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L'Opzione Mercato Centrale

Essendo impossibile risanare interi quartieri si piantino cento piccole oasi enogastronomiche a fianco dei binari, come vivai e vetrine del meglio d’Italia

28 Aprile 2018 alle 06:06

L'Opzione Mercato Centrale

Il Mercato Centrale nella stazione di Roma Termini. Foto LaPresse

Oltre all’Opzione Benedetto si prenda in considerazione l’Opzione Mercato Centrale. Nel primo caso si tratta di oasi di cristianesimo nel deserto dell’apostasia occidentale. Nel secondo si tratta di un’oasi di civiltà enogastronomica nell’abominio della desolazione esquilina, da tramutare in format. Il Mercato Centrale è incastonato nella Stazione Termini, lato via Giolitti: diciannove botteghe del gusto ossia appetitosi bistrot allineati sotto le magnifiche volte di mattoni disegnate dall’architetto Mazzoni negli anni Trenta. Gioia per gli occhi e per il palato, riposo per i sensi scossi dal circostante quartiere, incontrastato dominio del brutto e del cattivo.

Al piano superiore c’è la perla costituita dal ristorante di Oliver Glowig, il più romano dei grandi cuochi operanti oggi a Roma perché non conta il cognome, conta la carta, e qui si trovano lumache, animelle, code di bue, ingredienti di tradizione Testaccio-San Giovanni non tradizionalmente cucinati e dunque mai così prelibati. Perfino il vino è al contempo buono e laziale (un ossimoro, di solito) e alludo al Roscetto della famiglia Cotarella. Ogni città italiana ha una stazione e un Esquilino intorno, ogni città italiana prenda in considerazione l’Opzione Mercato Centrale: essendo impossibile risanare interi quartieri si piantino cento piccole oasi enogastronomiche a fianco dei binari, come vivai e vetrine del meglio d’Italia.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    28 Aprile 2018 - 18:06

    Da romano (mio malgrado, dato il livello di inciviltà cui ormai Roma è giunta), sinceramente ci ho fatto un salto un paio di volte e mi è sembrato una via di mezzo tra un posto caotico e la solita roba pseudotradizionale per acchiappare turisti stranieri. Molto meglio la trattoria Dell'Omo in via Vicenza, a due passi dalla stazione: una delle ultime trattorie autenticamente romane gestite da una famiglia, dove si mangia benissimo. Se poi i quartieri circostanti la stazione in origine (fine Ottocento) erano di lusso o almeno signorili e oggi sono ridotti a uno scempio, ci si chieda il perché (avviso: non è tutta colpa degli immigrati, il degrado era preesistente).

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