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Così i giovani italiani tradiscono la cucina italiana

Sì agli insetti fritti, no alla lingua cotta: il patriottismo tra i fornelli ormai è morto

5 Dicembre 2018 alle 06:03

Così i giovani italiani tradiscono la cucina italiana

La lingua bollita no, il bruco fritto sì? La tavola è l’ultima ridotta del patriottismo ma è solo questione di tempo, di ricambio generazionale, e poi cucina regionale italiana ciao. Un’indagine Doxa piuttosto credibile rivela che oltre il 40 per cento degli italiani considera gli insetti un cibo del futuro e fra i giovani la percentuale ovviamente sale. Sono più o meno gli stessi giovani che storcerebbero il naso davanti alle cervella alla napoletana o alla lingua del bollito misto di tradizione padana, e sverrebbero davanti agli uccellini alla friulana o alle testine di agnello al forno già tipiche dell’Appennino centro-meridionale. Io non ho nulla contro l’entomofagia, San Giovanni Battista si cibava di locuste e uno degli animali più buoni che abbia mai mangiato è l’impressionante cicala greca. Ho tutto contro il ripudio della nostra civiltà alimentare, contro il conformismo di chi si adegua alle gastronomie africane e asiatiche perché sostenute dall’avanzata demografica ed economica, quindi culturale, dei rispettivi continenti. Senza economia e senza demografia una cultura diventa archeologia, senza carrello dei bolliti la Val Padana è solo un’espressione geografica: dunque domenica tutti a pranzo da Cocchi (Parma), Canossa (Reggio Emilia), Arnaldo (Rubiera), Damedeo (Modena), Carracci (Bologna), La Colonna (Rottofreno), Locanda Castelvecchio (Verona)...

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    10 Dicembre 2018 - 18:06

    Arnaldo per chi non c'e' mai stato puo' essere un nome poco evocativo. Ci vorrebbe il nome completo: Clinica Gastronomica Arnaldo Nel 2010 non era stellato, ma si godeva comunque. come in tanti altri posti della zona magari spersi per le campagne dove anche il navigatore faticava a portarmi.

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  • giantrombetta

    05 Dicembre 2018 - 09:09

    Caro Camillo, ricordo sempre con piacere e gratitudine l’ospitalita’ e l’amicizia di Cocchi, tempio d’eccelleza Gastronomica. Ma per iil magnifico piatto dei bolliti ricordo pure le frequentazioni al Leon d’oro, che spero esista ancora e continui ad onorare la qualità.

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