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il caso

Cirielli e l'incontro con l'ambasciatore russo in Italia: "La Farnesina sapeva tutto"

Redazione

Il viceministro degli Esteri difende la scelta di aver avuto un colloquio con Aleksej Vladimirovic Paramonov: "Nessuna anomalia. L'incontro era autorizzato, non siamo in guerra con la Russia". L'attacco delle opposizioni e l'irritazione di Giorgia Meloni

"Non è un'anomalia un incontro del genere, se abbiamo un ambasciatore accreditato e chiede di parlare ci parliamo". A dirlo è Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri e candidato alla guida della regione Campania nelle ultime elezioni. Il caso è scoppiato dopo che un articolo del Corriere della Sera ha riportato la notizia di un incontro che ci sarebbe stato il 3 febbraio tra Cirielli e l'ambasciatore russo in Italia Aleksej Vladimirovic Paramonov, occhi e corpo del presidente russo Vladimir Putin a Roma.

   

"La Farnesina - spiega il viceministro - sapeva, loro (l'ambasciata russa, ndr) hanno chiesto un incontro, io ho informato e sono stato autorizzato all'incontro. Al ministero era presente un funzionario della direzione generale e il mio capo della segreteria". Tuttavia per Cirielli sembra non esserci alcun problema: "Non è l'unica volta che l'ho incontrato, è capitato almeno un'altra volta un anno fa sempre su loro richiesta. Anche altri paesi europei hanno incontri con gli ambasciatori se non li hanno espulsi. Mi sembra una polemica campata in aria e poi lo diciamo sempre, non siamo in guerra con la Russia".

   

A difendere Cirielli c'è il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "È una polemica inutile, perché il vice ministro Cirelli ha ricevuto un ambasciatore accreditato presso la Repubblica Italiana. Noi non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche con la Federazione Russa e l'incontro è servito a ribadire la nostra posizione, la stessa che ho ribadito 5 minuti fa a Rutte. L'incontro non si è svolto in segreto, ma al Ministero degli Esteri, quindi tutto alla luce del sole".

   

Secondo quanto riportato dal Corriere, però, la notizia sembra aver irritato e non poco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E i motivi sono facili da comprendere. Negli ultimi giorni, infatti, il dibattito scaturito dalla recente decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere fino all'11 aprile le sanzioni sul petrolio russo, per poterlo riacquistare e tamponare la crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, aveva visto più di mezza Europa schierarsi contro il tycoon. Anche in Italia, la questione è stata divisiva. Lega e M5s hanno dichiarato di essere più che a favore della riapertura dei canali energetici con la Russia, con gli alleati di entrambi che preferivano non commentare le loro posizioni per evitare strappi troppo grandi da ricucire a pochi giorni dal voto del referendum sulla giustizia. Non a caso il primo leader della maggioranza a commentare l'accaduto è stato proprio il vicepremier Matteo Salvini: "Non so chi abbia incontrato il viceministro Cirielli, se lo ha fatto avrà avuto i suoi motivi per farlo. Noi non siamo in guerra né contro la Russia né contro l'Iran. Se ha incontrato l'ambasciatore russo avrà avuto i suoi motivi per farlo"

 

Immediate le reazioni polemiche delle opposizioni. La vicepresidente del parlamento europeo in quota Pd Pina Picierno ha detto che l'incontro "rappresenta un fatto grave che non può essere archiviato con il silenzio o con spiegazioni evasive. Da oltre quattro anni l'Europa è chiamata a difendere l'ordine internazionale violato dall'aggressione russa contro l'Ucraina. In questo contesto - continua Picierno - ogni interlocuzione istituzionale con rappresentanti del Cremlino deve avvenire nella massima trasparenza, nel rispetto della linea euro-atlantica del nostro Paese e in pieno coordinamento con il governo e con i partner europei. Per questo motivo è necessario chiarire immediatamente le ragioni, i contenuti e le modalità di questo incontro." Mentre il senatore di Azione Marco Lombardo è netto: "A parole sono tutti dalla parte dell’Ucraina e delle sanzioni alla Russia, ma nei fatti sono il ventre molle della Russia in Europa". E intanto il senatore di Italia Viva Enrico Borghi annuncia la presentazione di una interrogazione parlamentare perché "serve un chiarimento politico e istituzionale nelle sedi pertinenti".