Il caso
La Russa salva Meloni: al Senato si vota sulle comunicazioni di Piantedosi. Ma senza testo comune
La premier chiedeva un voto sulla relazione del ministro dopo gli scontri di Torino, ma le procedure parlamentari non lo consentivano. A metterci una toppa è stato il presidente di Palazzo Madama. Ma le opposizioni respingono l'appello unitario: "Non ci stiamo". E La Russa attacca: "Deluso"
Da Palazzo Chigi ieri era arrivata una proposta rivolta alle opposizioni. Giorgia Meloni chiedeva a Pd, M5s, Iv e Azione di votare tutti insieme una risoluzione per condannare le violenze ai danni degli agenti di polizia avvenute a Torino durante la manifestazione pro Askatasuna di sabato. Un voto che - diceva la nota diramata da Chigi - sarebbe potuto venire presto. Anzi prestissimo. Già durante le informative del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi a Camera e Senato previste per oggi. Solo che Meloni e soci non avevano fatto i conti con i regolamenti parlamentari. La relazione del ministro dell'Interno Piantedosi era prevista sia a Montecitorio, sia a Palazzo Madama sotto forma di "informativa". In questo caso - dicono i regolamenti - non avviene alcun voto. A Montecitorio Piantedosi ha parlato oggi alle 14, mentre già ieri sera il presidente del Senato Ignazio La Russa ha deciso di annullare l'intervento a Palazzo Madama, fissato inizialmente per le 16 di oggi pomeriggio. Inoltre, La Russa ha convocato per le 15 una conferenza dei capigruppo con uno scopo preciso: convincere i presidenti dei partiti di maggioranza e opposizione a trasformare l'"informativa" del titolare del Viminale in "comunicazioni". Una procedura parlamentare che, a differenza dell' "informativa", prevede in effetti un voto al termine della relazione del governo.
I capigruppo di Pd, M5s, Iv e Avs si sono detti contrari a questo cambio, e così, dopo il vano tentativo di moral suasion, La Russa ha deciso a maggioranza. Dopo il cambio di calendario, dunque, Piantedosi sarà domani al Senato per le sue comunicazioni. Con tanto di voto delle risoluzioni. "Per una volta sono deluso dai capigruppo", ha detto il presidente del Senato al termine della riunione. "Sarebbe stato meglio un calendario condiviso al 100 per cento, ma non è stato possibile". La Russa ha aggiunto di aver avanzato una bozza di documento comune. "Ho proposto di votare un testo che non anticipasse in nessuna misura eventuali contenuti del decreto sicurezza ma che fosse di principio, fondato esclusivamente su principi generali (quali quello della solidarietà alle forze dell'ordine e la necessità di rafforzarne efficienza e capacità sia in termini normativi che economici), ma purtroppo non c'è stata la possibilità neanche su questo documento di trovare i presupposti per dire sì alla comunicazioni". Anche questa proposta è stata rispedita al mittente da Pd, M5s, Iv e Avs che sono ora su tutte le furie. Così il capogruppo del Pd Francesco Boccia al termine della riunione: "C'è il tentativo di usare la sicurezza come clava politica contro l'opposizione, è vergognoso. Trasformano una tragedia in una brutta propaganda politica". Mentre il capogruppo del M5s Stefano Patuanelli annuncia: "Lavoreremo per definire una risoluzione unitaria, ma delle opposizioni".