Cultura ecumenica

Il senso di Sangiuliano per il metodo Franceschini, con tanti sorrisi a sinistra

Marianna Rizzini

Come evitare "l'effetto boomerang" dopo gli attacchi da destra a direttori di museo e affini

Roma. Quelli parlano (sbraitano?), lui tace. Quelli sottolineano distanze, lui a distanza ci si tiene, ma dalle polemiche destra-sinistra. Lo scambio di strali infuria, e lui si esprime, sì, ma su altri argomenti e con toni inclusivi su X, l’ex Twitter. E insomma, sarà perché ha un passato di “navigato uomo Rai”, come ha detto Paolo Mieli su Radio24, ma il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, dopo i primi mesi mediaticamente burrascosi (culmine l’ammissione di non aver letto i libri candidati al premio Strega), e proprio mentre da destra piovono attacchi sul direttore del museo Egizio di Torino Christian Greco, si è spostato su una posizione quasi quasi democristiana, nel senso della realpolitik e soprattutto del non volersi tirare la zappa sui piedi. Non per niente ieri, il vero ex democristiano e predecessore di Sangiuliano nonché senatore dem Dario Franceschini, intervistato da Repubblica, ha detto che la cultura “è un terreno che dovrebbe essere tenuto fuori dagli scontri politici perché è un patrimonio comune del paese, la nostra carta d’identità nel mondo…all’estero la prima cosa che viene in mente pensando all’Italia è arte, bellezza”, e “ritenere che chi governa debba nominare solo fedelissimi è sbagliato e rischia di rivelarsi un boomerang”. Lo ha detto anche Vittorio Sgarbi, che l’effetto-boomerang è in agguato, difendendo da destra Greco, il suddetto direttore attaccato da Maurizio Marrone, assessore di FdI in Piemonte (“non lo confermerei”) e da Andrea Crippa, vicesegretario delle Lega anche autore di dichiarazioni che non lasciano nulla alla diplomazia: “Faremo di tutto per cacciarlo”, ha detto. Non bastasse, Crippa ha fatto balenare l’idea di “chiedere” proprio al ministro Sangiuliano di rimuovere Greco dall’incarico. Ma Sangiuliano, da ex uomo Rai o da uomo che di affondare non ha alcuna intenzione, non ha raccolto, impegnato com’è a mostrare un volto di disponibilità a tutto il vasto mondo culturale che da decenni guarda naturalmente a sinistra e la cui non-belligeranza (quantomeno) si rende necessaria se si vuole evitare un percorso accidentato. Ed ecco allora Sangiuliano lodare senza indugio il regista di “Io capitano” Matteo Garrone, a Venezia, al momento della consegna del Leone d’Argento; ed ecco sempre Sangiuliano, viste le lodi espresse, rendere fertile il terreno che ha portato alla candidatura all’Oscar per l’Italia dello stesso Garrone. Ed ecco ancora lui, il ministro, che nei suoi consigli letterari del giorno, più che puntare a cancellare l’ormai incancellabile gaffe dello Strega, si mette a indicare non soltanto “Il signore degli Anelli” di Tolkien, la prima cosa che ci si aspetterebbe da lui, ma anche, a sorpresa, “Il tuffatore” di Elena Stancanelli (ed. La nave di Teseo), e cioè il libro di una scrittrice e sceneggiatrice di chiara fama progressista, anche editorialista su Repubblica. Non passa giorno che Sangiuliano non posti un consiglio librario, dividendosi equamente tra la narrativa e la saggistica, senza curarsi delle predilezioni politiche degli autori (c’è lo storico di sinistra Luciano Canfora accanto a professori di centrodestra accanto a volumi classici del pensiero liberale, da John Locke in giù). Certo, c’è chi l’ha facilitato, e proprio dal mondo culturale che guarda a sinistra, con frasi che hanno per così dire reso possibile un ponte con i sovranisti duri e puri: è accaduto dunque che molti, a destra, abbiano applaudito l’attore Pierfrancesco Favino, sincero democratico, per le parole autarchiche sugli attori stranieri che non dovrebbero impersonare personaggi italiani, e c’è chi, come il presidente meloniano della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, ci ha visto addirittura una battaglia contro “l’appropriazione culturale”. E magicamente il ponte è arrivato sull’altra sponda, dove Sangiuliano presidia l’area di color che son sospesi sul grande mare del pericolo-discredito, ben decisi a non finire tra quei flutti. 
 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.