Tutto quello che non leggerete sul caso Weinstein

Che Dio, al termine di questo linciaggio, perdoni le nostre omissioni

Tutto quello che non leggerete sul caso Weinstein

Harvey Weinstein e sua moglie (foto LaPresse)

Ho letto molto sul caso Weinstein, ma evidentemente non abbastanza. Non ho letto linguisti precisare le accezioni di violenza (una cosa), molestia (un’altra cosa), invito (un’altrissima cosa). Non ho letto esperti di galateo, ammesso esistano ancora, ricordare una grande massima, buona in simili e non simili occasioni: domandare è lecito e rispondere è cortesia. Non ho letto critici letterari dispiacersi per l’eclissi della magnifica poesia di Sylvia Plath che fa: “Ogni donna ama un fascista / lo stivale sulla faccia / e il cuore brutale / di un bruto a te uguale”. Non ho letto critici cinematografici ricordare che Hollywood o è Babilonia o è una versione a pagamento di Rai Fiction. Non ho letto logici segnalare che la credibilità testimoniale di un’attrice è inversamente proporzionale alla sua bravura. Non ho letto preti rimarcare che il matrimonio ha valore soltanto se è nella buona e nella cattiva sorte, e che dunque le mogli in fuga quando comincia a buttare male svelano animo da concubine. Non ho letto criminologi rammentare che un secolo dopo Lombroso essere grossi e grassi non è più una prova. E potrei continuare, ma anch’io, come i succitati signori, ogni tanto penso alla salute. Che Dio, al termine di questo linciaggio, perdoni le nostre omissioni.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    26 Ottobre 2017 - 10:10

    Scusa la volgarita’, caro Camillo, ma ad alcun lettore del Foglio, magari vecchio come me, e’ mai capitato di incontrare dopo molti anni una cara amica e di sentirsi confessare: sai che mi sarebbe piaciuto che mi scopassi? Se me l’avresti chiesto ti avrei risposto di sì, magari dopo qualche civettuola schermaglia. Purtroppo non me l’hai chiesto.

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  • strambo

    16 Ottobre 2017 - 11:11

    Il lupo e l'agnello. Una millenaria lotta. Il lupo confidava nella sua brutale, ma non crudele, forza. L'agnello non poteva confidare nella sua debolezza, ma si prefisse la vendetta. L'astuzia è figlia della debolezza. Si fece astuto. Da principio, fu una grossolana astuzia, ma con il tempo e con l’esperienza la raffinò sempre di più. Adesso, l’astuzia si è fatta così sofisticata, così sottile, così invisibile, una rete trasparente, e i lupi ci finiscono dentro senza neppure accorgersene. Irretiti, impigliati, immobilizzati, sviliti, depotenziati, patetici, sentimentali, in una parola: inciviliti. La civilizzazione è stata, ed è, l’astuzia dell’agnello. Un’astuzia che riesce ad arrivare alle vette, o agli abissi, della più feroce crudeltà. Bisogna aver paura dell’agnello buono, è capace di sbranare vivo chiunque se, per caso e per disgrazia, sfugge alla sua civilissima rete, alla sua civilissima trappola. Questo Weinstein era un lupo cattivo, pochissimo astuto.

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  • toussaint

    13 Ottobre 2017 - 10:10

    ...esatto, s'è sempre saputo... Se non ti va di far carriera a Hollywood, vai a fare l'educatrice alle girls-scout...

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  • GianniM

    12 Ottobre 2017 - 16:04

    In questa vicenda, sorprendentemente lucide le dichiarazioni di Vladimir Luxuria. il (la) quale ha rammentato ad Asia Argento che non ci si fa produrre un film da chi è stato il tuo aguzzino...

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