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L'analisi dell'Istituto Cattaneo
Il peso dell'astensionismo a destra nel referendum. Il sud è un caso
Nelle città del mezzogiorno circa circa il 10-30 per cento degli elettori di centrodestra ha votato No e quelli di centrosinistra hanno votato Sì. Ma se tutti i voti in contrasto alla riforma Nordio andassero al campo largo "la maggioranza parlamentare sarebbe comunque risicata"
Gli elettori del centrosinistra si sono mossi compattamente al referendum sulla giustizia. Quelli del centrodestra molto meno. Secondo l'analisi dei flussi di voto dell'Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo, in 30 città esaminate rispetto alle elezioni politiche del 2022 l'astensione fra gli elettori del centrosinistra e del fu terzo polo (Azione-Italia Viva) non è cresciuta. Diversamente, circa il 12-15 per cento degli elettori che nel 2022 avevano votato per il centrodestra in occasione del referendum costituzionale si sono astenuti. Anche se, si legge nell'analisi dell'istituto, questa defezione di voto "non può essere interpretata con certezza come il riflesso di una scelta politicamente motivata". Anzi, secondo l'Istituto, "un astensionismo aggiuntivo di questa entità, in occasione dei referendum rispetto alle elezioni politiche precedenti, è abbastanza fisiologico". Eppure, ipotizzando che il maggiore astensionismo tra gli elettori di centrodestra non sia politicamente motivato, "possiamo dire, che se il tasso di partecipazione al voto referendario dell'elettorato di centrodestra fosse stato pari al tasso di partecipazione dell'elettorato di centrosinistra il Sì avrebbe potuto contare su circa 4 punti percentuali in più", si spiega.
Fra coloro che nel 2022 avevano votato per l’alleanza Azione-Iv c'è stata una maggiore divisione: in circa i due terzi hanno votato Sì, mentre un terzo ha votato No. Nel complesso, però, sia gli elettori di centrosinistra e M5s, sia quelli del centrodestra, è andato a votare seguendo la posizione prevalente nel proprio campo. La quota del “voto divergente” è minima sia da una parte sia dall’altra, con una sola eccezione degna di nota: nelle città del sud una quota variabile tra il 10 e il 30 per cento di elettori del centrodestra ha optato per il No, così come è accaduto a parti invertite per gli elettori del centrosinistra. Su 100 elettori di centrodestra, a Catania metà ha votato Sì, mentre in 25 hanno scelto di astenersi e altri 25 hanno votato contro la riforma Nordio. Ad appoggiarla, nella stessa città siciliana, sono stati 25 elettori di centrodestra, mentre a Siracusa si è arrivati a 26.
"Il voto al Sud sembra insomma avere avuto un carattere meno ideologico o comunque meno legato alla contrapposizione frontale tra gli schieramenti politici", osserva l'Istituto, che però mette in dubbio che si possa interpretare il risultato come un predittore del voto in occasione di future elezioni politiche. "In ogni caso, se il Sì al referendum fosse un buon indicatore del consenso verso la linea politica del governo e il No un indicatore del consenso verso la linea politica delle opposizioni, le elezioni politiche porterebbero con larga probabilità alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non solo ad una maggioranza relativa dei seggi", conclude l'analisi.