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Israele, ma non solo. L'opposizione a Meloni è un lavoro usurante

Claudio Cerasa

Un governo che non sbaglia quasi nulla in politica estera. Che si rimangia le discutibili promesse del passato, dalla legge Fornero agli extraprofitti bancari, al Pos. Fare opposizione non è facile, ma nemmeno impossibile: basta guardare a Foggia o Bologna

Israele, certo, ma non solo. Diciamoci le cose come stanno. Noi la critichiamo, la sfottiamo, la schiaffeggiamo e spesso la malmeniamo. Ma la verità è che oggi, in Italia, fare opposizione è diventato un mestiere terribilmente difficile. Non perché non vi siano elementi per criticare l’azione del governo. Ma perché, almeno finora, l’opposizione più forte al governo è stata quella che ha prodotto, alimentato e generato lo stesso governo. Provateci voi a fare opposizione a un governo che passa il tempo a cancellare le sue promesse del passato. E provateci voi a fare opposizione a un governo che passa il tempo a correggere ciò che ha già approvato. E provateci voi a fare opposizione a un governo che passa il tempo a rimangiarsi ciò che ha deliberato. E provateci voi a fare opposizione a un governo che non sbaglia quasi nulla in politica estera (difesa di Israele, difesa dell’Ucraina, difesa dell’atlantismo). E provateci voi a fare opposizione a un governo che si allontana dai suoi amici storici e si avvicina ai suoi nemici storici.

 

Qualche piccolo esempio per capire di cosa stiamo parlando.

 

Ricordate quante volte il centrodestra, quando era di lotta, ha promesso ai suoi elettori che avrebbe fatto qualsiasi cosa per migliorare le pensioni minime, per abbassare l’età pensionabile, per abbattere la riforma Fornero? Risultato: la nuova legge di Bilancio non prevede nulla sulle pensioni minime, aumenta l’età pensionabile, introduce delle penalizzazioni per chi vuole andare in pensione con le nuove norme e certifica che sul tema della sostenibilità dei conti pubblici, sul fronte pensioni, la legge di cui essere orgogliosi è quella fatta nel 2011. Indovinate da chi? Naturalmente da Elsa Fornero.

 

Un secondo esempio è quello che si è visto negli ultimi giorni con un’altra promessa identitaria. Era agosto, lo ricorderete, e il governo, per dare una prova di forza, per dare una dimostrazione di coerenza con le proprie promesse del passato, decise di portare, in modo irruento, in Consiglio dei ministri, una norma choc: una tassa sugli extraprofitti delle banche. Senso dell’operazione: avete guadagnato troppo, cattivissime banche, e ora noi vi castighiamo, e pazienza se qualche mercato cattivo ci punirà con qualche punto di spread in più. La norma simbolo del governo coerente ha fatto poi la fine che sappiamo: la legge è stata prima rivendicata, poi contestata, quindi svuotata, e il risultato è che quella legge che doveva prevedere un gettito di due miliardi produrrà, secondo le stime di Confindustria, un gettito pari a zero miliardi.

 

Motivo: la tassa da imperativa è diventata opzionale (la norma prevede che, invece di pagare, gli istituti possano accantonare a riserva, ed è questa la strada intrapresa sia da Intesa Sanpaolo sia da Unicredit). Effetto buffo: gli unici ad aver mostrato contrarietà a questa norma non sono stati i grandi partiti d’opposizione (M5s e Pd erano d’accordo con il governo) ma sono stati gli eletti di un partito del governo (Forza Italia).

 

Le promesse del passato dunque vengono cancellate. Le promesse del presente vengono archiviate. Gli amici di un tempo, da Orbán a Trump, vengono sostituiti dai nuovi amici del presente, da Macron a Biden. E se si aggiunge il fatto che quello che doveva essere il grande tasto dolente del governo, la politica estera, è diventato il punto di forza di Meloni, così di forza che all’ultimo passaggio in Parlamento, quando ha parlato di politica estera, Meloni è stata applaudita anche dal Pd, si capisce quanto possa essere dura, oggi, la vita dell’opposizione. Un’opposizione, il Pd, per essere coerente con sé stessa dovrebbe passare il tempo a screditare Meloni mostrando tutto ciò che Meloni ha cambiato rispetto al passato, avvicinandosi dunque alle posizioni del Pd.

 

Un’altra opposizione, il M5s, per poter provare a conquistare i voti in uscita dalla maggioranza dovrebbe rimproverare la maggioranza per aver fatto quello che l’opposizione chiede da sempre: cambiare idea. Non è facile la vita dell’opposizione ai tempi di Meloni, e non è facile fare opposizione a un governo che, oltre che cambiare idea su molte cose, fa quello che l’opposizione quando era al governo ha provato a fare senza successo. Avete presente il Pos? Bene. Il Pd e il M5s hanno rimproverato a lungo Meloni per essere contraria al Pos. A dicembre dello scorso anno, come ricorderete, effettivamente il governo aveva intenzione di limitarne l’uso. Oggi, un anno dopo, la situazione si è capovolta, e il governo il Pos invece che limitarlo lo ha addirittura esteso (anche alle tabaccherie).

 

E’ dura fare l’opposizione al governo Meloni, anche se sull’economia, sulla crescita, sul debito, sul Pnrr ci sarebbero praterie per mettere in difficoltà la presidente del Consiglio. Ma è anche dura fare opposizione al governo Meloni senza rendersi conto, all’opposizione, che la strategia per battere un domani la destra esiste ed è una strategia di fronte alla quale le opposizioni oggi fanno finta di nulla, dividendosi, litigando, portando avanti battaglie che spesso sembrano essere costruite più per attaccare le opposizioni che per attaccare il governo.

 

E la strada è una. Fare come è successo a Foggia. Fare come è successo a Bologna. Fare in parte come succede a Napoli. Mettersi tutti insieme, fare fronte comune, costruire su pochi punti un’alleanza che vada dal M5s ad Azione passando per il Pd e Italia viva, e occuparsi di trovare, in mezzo a mille litigi, qualche punto di contatto. Fare l’opposizione al governo Meloni non è semplice. Ma fare un’opposizione lasciando al governo il ruolo dell’opposizione e schierando l’opposizione contro l’opposizione è un’operazione che non sarebbe riuscita probabilmente neanche al miglior Tafazzi. Creatività, responsabilità, unione, visione. E pacche sulle spalle quando il governo, smentendo se stesso, fa la cosa giusta (politica estera compresa). L’alternativa a Meloni, se si vuole, la si costruisce partendo da qui.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.