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una proposta
Il disastro del governo sulla sicurezza. Ci scrive Silvia Salis
La sicurezza dell’Italia e delle nostre città non si costruisce con la propaganda ma con i fatti. E in quattro anni di governo i fatti non ci sono. La sinistra di governo può ripartire da qui: da un grande patto trasversale per proteggere i cittadini. Il j’accuse della sindaca di Genova. Con una proposta
Sicurezza è una parola che si è svalutata nel tempo e ha assunto altri significati: oggi è difficile non associarla a ordine pubblico, repressione o autorità, la consideriamo l’opposto di “pericolo”. Eppure l’etimologia è chiara: sicurezza viene dal latino e significa letteralmente “senza preoccupazioni”. Un cittadino al sicuro non ha preoccupazioni. Ma dopo quattro anni di governo di destra, che ha sempre fatto della sicurezza la sua bandiera in qualsiasi campagna elettorale, possiamo davvero dire che in Italia ci sia qualcuno che non è preoccupato?
Da un lato, c’è il ruolo marginale del nostro paese nella politica internazionale. Per anni è stato un tema secondario, ma oggi che spirano ovunque venti di guerra, a chi guida l’Italia sembra più importante ricevere qualche elogio sconclusionato dal presidente degli Stati Uniti d’America, piuttosto che collaborare fattivamente con gli altri alleati europei.
Dall’altro lato, c’è l’incerta economia interna in recessione evidente e senza un reale piano di rinascita. Il governo naviga a vista, cerca di non commettere troppi errori: la cosa migliore per non commettere errori è non fare nulla, cosa nella quale sono dei fuoriclasse. Ma non fare nulla, vuol dire lasciare i territori, le regioni, le città a loro stessi. Intanto, le città più importanti sono quasi tutte guidate da giunte di centrosinistra e se non hanno le risorse per dare i servizi ai cittadini, tanto meglio. Almeno il centrodestra può dare la colpa ai sindaci. E quale modo migliore per indebolire i sindaci che colpirli nel settore più evidente, quello della sicurezza pubblica? Un settore che molti credono essere competenza del Comune e, invece, è compito principalmente del governo.
Alla fine del 2024, l’organico della Polizia era di 97.931 donne e uomini in servizio, 11.340 in meno rispetto alla dotazione prevista dalla legge che fissa l’organico in 109.271 unità. Già questo dato basterebbe per capire quanto sia sottodimensionato il numero e a far intuire quanto a pagarne le conseguenze siano soprattutto le grandi città, con aeroporti, porti e un territorio geograficamente o socialmente complesso, Genova tra queste.
Le forze della Polizia sotto organico: a pagarne le conseguenze sono soprattutto le grandi città. “Anche per i progressisti la sicurezza deve essere una priorità. “La vera insicurezza nasce dall’abbandono, nasce dove lo stato indietreggia, non dove investe”. Mettere insieme ordine pubblico
La destra parla moltissimo di sicurezza. Ha fatto intere campagne elettorali alimentando paure e individuando nemici reali o immaginari. La usa come parola magica, come se bastasse pronunciarla per risolvere tutto. Ma poi, quando si passa dalle dichiarazioni ai fatti, la sicurezza scompare. Perché la sicurezza vera non si costruisce con la propaganda, ma con politiche concrete. Il fallimento della destra sulla sicurezza è sotto gli occhi di tutti. E allo stesso tempo non ho difficoltà a dire che anche per noi progressisti la sicurezza deve essere una priorità.
Ma la sicurezza non è solo controllo. E’ illuminare una strada che oggi è buia. Aprire una la saracinesca di un negozio che oggi è tirata giù. E’ un autobus che passa anche la notte. E’ una scuola che resta aperta anche al pomeriggio. E’ un centro sportivo che toglie ragazzi dalla strada. E’ un presidio sociale che intercetta il disagio prima che esploda.
Le città governate dal centrosinistra non sono più insicure perché sono progressiste. Sono più esposte perché sono vive, non respingono, ma accolgono. La vera insicurezza nasce dall’abbandono, non dall’inclusione. Nasce dove lo stato indietreggia, non dove investe.
Allora, io da sindaca non mi nascondo: la nostra parte a Genova la facciamo, ci assumiamo la responsabilità delle nostre scelte, anche le critiche per gli eventuali errori. Ma rifiuto una truffa politica: quella per cui lo stato scarica sui sindaci il conto della sicurezza e poi pretende pure di fare propaganda sulle nostre fatiche.
E mentre lo stato discute di decreti e pacchetti sicurezza, noi siamo testimoni di una realtà complessa: pattuglie che coprono territori enormi, commissariati che fanno miracoli con turni massacranti, risposte che arrivano tardi non per colpa degli agenti – che ringrazio – ma per una mancanza strutturale di risorse e organizzazione. E la Polizia locale, che dipende dai comuni, costretta a supplire alle mancanze dello stato, togliendo risorse preziose per altri presidi sul territorio.
Per questo, serve un grande patto nazionale per la sicurezza urbana che smetta di usare i sindaci come bersaglio e inizi a considerarli alleati. Servono risorse e coordinamento, non propaganda. Perché la sicurezza non è né di destra né di sinistra: è una responsabilità pubblica.
Ma più sicurezza non vuol dire solo più agenti sul territorio. C’è una sicurezza ancora più profonda, di cui parliamo troppo poco: la sicurezza sociale. Se non hai un lavoro stabile, sei insicuro. Se non sai se riuscirai a pagare l’affitto il mese prossimo, sei insicuro. Se tuo figlio non trova una scuola che lo accompagni davvero, sei insicuro. Se ti ammali e hai paura di non essere curato in tempo, sei insicuro. Non esiste ordine pubblico senza giustizia sociale. Non esiste sicurezza senza diritti.
Sicurezza sociale e sicurezza pubblica non sono rivali. Sono alleate. E se le separi, perdi entrambe. La sicurezza sociale è la prima diga contro l’illegalità.
C’è un dato che dovrebbe stare appeso in ogni ufficio pubblico: nel 2024, secondo l’Istat, oltre 5,7 milioni di persone erano in povertà assoluta in Italia (il 9,8 per cento della popolazione). Un numero enorme, direi imbarazzante. Sia chiaro che la povertà non rende automaticamente criminali. Ma moltiplica il rischio di abbandono scolastico, lavori irregolari, dipendenze, conflitti familiari, disperazione. Moltiplica il rischio di insicurezza. E su questa crepa sociale entra chi vende droga, chi sfrutta, chi recluta manovalanza per furti e rapine, chi offre lavori massacranti, malpagati e senza alcuna tutela.
La destra ama dire: “Non facciamo sociologia, facciamo ordine”. Io dico: facciamo entrambe le cose, perché è così che si fa sicurezza.
Basta scaricabarile. Nella legge di Bilancio 2026 non ci sono risorse per il personale di Polizia di stato e altre forze dell’ordine, né tantomeno per le polizie locali. Eppure una mozione parlamentare – approvata all’unanimità recentemente – ha richiesto al governo un impegno concreto sul comparto sicurezza. Un impegno che deve tenere conto delle nuove sfide, di nuove insidie, di nuove insicurezze.
I reati si stanno sempre più spostando verso il digitale: si moltiplicano le truffe online, spesso ai danni degli anziani, i reati di stalking, revenge porn, i ricatti. Come dicevo, a Genova non ci vogliamo tirare indietro. Nei prossimi mesi istituiremo uno sportello di orientamento e assistenza digitale per i cittadini meno giovani. Genova è tra le città più anziane d’Europa e per questo più esposta ai pericoli della scarsa dimestichezza con i nuovi media. Sarà un segnale importante di attenzione alla sicurezza, almeno a quella che compete al Comune.
La sicurezza non è qualcosa da calare dall’alto e imporre. E’ la libertà di tutti i giorni, a portata di tutte le cittadine e di tutti i cittadini: di chi lavora, studia, torna a casa, cresce figli, si innamora e vuole invecchiare senza preoccupazioni, o almeno senza quelle di cui dovrebbe farsi carico lo stato.
Se mettiamo insieme ordine pubblico e giustizia sociale, allora sì che ogni città può diventare davvero più sicura.
Silvia Salis è sindaca di Genova