l'editoriale del direttore
Il wokismo buono contro gli estremismi del presente
In passato il wokismo, il “risveglio”, è stato un viatico per spianare la strada a Trump. Oggi potrebbe essere il primo prodotto di una sana resistenza al populismo trumpiano. Da Minneapolis ai democratici americani, all’Europa che fa squadra: i nuovi risvegli
C’è stata una stagione, non così remota, in cui la parola “woke” ha incarnato un sentimento tossico, illiberale, persino liberticida: non la pensi come me, dunque ti infamo, ti blasto, ti cancello, ti scomunico, ti condanno alla gogna. Il wokismo di sinistra, in America, ha avuto l’effetto di spianare la strada a Trump, mettendo incredibilmente nelle mani di una destra liberticida una grande battaglia a difesa della libertà. Nella stagione attuale però l’espressione wokismo, ovvero risveglio, meriterebbe di essere nuovamente sdoganata, meriterebbe di essere tirata fuori dalla naftalina, e dacché il wokismo del passato è stato un viatico per spianare la strada al trumpismo, oggi il nuovo wokismo potrebbe essere il primo prodotto di una sana resistenza al populismo trumpiano.
Il wokismo, ovvero il risveglio, è tutto ciò che sta producendo Trump nel mondo che non lo ama, e in un anno e poco più di regime trumpiano i risvegli si possono osservare ormai con una certa frequenza. Il caso Minneapolis ha risvegliato i democratici, in America, e per la prima volta da molti mesi a questa parte l’opposizione a Trump, che nel frattempo ha conquistato New York City con Zohran Mamdani, i governatorati di Virginia e New Jersey, città come Atlanta, Detroit e Minneapolis, è riuscita con le sue parole (e quelle dei suoi ex presidenti: da Obama a Clinton) a dare un contributo per far fare a Trump una marcia indietro (sul caso Ice). Il risveglio però non è solo dei democratici. E’, ovviamente, anche dell’Europa, che nel giro di poche settimane, facendo squadra, è riuscita a contrapporsi a Trump sulla Groenlandia, è riuscita a convincere Trump a non aggiungere dazi su dazi per punire i paesi che hanno inviato militari in Groenlandia ed è riuscita per una volta a chiamare le cose con il loro nome: bullo.
Il risveglio, in America, è stato anche di un pezzo del mondo del capitalismo, e la marcia indietro di Trump sull’Ice nasce anche dopo la dura lettera di sessanta amministratori delegati di Minneapolis rivolta a Trump. Ma il risveglio, in fondo, lo si può individuare anche in altri fattori, se vogliamo. Lo si può osservare nella Nato, il cui futuro è sempre legato naturalmente alle traiettorie del suo membro principale, ovvero l’America, ma i cui membri europei, per la prima volta da molti anni a questa parte, hanno scelto di versare più soldi all’Alleanza atlantica, provando a rendersi un po’ più indipendenti rispetto all’alleato americano. Lo si può osservare anche nel mondo della globalizzazione. E mai come oggi la libera circolazione dei quattrini, e delle merci, è stata così popolare, così importante per frenare Trump sul fronte interno (vedi le borse, che quando crollano inviano a Trump un segnale che Trump è costretto ad ascoltare). E lo si può osservare anche da un’altra visuale, e mai come oggi l’Europa, per dire, per contrapporsi alla furia protezionistica di Trump ha scelto di scommettere sull’apertura dei mercati, e la libera circolazione di quattrini e di merci, e non sulla creazione di altri muri: l’interdipendenza regolata batte l’isolazionismo urlato.
Il risveglio generato da Trump, tutto sommato, è anche quello del cosìddetto multilateralismo pragmatico: Trump disprezza regole e alleanze, molti paesi in giro per il globo terracqueo (cit.) hanno capito invece che senza accordi – commerciali, climatici, tecnologici – si è inevitabilmente più deboli. Lo stesso risveglio, se vogliamo è quello dell’Europa, che in un mondo popolato da squali ha iniziato a capire che non essere al tavolo delle trattative che contano significa essere nel menù, e che per questo ha iniziato a fare di tutto e di più per provare a colmare i buchi lasciati da Trump all’interno della sua attività di disimpegno verso l’Ucraina (e che anche in virtù di una necessità di svegliarsi, wokismo, ha scelto di fare quello che mai aveva fatto prima, ovvero prendere di petto il tema Iran e trasformare i pasdaran, i Guardiani della rivoluzione, in quello che sono, ovvero non poliziotti ma semplicemente terroristi). Il risveglio, anche se a bassa intensità, vi è stato poi in alcuni paesi europei, Italia compresa, all’interno delle destre moderate, Meloni compresa, e il tentativo di fare del trumpismo un benckmark, per così dire, negativo ha spinto molte destre europee ad accentuare il proprio non trumpismo nel tentativo di mostrare ai propri elettori la distanza dall’estremismo trumpiano: conservatori non vuol dire distruttori. Il trumpismo, che tra le tante cose è anche una risposta al wokismo, ha prodotto un wokismo tossico, come quello di sinistra, un wokismo di destra che ha la stessa ossessione identitaria del wokismo progressista, ma rovesciata: non include, cancella, epura e trasforma tutti coloro che non sono allineati al pensiero del trumpismo in nemici da abbattere, da eliminare. Ma il trumpismo, risposta al wokismo di sinistra, ha prodotto anche un wokismo buono, una reazione, un risveglio tipico di chi sa che in fondo, come diceva Piero Calamandrei, la libertà è come l’aria: ti accorgi della sua importanza solo quando viene a mancare. Il trumpismo, da un anno, è tornato a far mancare l’aria a chi ha a cuore i valori non negoziabili della libertà, tranne quelle due volte al giorno in cui il trumpismo come gli orologi rotti riesce a essere un alleato della libertà.
E la nascita di un nuovo wokismo, non oscurantista, allegro, tosto, non escludente, potrebbe essere la scialuppa di salvataggio da usare per tutti coloro che sperano che il trumpismo possa produrre non una sua copia, non altri emuli, anche tra gli avversari, ma il suo esatto contrario. Il wokismo cattivo ha contribuito a mettere il mondo nelle mani di un impostore della difesa della libertà. Il wokismo buono forse ci salverà dai wokismi tossici che da destra a sinistra sognano di far vivere il mondo dentro una bolla in cui l’unica libertà possibile da difendere è quella che riguarda i propri simili. Viva il wokismo buono, unico antidoto possibile contro i pazzi ma stimolanti e risveglianti estremismi del presente.