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Il colloquio

Il “Sì” di Latorre: "Sinistra ipocrita sul referendum. La deriva antidemocratica è quella dell'Anm”

Ruggiero Montenegro

L’ex senatore Pd: "Questa doveva essere la nostra riforma. L'associazione nazionale magistrati dovrebbe essere neutrale, invece ha assunto una soggettività e chiede una investitura popolare. Questo potrebbe incidere sul rapporto tra poteri, non la legge Nordio. Sono colpito dalla deriva di una parte del mondo democratico"

 Il suo è un “Sì assolutamente convinto”, da sinistra. Perché? “Perché questa riforma non tocca la Costituzione, la attua e dà consistenza ordinamentale al principio di terzietà sancito nell’articolo 111 della Carta. Il sorteggio, i due Csm e l’Alta corte sono la logica conseguenza di tutto questo. La legge Nordio rafforza la magistratura e rompe quel processo degenarativo che si è affermato attraverso il sistema delle correnti”, risponde al Foglio Nicola Latorre. Oggi insegna alla Luiss. E’ stato tra i collaboratori più stretti di Massimo D’Alema, senatore e presidente della commissione Difesa con il Pd, passando prima per Pci, Pds e Ds. E spiega: “Si tratta di una tesi che ha caratterizzato il mio personale impegno negli della militanza politica e parlamentare. Ma è anche un posizione che ha avuto una rilevante consistenza nella storia e nella cultura della sinistra italiana”. Latorre rivendica la sua coerenza, ricordando quindi la Bicamerale – “e gli attacchi frontali di autorevolissimi pm del pool di Mani Pulite” – la mozione a sostegno della candidatura di Maurizio Martina a segretario del Pd , “che contemplava esplicitamente la separazione delle carriere”, e la proposta targata Nazareno del 2022, “quando otto senatori proponevano un’Alta corte che prevedeva una presenza togata ancora minore rispetto alla riforma attuale. Per non parlare delle tante dichiarazioni di esponenti della mia parte politica che oggi, per ragioni a me incomprensibili, hanno cambiato idea. Questa doveva essere la riforma della sinistra”. E invece la sinistra si presenta oggi divisa.

Latorre comunque è in buona compagnia, come lui la pensano – per citarne alcuni – personalità come Stefano Ceccanti, Augusto Barbera, Giuliano Pisapia e Arturo Parisi (è di ieri il suo annuncio). Gli altri invece denunciano un pericolo autoritario oppure il mancato coinvolgimento da parte della maggioranza, l’impossibilità di discutere in Parlamento la legge Nordio. “Ma questa è una grande, inaccettabile, ipocrisia”, dice La Torre. “Sono oltre 30 anni che si discute in lungo e in largo dei problemi della giustizia. Di separazione delle carriere si parla almeno dai tempi della legge Vassalli. La riforma raccoglie tutto questo dibattito, prova a superare lo scontro tra magistratura e politica e mette finalmente al centro i diritti e gli interessi dei cittadini”. E quanto ai rischi per la democrazia? E’ questo un argomento centrale della campagna per il No. “Chi ritiene che la vittoria del Sì al referendum sia il prologo a una deriva antidemocratica sta in realtà sfuggendo al vero rischio”. A cosa si riferisce? “La realtà oggettiva – osserva Latorre – è che non un singolo magistrato, come sarebbe legittimo, ma addirittura l’Associazione nazionale dei magistrati, un organo di rappresentanza, ha assunto una soggettività politica e chiede, attraverso il referendum, una investitura popolare. La magistratura, per dirla con Montesquieu, dovrebbe essere neutrale in un paese democratico. La dinamica innescata dall’Anm potrebbe incidere davvero nel rapporto tra poteri. Sono veramente colpito da tanta miopia e dalla deriva culturale intrapresa da alcuni settori del mondo democratico”. Il clima non ha aiutato, la politicizzazione del referendum e i toni sempre più aspri hanno fatto il resto. “Non vorrei che finisse come con la Brexit in Inghilterra”. Cioè? “Nel 2016 c’era un forte malcontento nei confronti del premier David Cameron e molti laburisti votarono come Nigel Farage solo per contrastare il governo, prescindendo da ogni valutazione di merito e di quali potessero essere le conseguenze. In tanti a sinistra si sono poi pentiti, speriamo non vada così anche questa volta”.

Dipenderà anche dagli ultimi giorni, dalle dichiarazioni – o dalle sparate – che arrivano dai protagonisti della campagna referendaria. Dell’Anm e del fronte del no abbiamo parlato. Ma anche i sostenitori del Sì non si sono risparmiati: su tutti il ministro Carlo Nordio e ancor di più la sua capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Che idea si è fatto? “Sono caduti in una trappola. Dopodiché – conclude Latorre – io vengo da una storia e da una cultura per cui quando si occupano ruoli tecnici bisognerebbe evitare di fare iniziative di propaganda. Se poi lo si fa utilizzando quei modi e quei toni sarebbe meglio fare un altro mestiere”.

 

 

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