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problemi e soluzioni
Effetto remigrazione: la Camera valuta di limitare le prenotazioni alle conferenze in sala stampa
Dopo la discussa conferenza del 30 gennaio promossa da CasaPound, a Montecitorio si ragiona su nuove regole per la sala conferenze. La prima ipotesi è quella di un filtro: il deputato avrebbe bisogno dell'approvazione del suo capogruppo. Mercoledì l'incontro del collegio dei questori per discuterne
C’è un limite a tutto, si dice. Un detto che sembra valere anche per la Camera dei Deputati. Dopo la discussa conferenza stampa sulla remigrazione andata in scena il 30 gennaio, organizzata dal deputato leghista e vannacciano Domenico Furgiuele, l'ufficio stampa della Camera ha bloccato le prenotazioni telematiche della sala stampa di Montecitorio per lo svolgimento di conferenze. Il presidente leghista della Camera Lorenzo Fontana, dopo che le opposizioni hanno occupato la sala per impedire lo svolgimento dell’evento, aveva immediatamente chiuso l’aula per l’intera giornata. E adesso si valuta se modificare la delibera che regola il sistema di prenotazione dell’aula, affidata ai singoli deputati.
Oggi ogni parlamentare può liberamente accedere al sistema, che da maggio scorso è anche informatizzato, e prenotare lo spazio per portare all'interno di Montecitorio ogni tipo di questioni. Un metodo che garantisce autonomia ai deputati, ma anche la possibilità che quest’ultimi possano uscire fuori dalla linea di partito o imboccare strade mai battute in totale libertà. Intanto il sistema di prenotazione è stato sospeso. Le conferenze continuano, ma si tratta di eventi che sono stati organizzati prima del 30 gennaio. Da allora, invece, tutto è fermo. In attesa di capire cosa deciderà l'ufficio di presidenza di Montecitorio.
La questione è affidata al collegio dei questori, che in questi casi ha il compito di elaborare e proporre le nuove norme per l’accesso alle sale conferenze, stabilendo criteri più o meno restrittivi. Il collegio è formato oggi da Paolo Trancassini (FdI), che lo presiede, da Alessandro Benvenuto (Lega) e da Filippo Scerra (M5s). I tre questori si riuniranno mercoledì e anche se tra gli ordini del giorno non è stato inserito questo punto, sarà la prima occasione utile per cominciare a parlarne. Il crinale della discussione è il seguente: tutelare l’insindacabilità delle opinioni, diritto recepito dalla delibera che regola l’accesso alla sala e ne disciplina l’uso, significa aver la possibilità di affrontare qualsiasi tema? D’altronde i deputati sono i responsabili per i contenuti e per gli ospiti che vengono invitati, si potrebbe dire. Un aspetto noto che spesso genera non poche polemiche per la presenza di personaggi divisivi: dai neofascisti di Casapound invitati da Furgiuele fino a Mohammed Hannoun, recentemente accusato di avere legami con Hamas e invitato da Pd, M5s e Avs a parlare a Montecitorio. Ma una chiusura della Sala stampa per più giorni, con l’ipotesi di poter limitare l’iniziativa del singolo parlamentare, ancora non si era visto. Che Casapound rappresenti per Fontana una linea rossa?
Intanto una soluzione percorribile – e che i deputati di varie forze politiche hanno proposto agli uffici di Montecitorio – sarebbe quella di creare un filtro tra l’amministrazione della Camera e il deputato, evitando così iniziative personali. L’idea è che la prenotazione della sala stampa da parte di un deputato debba passare per l’approvazione del suo capogruppo. Una mossa che salvaguarderebbe la libertà di espressione e allo stesso tempo riuscirebbe a fugare i rischi riguardo temi più controversi.
Questo tipo di soluzione sarebbe utile anche per l'ufficio stampa della Camera, che si troverebbe così ad avere un numero molto più ristretto di interlocutori, ovvero uno per partito. Il presidente del collegio Trancassini, parlando al Foglio, ha espresso dubbi riguardo questa possibilità: “Credo che il parlamentare all’interno della Camera debba almeno poter fare quello che può fare fuori dalla Camera, è una sua prerogativa. Se la conferenza stampa ha un fine nobile farà una bella figura, se non lo ha si assumerà le sue responsabilità, non vedo il problema. Nei prossimi giorni avremo un chiarimento con il presidente (Fontana, ndr)”. Lo stesso leghista Benvenuto non sembra entusiasta all'idea: "Con questo metodo – dice al Foglio – il capogruppo dovrebbe conoscere i nomi di tutti gli invitati dai deputati del partito e non riuscirebbe a tenere insieme tutte le correnti. Alla Camera è passato di tutto, io infatti il 30 gennaio più che problemi legati alla conferenza ho visto una sala occupata, mi occuperei di questo". Una posizione che non trova d'accordo il questore grillino Filippo Scerra: "Una riflessione va fatta - risponde al Foglio - penso questa settimana prenderemo un momento per decidere come sbloccare il tutto".