Foto ANSA
Tra
Sul decreto per Kyiv, Conte e Vannacci parlano la stessa lingua. Sponde e fronde
Licheri: "I leghisti sono i gattini al guinzaglio della Meloni". Il Movimento sfida il Carroccio sull'Ucraina così come fa il generale, che invita i colleghi i partito a non votare il provvedimento. Le assonanze su pace e sicurezza
Pace, sicurezza e Vannacci. Per fare gli auguri di fine anno, Giuseppe Conte ha rispolverato il suo marchio di fabbrica, la diretta social. Intanto apre cantieri (per il programma), allarga. Sulla politica estera si divincola, ancora una volta. Fino a trovare, con il decreto Ucraina, corrispondenze – apparentemente – improbabili nel generale al contrario.
“Avete fatto tantissime dichiarazioni ma poi la firma la mettete sempre”, dice il leader del M5s ai leghisti, incalza il Salvini di governo. Al Foglio i deputati del Carroccio, dal capogruppo Molinari in giù, hanno assicurato: “Il sostegno a Kyiv lo votiamo”. Il senatore M5s Ettore Licheri mette il carico e li definisce, parlando con questo giornale, “i gattini al guinzaglio della Meloni. Miagolano di notte ma di giorno firmano tutto quello che la padrona mette loro sotto il muso. C’è da capirli. E’ il loro modo di comunicare: ehi, esistiamo ancora a Roma”. I pentastellati ci sguazzano, provocano. Mentre Conte si infila nella contraddizione, invita i parlamentri del Carroccio a ripensarci quando il provvedimento licenziato nel Cdm del 29 dicembre arriverà in Aula. Parla il capo M5s, i suoi deputati, ma il concetto è molto simile a quello espresso dal generale al contrario, il vicesegretario della Lega che ha passato gli ultimi giorni dell’anno a smontare “le acrobazie lessicali” che mascherano l’invio di armi e “una guerra persa”. A chiedere che il Parlamento non approvi, scommettendo su quei leghisti come Domenico Furgiuele, Rossano Sasso o Edorardo Ziello per esempio, che mostrano segnali d'insofferenzao rilanciano direttamente le dichiarazioni del generale.
Non solo. Gli ordini del giorno depositati a Montecitorio dal M5s sulla manovra, quelli presentati in Aula proprio dall’ex premier – con tanto di ennesimo psicodramma sfiorato nel Pd, tra astensioni e contrarietà dei soliti riformisti – potrebbe averli scritti a quattro mani con Vannacci. E mentre l’ex premier invita il governo a “definanziare la corsa al riarmo” perché le priorità sono altre, il generale leghista le mette in fila nelle interviste e nei post, con i lanci d’agenzia: “Sanità, sicurezza, lavoro, pensioni, infrastrutture, scuola e ricerca”. Entrambi ritengono che quella di Zelensky “sia una guerra persa”, che l’Europa abbia fallito. Ricorrono a un vocabolario spesso sovrapponibile e certe assonanze ritornano anche sul tema sicurezza, sulla “gente che ha paura a uscire di casa”.
E’ il solito Conte, si dirà. Il leader trasversale che manda in tilt gli alleati del Pd e continua a sparigliare. Ma le ragioni non gli mancano. Ci sono quelle politiche e poi le logiche del consenso, se è vero che nell’anno appena concluso il suo Movimento – sebbene ancora lontano dai dem – è la forza cresciuta più di tutte. Ma soprattutto l’ultima rilevazione di Youtrend racconta che il capo del M5s è considerato dagli elettori il leader d’opposizione più competitivo in un testa a testa con Giorgia Meloni: arriverebbe al 49,9 per cento contro il 50,1 della premier. Con Elly Schlein in campo il dato per il centrosinistra si ferma al 46,4 (e meglio di lei farebbero anche Antonio De Caro, Silvia Salis e Paolo Gentiloni). Conte dunque tira dritto. Nel suo messaggio di fine anno ha rispolverato l’armamentario da premier (pandemia amarcord) per attaccare il governo, “la casta”, la “restaurazione” sulla giustizia. E per ripercorrere le mobilitazioni pacifiste: contro il riarmo a Strasburgo e poi all’Aia, in occasione del vertice della Nato, quando il M5s convocò una contro manifestazione europea. Mentre nei prossime mesi, dopo la battaglia sul referendum arriverà il momento delle iniziative per il programma del Movimento. Subito dopo le regionali Schlein voleva il tavolo comune, s’è ritrovata a inseguire di nuovo annunciando il tour parallelo del Pd. Si rivedranno forse dopo la primavera. Intanto Conte allarga, si rivolge “non solo agli iscritti, ma a tutti i cittadini, a prescindere dai colori politici e dalle sensibilità ideologiche”. E dice: “Sarà un grandissimo cantiere”. C’è posto anche per Vannacci e la sua fronda leghista?