti, Delpini ha spiegato il loro senso, ha parlato della positiva alleanza tra scienza e comunità cristiana. Ma, soprattutto, ha ribadito che “la cura e la devozione che si esprime per i santi anche venerando le loro reliquie aiuta i cristiani a non dimenticare mai che il cristianesimo è una fede costruita sull’incarnazione del Verbo di Dio in Gesù di Nazareth: la dimensione storica per il cristianesimo è irrinunciabile”. E non può non tornare in mente il 26 giugno 1968, quando Paolo VI annunciò solennemente il ritrovamento delle spoglie di san Pietro sotto l’Altare della Confessione. Anche allora la chiesa viveva momenti tribolati e la questione della tomba di Pietro, segno del primato petrino, era tema di scontro da secoli. Sul corpo di Ambrogio, nessuno ha mai avuto dubbi. Ma la conferma che Aurelio Ambrogio fu proprio quell’uomo lì, che è vissuto qui e ha segnato la storia della sua chiesa e anche della sua città porta con sé un valore e, come dire, dona serenità per il futuro: quel che ha vissuto e insegnato, non erano balle.

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Commenti all'articolo

  • Carlo A. Rossi

    05 Ottobre 2018 - 10:10

    Carissimo Sig. Crippa, quando scrive pezzi come questo, mi riconcilio con Lei e con il Foglio. Mi perdonerà se io sono più affezionato ad un Santo che riposa poco distante, a San Pietro in Ciel d'Oro: chi sa se un giorno potremmo mai sapere un giorno quale fosse l'aspetto di Aurelio Agostino...la questione mi interessa davvero, dopo tanto leggere, quanto vorrei dare un viso a quel sublime pensatore.

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