Quest'anno Venezia promette bene e i film noiosi sono ben neutralizzati

Mariarosa Mancuso

Presentata la nuova edizione della mostra del cinema

"Non siamo in gara con Cannes, sono i film a scegliere i festival e non il contrario”. Il direttore Alberto Barbera getta il sasso, durante la conferenza stampa, e anche un po’ ritira la mano aggiungendo che poi i film vanno visti e giudicati a uno a uno. Ma i tempi di produzione e le date di uscita contano, e conta anche – parlando di Cannes – la politica di accoglienza o di respingimento verso i titoli che non escono in sala ma direttamente su Netflix. Il trionfo di “Roma” e di Alfonso Cuarón agli Oscar è una medaglia (uno smacco, visto dalla controparte) ancora ben presente nella memoria: da qui si riparte per una nuova edizione – sulla carta molto promettente, a parte i soliti noiosi che pure ci sono, ma ben neutralizzati – della Mostra che inizierà il 28 agosto.

 

Cominciamo dal concorso, che ha titoli ghiotti, e ospita una manciata di registi che a Cannes verrebbero additati come “i soliti noti” (invitati anno dopo anno e spesso premiati) accanto a opere prime. Apre la lista dei campioni “Joker” di Todd Phillips, il regista di “Una notte da leoni” e “Parto con il folle”, estraneo finora al culto cinefilo. Siamo nel mondo di Batman, versione “Dark Knight”: Christopher Nolan aveva scelto Heath Ledger come malefico antagonista dal ghigno spaventoso. Joaquin Phoenix riprende il personaggio, e a giudicare dal trailer regge splendidamente il confronto.

 

Altro pezzo da novanta è “Ad Astra” di James Gray, ormai lontano dalla Little Odessa dei suoi primi film. Brad Pitt è un astronauta in viaggio verso Nettuno, alla ricerca del padre (Tommy Lee Jones) scomparso 20 anni prima. Fantascienza, che esplora lo spazio profondo dentro di noi e i legami familiari. Olivier Assayas, anche lui tra le presenze ricorrenti, porta “Wasp Network”: gli agenti cubani infiltrati negli Stati Uniti per sventare azioni contro Fidel Castro. La polemica è garantita con Roman Polanski e il suo film sull’affaire Dreyfus, titolo “J’accuse” (silenziatore alle sciocchezze, please).

 

Marriage Story” di Noah Baumbach, con Scarlett Johansson, è uno dei tre titoli Netflix. L’International Union of Cinemas, associazione dei distributori europei, ha già protestato: i film che non escono in sala escludono una fetta di pubblico, commettendo un’ingiustizia. A parte il fatto che l’abbonamento mensile a Netflix costa meno di un solo biglietto del cinema, ci si chiede invece quanti spettatori non riescano a vedere certi film, ora che le sale cinematografiche sono sempre meno (e meno diffuse, non tutti hanno voglia di spingersi nei multisala fuori città). Quanti cinema, per esempio, faranno a botte per mettere in cartellone “The Laundromat” di Steven Soderbergh, sullo scandalo dei “Panama Papers”? O il film di Costa-Gavras “Adults in the Room”, i colloqui di Yanis Varoufakis con l’Europa sul debito greco? Terzo titolo Netflix, fuori concorso: “The King” di David Michod, con Timothée Chalamet che fa Enrico V.

 

Tre i registi italiani in gara: Mario Martone con “Il sindaco del Rione Sanità”, Franco Maresco con “La mafia non è più quella di una volta”, Pietro Marcello con “Martin Eden”, Jack London trasportato nella Napoli del Novecento (questo lo temiamo assai). Francesca Archibugi (“Vivere”) e Gabriele Salvatores (“Tutto il mio folle amore”) sono fuori concorso. “The New Pope” targato Sorrentino e “Zerozerozero” (Sollima/Saviano) sono le serie tv prescelte. Film d’apertura: “La verité” di Hirokazu Kore-Eda, Palma d’oro a Cannes nel 2018. Bravissimo regista giapponese in trasferta parigina, con mamma Catherine Deneuve e figlia Juliette Binoche.

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