Il caso

Meloni porge la mano a Salvini sul Ponte. Ma si trova circondata dai tassisti

Simone Canettieri

Via libera alla norma per superare il tetto agli stipendi sulla grande opera. La destra intanto si ritrova circondata dalle proteste delle auto bianche. Sullo sfondo il caso De Angelis: non si dimetterà, nonostante le critiche di Forza Italia

Doveva essere l’ultimo Consiglio dei ministri prima delle ferie, con la testa già alla spiaggia e all’ombrellone. Quello del “ci rivediamo a fine mese, fate i bravi”. Invece Giorgia Meloni si è trovata davanti a una serie di grane che messe in fila hanno quasi rischiato di mandarle di traverso l’ultimo Cdm. Si parte dai taxi. L’annuncio dell’intervento del governo, per la prima volta da quando la destra guida Palazzo Chigi è riuscito a unire i sindacati: dall’Ugl alla Cgil con la minaccia dello sciopero. Il tassista, specie a Roma ma anche a Milano, è l’elettore tipo di Fratelli d’Italia, prima di esserlo della Lega, partito di Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, titolare del provvedimento che vuole aumentare fino al 20 per cento le licenze  che i comuni capoluogo di regione, città metropolitane e città sede di aeroporto internazionale possono concedere.  Oltre a questo c’è stata la faccenda del Ponte sullo Stretto e la possibilità  di derogare al tetto agli stipendi dei manager (fissato a 240mila euro) e anche alle assunzioni dei dipendenti. Sullo sfondo,  la storia di Marcello De Angelis, il capo delle relazioni istituzionali della regione Lazio, attaccato per un post sulla strage di Bologna. Con un occhio la premier ha  gestito questa storia che viene da lontano.  


Non è tanto il merito delle affermazioni di De Angelis ad aver allarmato Palazzo Chigi (tutti in FdI la pensano come lui a microfoni spenti), ma le reazioni di Forza Italia. Da Maurizio Gasparri a Giorgio Mulè passando per Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo ne hanno chiesto le dimissioni. Rafforzandolo agli occhi della leader, certo, ma facendo scattare un campanello d’allarme sulla nuova linea del partito fondato da Silvio Berlusconi, costretto a distinguersi per evitare di non finire appiattito su Fratelli d’Italia. Un fatto che Meloni si è scritta nel suo quadernino degli appunti che si porterà in vacanza (partenza prevista: sabato prossimo).

Alla fine, il Consiglio dei ministri ha confermato le intenzioni della vigilia, nonostante le polemiche che lo hanno accompagnato prima, durante e dopo. E’ il caso dei taxi: c’è l’incremento del 20 per cento rispetto alle licenze esistenti, aperto a nuovi operatori. “Con una procedura più celere, certa e semplificata, rispetto all’assetto normativo previgente”, dicono dal governo. Esclusa l’ipotesi di cumulabilità delle licenze definitive. Analoghe semplificazioni e accelerazioni per le procedure inerenti le licenze temporanee, prorogabili per 24 mesi. Si apre adesso uno scenario inedito per il governo con una categoria, quella degli autisti delle auto bianche, pronta alla serrata. Quando in passato l’esecutivo guidato da Mario Draghi provò a intervenire sulle licenze fu proprio la destra di Meloni a prendere le parti dei tassisti con la sponda, da dentro la maggioranza, della Lega. E alla fine il provvedimento saltò con tanto di manifestazioni davanti a Palazzo Chigi e lancio di bombe carta (il governo sarebbe caduto, per altri motivi, dopo pochissimo tempo). 

Questa volta qualcosa si muove, almeno a leggere le reazioni della categoria dei conducenti. Per Italia viva, come spiega la coordinatrice Raffaella Paita, non è abbastanza: “E’ un finto riordino, e gli utenti continueranno a non trovare taxi”.  

Sul Ponte dello Stretto, invece, si registra la soddisfazione di Matteo Salvini. Segno che la cena di domenica sera a Bolgheri, in Toscana, con la premier (rivelata dal Foglio) ha dato i frutti sperati. E’ la grande opera sulla quale punta il ministro delle Infrastrutture per rilanciarsi in vista delle europee. E dal Cdm è arrivato un segnale distensivo, figlio di una trattativa delle ultime ore. Alla fine ci sarà una deroga per gli stipendi dei tecnici, ma non del cda del Ponte, ma per per gli esperti che si occuperanno dell’infrastruttura sì. E’ la prima volta che accade, e dunque per il governo è un precedente. Per Salvini il bicchiere non è pieno, ma nemmeno vuoto. Soprattutto alla luce dei decreti omnibus (si chiama Asset) in cui dice “di aver portato a casa un sacco di roba”: dalla fissazione dinamica delle tariffe da parte delle compagnie aree per fronteggiare il caro voli al possibile utilizzo del golden power per l’intelligenza artificiale, dai macchinari per la produzione di semiconduttori, alla cybersicurezza. Di tutto di più, in questo Consiglio dei ministri come il via libera anche alle norme contro i piromani per fronteggiare l’emergenza incendi dolosi e per non parlare dei super poteri concessi anche sulle metropolitane per il commissario del Giubileo 2025, e cioè il sindaco Roberto Gualtieri. Tutti alla fine hanno potuto piantare una bandierina in quest’ultimo appuntamento. Rimane la storia di De Angelis: oggi si conoscerà la decisione del governatore del Lazio, dopo l’incontro di questa sera. Da quanto trapela non dovrebbe dimettersi, soprattutto dopo il post su Facebook pieno di scuse (a partire dal Quirinale). Le premesse lasciano pensare una ricucitura. L’ultima parola spetterà comunque Meloni, anche questa volta.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.