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La Situa

L'ingiustificata euforia del centrosinistra dopo le regionali

Claudio Cerasa

Le elezioni in Campania, Puglia e Veneto non cambiano gli equilibri: confermato lo status quo, con un centrosinistra più coeso ma senza leadership, una Lega divisa tra modelli opposti e nessuna spinta capace di incrinare davvero il governo

Il dato politico delle regionali è più sobrio di quanto dica l’euforia del centrosinistra. Il 4-2 del 2022 sembrava un segnale, il 3-3 di oggi è un pareggio che fotografa lo status quo: le otto regioni vinte nel 2021 restano tali, senza spostamenti significativi. Il centrosinistra non conquista nuovi elettori, non si allarga, ma almeno oggi è una coalizione vera e può competere. L’algebra c’è, la leadership ancora no. La Lega modello Vannacci-Salvini arretra, quella modello Zaia cresce e supera anche Fratelli d’Italia. Il M5s non va bene, ma Conte porta comunque a casa più di quanto sembri. Per la terza volta – dopo Europee e Jobs Act – la spallata al governo non arriva. E la famosa spinta che in teoria dovrebbe premiare chi sta all’opposizione, al momento, non si vede.

   


   

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