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Di Segni (Ucei) spiega perché la definizione Irha di antisemitismo non vieta critiche a Israele
"È possibile criticare il governo israeliano così come si fa con gli altri governi. Anche in Israele il dibattito è vivo. Ma degli altri paesi, come la Russia, non diciamo che debbano essere cancellati", dice la presidente delle Comunità ebraiche italiane
"Nella definizione dell'Irha c'è scritto che è possibile criticare il governo israeliano così come si critica qualsiasi altro governo. È una definizione che fa capire quando c'è una situazione di antisemitismo. Non vuol dire criminalizzare tutte le situazioni. In alcuni dei Ddl presentati c'è il richiamo a questa definizione proprio per incardinare le diverse sfumature". Lo ha detto la presidente delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni a margine di un evento in Senato sul fenomeno dell'antisemitismo organizzato dal Senatore Maurizio Gasparri.
Dopo l'ìncontro la presidente dell'Ucei si è fermata a parlare del Ddl antisemitismo in discussione in Commissione Affari costituzionali: "È necessario un provvedimento del genere, ma non dobbiamo avere la presunzione che basta una legge a fermare l'antisemitismo", ha detto ai giornalisti.
Di Segni è poi tornata sulla definizione dell'Ihra, sottolineando che anche in Israele il governo è spesso criticato. Eppure, ha aggiunto, "anche quelli che sono i più duri oppositori, tutti, non mettono in discussione mai chi è Hamas, cos'è il terrorismo e che Israele ha il diritto di esistere in sicurezza. La demonizzazione del nostro stato e il fatto di considerarlo come il responsabile di tutti i mali di questo mondo, ecco quello sì che è antisemitismo".
Il confronto su Viale Mazzini