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Festa campo largo. Landini conquista piazza Barberini e Schlein sboccia: "Testardamente unitari"
Manifestazione delle opposizioni in centro a Roma per festeggiare la vittoria del no al referendum. "È la vostra vittoria" dice la dem. Conte arriva tardi e non sfila con gli alleati. Fratoianni stappa champagne. Tempo di agende. E nel calderone ci finiscono la guerra, la Palestina, il cambiamento climatico e Trump
Vince il no. Ed è festa campo largo. La riforma della giustizia non si farà: i cittadini italiani hanno bocciato la riforma con un’affluenza record. Subbuglio tra promotori del fronte del "no". Si parla di primarie. Si grida all’alternativa. Schlein e Conte si vedono già a Palazzo Chigi. E per festeggiare il risultato il "federatore" Maurizio Landini, segretario della Cgil, riunisce i partiti a Piazza Barberini.
Dopo quattro conferenze stampa separate, i leader delle opposizioni si ritrovano nel centro di Roma. Qui rivendicano la vittoria. Si iniziano a tracciare le agende del prossimo programma: nel calderone della vittoria del "No" ci finiscono anche la guerra, la pace, la Palestina, le armi, il cambiamento climatico, Trump. Nel privato delle sedi dei partiti sono tutti pronti a correre per la leadership dell’alleanza. "Prima i programmi" dice Conte, dalla sede del Movimento 5 stelle. Nel pubblico della piazza è poi Schlein a ribadire la "promessa" fatta agli elettori: "Continueremo ad essere testardamente unitari".
Nessuno grida alle dimissioni di Meloni, se non i manifestanti. Un misto tra vecchi sindacalisti e giovani socialcomunisti. Conte arriva in ritardo, ma è Elly l’ultima a parlare. La piazza si scioglie dopo il suo intervento. Il serpentone inizia a districarsi passando dalla scalinata di Piazza di Spagna fino a raggiungere Piazza del Popolo. Il leader del Movimento 5 stelle diserta la passeggiata con il corteo. E gli unici a rimanere fino alla fine sono la segretaria dem e Fratoianni. La dimostrazione si conclude con un’ultima ennesima "Bella Ciao". E se il campo largo ha constatato di avere una base da cui partire, il resto continua ad essere ancora tutto da costruire.
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