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I nuovi reazionari

Elitisti, maniaci e gerarchici. I nostalgici del vinile vanno di gran moda

6 Giugno 2019 alle 06:00

I nuovi reazionari

(Foto Pixabay)

Riappaiono i reazionari, dunque. Sotto forma di vinilomani, i maniaci del vinile, coloro che durante il crollo del cd hanno alimentato il nuovo boom di 45 e 33 giri: in pochi anni il numero dei pezzi venduti è cresciuto del 1000%. Un teorico della revanche analogica è Antonio Saluzzi, autore di “Vinile. Istruzioni per l’uso” (Quinto Quarto Edizioni), libro di carta che fa venire voglia di ributtarsi sul disco in PVC. “Il vinile è più bello e, soprattutto, pretende attenzione quando lo ascolti”. Questo virgolettato sarebbe piaciuto a Cristina Campo, che paragonò l’attenzione alla preghiera. “Il vinile ci ha fatto riscoprire il piacere di un ascolto di qualità”. E questo mi sembra adatto a Jean Clair, che contrappose la qualità della vera cultura alla quantità del culturale (beni culturali, attività culturali...). Il vinile è un supporto per elitisti, istituisce nuove gerarchie. Saluzzi fa notare che l’ascolto low-fi dissolve “l’ascolto di serie A. Troppo spesso l’ascolto di musica si è ridotto a un video su Youtube ascoltato dalle casse del computer”. Riappaiono i reazionari e io chiedo perdono per la mia diserzione (frettoloso e superficiale come un qualsiasi moderno non imito Saluzzi e nemmeno Maurizio Crippa che su queste pagine ha decantato il Technics 1200: ascolto Gorecki e Brad Mehldau dalle casse del computer, che vergogna).

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