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editoriali
L'ipocrisia dei media e la narrativa da centro sociale a Rogoredo
Le retorica dell'informazione sul "mercato della droga più grande d'Italia" arriva a preoccuparsi "dell'incolumità dei pusher" ma non di tutti gli altri. Nel mentre la politica rimane ferma a guardare
Le luci olimpiche di Santa Giulia si spegneranno, Rogoredo tornerà a essere la terra di nessuno dello spaccio che i media non sanno raccontare se non con la retorica, il comune non sa bonificare, le forze dell’ordine cercano di gestire attraversando (anche) tutte le zone grigie comme il faut, abbandonate il più delle volte a se stesse dalla politica e da atteggiamenti della magistratura di Milano spesso politicizzati (tutelare i delinquenti, sospettare i poliziotti). Ma sono i media a restituire il clima di ipocrisia attorno al “mercato della droga più grande d’Italia”. Ieri un articolo di cronaca milanese di Repubblica iniziava così: “Tossici in via Orwell, lungo i binari che portano al ponte interrotto, oltre le recinzioni in plastica arancione. Ragazzine e ragazzini in processione dal capolinea della metropolitana gialla, a pochi metri dai tifosi dell’hockey”. Letteratura. Ma soprattutto: “La conseguenza ‘di strada’ dell’uccisione di Abderrahim Mansouri, freddato dal proiettile al capo sparato dall’assistente capo Carmelo Cinturrino: siano motivi di opportunità, siano ragioni di incolumità degli stessi pusher e degli stessi tossici, siano esigenze di sicurezza degli stessi operatori in divisa o in borghese, fatto sta che il boschetto a sudest di Milano è tornato all’anno zero”.
A “l’incolumità degli stessi pusher” avremmo voluto fermarci. L’incolumità di chi viaggia in treno, in auto, a piedi nel quartiere, delle forze dell’ordine invece no? E l’idea che il degrado sia “conseguenza” di un’azione di polizia. Il centro sociale Lambretta non avrebbe detto meglio. Il problema è quando la narrativa da centro sociale diventa sguardo politico da “il problema è sociale” (no, è di ordine pubblico), quando il ministro non manda a presidiare l’alta velocità (più facile rallentare i treni se ci sono “zombie”) quando la procura invece di aggredire lo spaccio con la stessa acribia con cui chiude i cantieri mette sotto accusa gli agenti. Se l’inchiesta per “depistaggio” sulla morte di Mansouri darà esiti, si condannino i colpevoli: ma l’incolumità dei pusher? Rogoredo resterà al buio.
Lavoro e immigrazione