verso il referendum
Nordio in tv, anche da Floris, per contrastare i sondaggi in calo. Minoli: "Per vincere, deve parlare in tv"
Al ministero della Giustizia studiano i sondaggi. Chiamano Ghisleri, Noto e mettono in agenda un faccia a faccia su La7, a di Martedì. Il duellante del Guardasigilli? Si valutano Gianrico Carofiglio, Pietro Grasso, addirittura Corrado Augias.
Carismatico, telegenico. “Sul piccolo schermo ci vuole Nordio”. A suggerirlo a via Arenula, oggi, è persino Giovanni Minoli. “Per vincere il referendum – dice l’inventore di Mixer – occorre andare in televisione. Ma occorre che ad andarci sia lui. Che parli di referendum, ma solo di referendum senza farsi trascinare in altre polemiche da talk-show”. Anchorman Carlo.
Nel frattempo, alla Giustizia, compulsano Noto e Ghisleri. I sondaggisti che in queste ore segnano un lieve calo. I numeri oscillano, il ministro prende nota, si pensa a una strategia. Sicché la soluzione, ora, è proprio l’opzione-Minoli. La cura televisiva per il ministro del Sì.
Nordio, del resto, in tv funziona bene. L’ultima volta che ha rilasciato un’intervista al Tg1, il 13 gennaio, in un minuto e mezzo ha tirato su tre punti percentuali. E’ telegenico – spiegano dal suo dicastero – il piglio veneto funziona, la gente lo segue. A patto, però, che parli come badi. E che non citi quindi Anatole France.
Così si prepara la campagna referendaria: eloquio semplice, stile attico, presenza costante, zero citazioni. Nordio deve andare in televisione e adattare il messaggio al mezzo.
In subordine, rispetto al ministro, a via Arenula si punta poi sul vice Francesco Paolo Sisto e sul sottosegretario Andrea Ostellari (“Due che in tv se la cavano”). Anche perché Meloni, com’è noto, ha deciso di defilarsi a meno che nelle ultime settimane gli oracoli non profilino il tracollo (in quel caso, ma solo come extrema ratio, sullo schermo ci andrà lei).
Al ministero della Giustizia studiano perciò i sondaggi, e si preparano allo scontro. Chiamano Ghisleri, Noto. E soprattutto mettono in agenda un duello. Un faccia a faccia – direbbe Minoli – ma su La7. A di Martedì. E poco importa che la vetta del contraddittorio, lì, sia Gratteri vs Gramellini. Carlo Nordio, per promuovere la riforma, sarà ospite di Giovanni Floris.
Il duellante? Si valutano lo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio, forse l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, addirittura Corrado Augias. L’uomo che un anno fa, proprio da Floris, accusò il ministro di essere molto veneto. Assai gaudente. Insomma, di essere un ubriacone (il gesto fu l’alzata di gomito).
L’avversario di Nordio, più che un parigrado, potrebbe essere allora un uomo del terzo, quarto, quinto potere. Un divo o semidivo della tivù contro il quale egli dovrà armarsi di frasi fatte ma affilate (anche perché per il savio il gomito è licenza e il citazionismo non è bandito).
Il problema del Sì, del resto, pare proprio la biodiversità dei sostenitori. L’eccesso di argomenti che disorientano l’elettorato. Andare in tv, dicono da via Arenula, è l’unica strategia. L’unico modo per spiegare in maniera semplice, alla casalinga di Voghera, le ragioni della riforma. Tanto più se finora ognuno è andato per conto suo. Con Antonio Tajani che ha aperto all’ipotesi di togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria, che s’è inimicato così la magistratura requirente, che soprattutto ostende il santino del Cav. quanto può. Con Giorgia Meloni, invece, che per sventare l’effetto-Renzi rasenta l’opossum e il Cav. non lo nomina quasi mai. E poi con Matteo Salvini che, tra Ponte e Open Arms, prende di petto i giudici... In più, nell’eccesso di argomenti, ci sono i comitati poco coordinati tra loro e poi gli scettici interni al Palazzo. Gli uomini, come Andrea Delmastro, che apprezzano “il sorteggio ma non la separazione”. (Il sottosegretario in quota FdI ospita spesso, nel suo ufficio, il procuratore del No Nicola Gratteri: sono intimi amici).
Tra oggi e domani, quindi, è prevista una riunione. Il Guardasigilli incontrerà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Obiettivo: dirigere gli spartiti, accordare i Sì, descrivere una linea più omogenea. E poi, ovviamente, vidimare l’opzione-Minoli: la cura televisiva contro gli oracoli infausti. L’anchorman Nordio contro i sondaggi che come i profumi s’annusano, certo, ma non si devono bere.
il generale e il centrodestra