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Oltre il referendum. Le agende parallele di Conte e Schlein (con vista 2027)
I due leader accelerano sulla giustizia, ma ognuno va per conto suo. Iniziative e parole d'ordine diverse. Sullo sfondo la questione della leadership del centrosinistra. Oggi la Nazareno la direzione dem
Partono campagne, si lanciano format e iniziative. C’è chi, come il M5s, ha rispolverato la Casta e chi, in questo caso siamo al Nazareno, ha preferito tirare in ballo CasaPound . L’obiettivo di Elly Schlein e Giuseppe Conte, fermare la riforma della giustizia, è comune. Ma le loro agende e le loro strategie corrono su binari diversi. Anche dal referendum, del resto, passa la corsa per la leadership del Campo largo.
Mercoledì la leader del Pd ha inaugurato il tour contro la riforma targata Nordio. Ne parlerà anche questa mattina nel corso della direzione convocata al Nazareno, che a giudicare dalle posizioni della vigilia potrebbe non essere serenissima . La sua campagna sulla giustizia è partita da Pescara, la prima tappa di un percorso che domenica la porterà a Padova e poi in almeno altre dieci città. Ha messo in moto la macchina organizzativa del Pd per avversare la riforma certo, ma la prospettiva è più ampia e guarda al 2027, alle politiche. Non a caso la mobilitazione per il no al referendum si intreccia con quella di ascolto per scrivere il programma dem: in questo caso gli appuntamenti saranno sei, da Milano (domenica scorsa) a Napoli e Firenze. Fino all’evento finale a Roma il 7 marzo. Nelle ultime ore Schlein l’ha ripetuto: “Troveremo un accordo per la leadership della coalizione, oppure una modalità condivisa come le primarie, a cui ho già detto di essere disponibile”. Meglio insomma farsi trovare pronti e attivare il popolo dem. E ieri al Nazareno, siccome i tour non bastano mai, nel corso della conferenza “la Casa è un diritto”, ne è stato annunciato un altro, dedicato in questo caso alle politiche abitative e alle proposte dem.
Tutto si tiene nel ragionamento della segretaria. Anche perché Conte, l’alleato sfuggente, non sta a guardare. Dopo la risoluzione unitaria delle opposizioni, in risposta agli attacchi di Piantedosi, l’ex premier è tornato a battere e smarcarsi sulla sicurezza. Nel frattempo si prepara a rimettere i panni dell’avvocato, del giurista (del popolo). Il M5s ha lanciato un format per spiegare le ragioni del No in 60 minuti, i suoi parlamentari organizzano workshop ed eventi sul territorio, a cui promette di partecipare anche Conte. Testimonial della strategia pentastellata saranno, oltre al leader M5s, l’europarlamentare Giuseppe Antoci – volto simbolo della legalità in Sicilia – insieme agli ex magistrati Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato, che il 20 febbraio farà uno spettacolo teatrale a Palermo. Cinque giorni dopo, sempre nel capoluogo siciliano, Conte duellerà con il ministro Carlo Nordio (organizza la Fondazione Lauro Chiazzese). Quanto alle parole chiave, il Movimento ha riportato in auge il suo vecchio cavallo di battaglia e così quello del 22-23 marzo è diventato “il referendum anticasta”. Conte, che pure da Beppe Grillo e dal vecchio M5s ha marcato una certa distanza, ha lanciato lo slogan il 10 gennaio in occasione della prima uscita pubblica del comitato civile per il no. Quel sabato a Roma c’era pure Schlein, al momento però non è in programma un’altra iniziativa condivisa tra i due leader.
In questo avvio di campagna per il No la segretaria dem ha invece scelto altri temi per attaccare Nordio e Meloni, richiamando il rischio di deriva autoritaria. Fino allo scivolone di qualche giorno fa, quando il Pd ha associato chi vota sì a CasaPound. Al Nazareno si è indispettito pure chi è schierato per il No. “Non penso che tutti coloro che voteranno sì siano dei reazionari fascisti”, ha scritto Gianni Cuperlo in un post. Ma soprattutto, si è arrabbiata la minoranza dem, che attende da tempo un chiarimento. In vista della direzione – che avrà all’ordine del giorno la sicurezza, i congressi e le campagne di ascolto – si sono incontrati per fare il punto e ipotizzare un proprio documento. Qualcuno tra di loro sarebbe anche tentato dal votare contro la relazione della segretaria (cosa che in passato non è accaduta). Tra i critici, è noto, c’è Filippo Sensi che ha contestato le scelte organizzative: “Niente streaming per la direzione? Peccato. Aprirsi per non è mai un rischio, ma una opportunità. Siamo democratici, no?”.
il generale e il centrodestra