Foto Lapresse

Editoriali

Primarie e nessun programma definito: per il Pd sarebbe un guaio politico

Redazione

Conte dà le carte (taroccate) a Schlein. Non sarà facile per i dem sottrarsi a questa trappola. Per evitarla dovrebbe elaborare e seguire una propria agenda politica, che manca

  

Giuseppe Conte, che si considera non a torto il principale vincitore del referendum, ha immediatamente proposto che si svolgano primarie di coalizione, aperte ai cittadini, nel cosiddetto campo largo, in evidente competizione con la segretaria del Pd. Si tratta di una mossa tattica di scarso rilievo nell’immediato, ma che ha il senso di un tentativo di dettare l’agenda del centrosinistra, imponendola al Pd. “Dobbiamo consentire ai cittadini”, ha detto, “di poter partecipare e contribuire a elaborare un progetto dove loro sono protagonisti”. L’idea è sostituire all’elaborazione di un programma di governo concordato, che richiederebbe il superamento delle differenze notevoli soprattutto in politica estere (sul sostegno all’Ucraina si vedono distanze considerevoli) una serie di slogan di mobilitazione, senza preoccupazioni di coerenza e di effettiva unità della coalizione. Anche Elly Schlein è tra i vincitori, ma Conte punta a mettere in ombra il suo contributo, a presentarsi come “più competitivo a rappresentare il programma” (che ancora non c’è) e vero antagonista del centrodestra.

 

Non sarà facile per il Pd sottrarsi a questa trappola, perché per evitarla dovrebbe elaborare e seguire una propria agenda politica, che manca. Si è già visto, per esempio sulla questione della lotta contro l’antisemitismo, che il Pd è stato indotto da un malinteso spirito unitario a rifiutare un’intesa ampia, come sarebbe naturale attendersi dalla storia e dalle convinzioni di questo partito. Conte non cesserà di esercitare una pressione costante, con l’obiettivo, tra l’altro, di accentuare le tensioni interne al Pd tra chi è disposto a tutto pur di saldare un’alleanza elettorale e chi rivendica la coerenza con le proprie posizioni di partito. Sulle battaglie specifiche, come quella sulla giustizia o sulle altre riforme proposte dal centrodestra, fare l’unità “contro” è abbastanza semplice, ma sul ruolo che l’Italia deve esercitare in Europa e nel mondo, in una situazione così difficile e pericolosa serve una prospettiva credibile. E certo quella non la può dare Conte.

Di più su questi argomenti: