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Cari nostalgici delle sale cinematografiche, "Roma" va visto subito su Netflix

Da venerdì potete godervi il capolavoro di Alfonso Cuarón in tv o su tablet. E tranquilli, vi piacerà. D'altra parte anche i primi dischi a 78 giri ebbero i loro nemici

14 Dicembre 2018 alle 16:22

Cari nostalgici delle sale cinematografiche, "Roma" va visto subito su Netflix

"Roma", di Alfonso Cuarón

Succede che da venerdì su Netflix si può vedere – nello splendore dello schermo che preferite, computer o televisore gigante o tablet – il film che ha vinto il Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2018. Per togliere subito la parola a chi dice “va visto al cinema per godersi i dettagli” abbiamo rivisto “Roma” sull’iPad, e abbiamo goduto tutti i dettagli che Alfonso Cuarón ha inquadrato, perfino la gocciolina d’acqua che scendeva dalle calze di lana appese al filo.

 

Anche i primi dischi a 78 giri ebbero i loro nemici, gente che sosteneva “la musica non è musica se non dal vivo, nella sala da concerto o con il quartetto in salotto (deve essere stato un magnifico sollievo non dover più ascoltare la romanza cantata in casa dalla cugina, e poter ascoltare i professionisti senza spendere una fortuna). Ora siamo tutti con gli auricolari nelle orecchie, a parte chi si compra i vinili per nostalgia, e la musica non sembra averne risentito granché.

 

Finirà così anche con il cinema, quando i rancori si placheranno, e con i rancori spariranno le scelte autolesioniste e le dichiarazioni di principio. Da ieri “Roma” di Alfonso Cuarón sta su Netflix, a una cifra modica e con la possibilità di provare gratis la piattaforma streaming per un mese. Qualche giorno fa il film era uscito in poche e coraggiose sale – a Milano il Beltrade e il Mexico, senza pubblicità o quasi. Coraggiose perché vanno contro la politica degli esercenti e dei distributori italiani, nonché del decreto firmato dal ministro Alberto Bonisoli, che protegge da ogni concorrenza lo sfruttamento in sala.

 

E dunque: un film premiato con il Leone d’oro sta a qualche click di distanza, e per una volta (per la seconda in verità, dopo “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro) non appartiene al genere che punisce o respinge o annoia gli spettatori. Anzi, è un film incantevole: il regista racconta la sua infanzia nel quartiere di Città del Messico che appunto si chiama “Roma”. E quel che a raccontarlo potrebbe sembrare un film neorealista sullo schermo diventa epica, a partire dall’acqua saponata per lavare il pavimento. Con una bella variazione sul tema servi e padroni: i britannici dicono upstairs/downstairs, su e giù dalle scale; nel centro America basta un cortile per arrivare dalla cameriera e dalla cuoca.

 

Un film bellissimo sta su Netflix, cosa dovrebbe fare lo spettatore innamorato del cinema? Astenersi e andare a vedere i titoli mediocri in esclusiva nelle sale? Soffrire in silenzio? Sperare che il fulmine incenerisca le piattaforme streaming per sempre, evitando le tentazioni? E quando “Roma” vincerà Oscar e Golden Globe? Facendo i conti della serva: “Roma” è in bianco e nero, parlato in spagnolo e mixteco, quindi arduo da doppiare. Nessuno crederà mai che i cinema italiani se lo siano litigati come un film di Checco Zalone.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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