(foto Ansa)

nodo energia

La destra fa slittare il dl Bollette (e il taglio delle accise). Scintille Urso-Renzi

Luca Roberto

Per far abbassare il prezzo dei carburanti il governo si prende due settimane (e in Parlamento la conversione del decreto approvato a febbraio viene posticipata). Scontro tra il ministro delle Imprese e il leader di Iv sull'Iran

Governo e maggioranza sono ancora in alto mare sul dossier energia. Ieri la Commissione europea ha reso noto come “il governo italiano non ci ha ancora notificato alcun decreto Bollette”. Solo dopo quella notifica, infatti, potrà esserci il vaglio di conformità delle norme italiane rispetto alla legislazione europea. Ma il motivo del ritardo è presto detto: il governo ha paura di esporsi a un giudizio negativo sulla revisione del meccanismo di tassazione Ets, scenario che a Bruxelles non danno affatto per peregrino. Così si prende tempo. Lo si fa sull’ipotesi di azionare le accise mobili. Ma adesso anche sulla modifica di quel pacchetto energetico approvato in Cdm lo scorso 18 febbraio dopo più di sei mesi di gestazione.

Ieri l’ufficio di presidenza della Camera ha pubblicato la nuova agenda dei lavori. Oltre alla scomparsa, nel breve, dell’incardinamento della legge elettorale in commissione Affari costituzionali, è balzato all’occhio il ritardo di una settimana per l’approdo in Aula per la conversione del decreto Bollette. Sarebbe dovuto arrivare il 24 marzo ma non sarà discusso, in Aula, prima del 30. La commissione Attività produttive della Camera infatti ha continuato a esaminare il testo, a cui però sono pervenuti negli ultimi giorni qualcosa come 500 emendamenti tra maggioranza e opposizione. Anche per questo, la scelta dei relatori è stata quella di guadagnare un’ulteriore settimana di discussione e di scrutinio in commissione. In effetti, però, a vedere meglio, arrivare al 30 marzo, quindi a una settimana di distanza dal referendum sulla giustizia, permette alle forze politiche di capire quale sarà stato, nel frattempo, l’operato del governo sul fronte energetico. Una delle opzioni dell’esecutivo è quello di approntare il sistema di “accise mobili” già reso possibile da un decreto del 2023, norma che però dovrebbe essere attualizzata. Lo scenario l’ha paventato la stessa premier Meloni in Parlamento. Ma sono in corso analisi da parte del Mef sull’onerosità della misura. Così il governo ha deciso che prima di due settimane non se ne farà niente. L’introduzione delle accise mobili sui carburanti è stata una delle proposte avanzate proprio dai parlamentari della maggioranza con emendamenti al decreto Bollette (l’ha fatto la Lega). E misure simili sono state proposte anche dalle opposizioni (il Pd, per esempio, chiede di adottare delle accise mobili anche per il prezzo del gas). Anche da qui nasce la necessità di “guadagnare tempo”, per non rendere l’intervento parlamentare ridondante rispetto all’azione di Palazzo Chigi. Sempre lato governo ieri, intervenendo in Senato, il ministro delle Imprese Urso ha detto che “sono pronte misure compensative all’aumento dei prezzi energetici”, attaccando Renzi per le misure adottate quando era primo ministro “e che furono costose e inefficaci”. “Ma la smetta. Le accise non le abbiamo aumentate noi ma Meloni. Uno incapace come lei non lo vedevamo da tempo”, gli ha risposto il leader di Iv. Che ha anche alluso alla “vicinanza di Urso al regime di Teheran”. Al che il ministro nell’intervento successivo ha controreplicato: “Renzi era quello che si inginocchiava al presidente iraniano Rohani”. Ne è nata una bagarre in Aula, con la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli che ha dovuto richiamare i due all’ordine.

Ciò detto, quel che sta emergendo nella discussione sul decreto Bollette è una maggioranza che non si è limitata a correzioni minime, altroché. Lega e Forza Italia, per esempio, hanno insistito sul rinnovo semplificato delle concessioni idroelettriche (salvaguardando soprattutto le regioni del nord). FdI invece ha ottenuto l’inserimento di una clausola di salvaguardia per il biogas, i cui sussidi vengono tagliati da qui ai prossimi anni. Guardacaso, una delle richieste avanzate da Coldiretti e le altre associazioni agricole. Il segno che anche in una fase in cui sarebbe richiesta massima rapidità i partiti non riescono a rinunciare alle loro categorie di riferimento. Col rischio però che tutto sia lasciato alla possibile instabilità post-referendaria.

Di più su questi argomenti:
  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.