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Editoriali

Una delega fiscale da prendere sul serio

Redazione

Meno flat tax, più pragmatismo. Sul fisco il governo ha una prateria ma deve abbandonare espressioni come il "pizzo di stato"

La fase di studio della delega fiscale finisce oggi con la presentazione degli ultimi emendamenti in commissione. E il calendario detta le priorità, perché questi sono anche gli ultimi giorni utili per fare in modo che il cammino della delega si possa intrecciare virtuosamente con quello della prossima manovra. Secondo il viceministro Maurizio Leo la delega sarà approvata entro la fine dell’estate e da gennaio si potrà cominciare a vedere i decreti attuativi. Dalle campagne elettorali confondenti in nome dell’inusitata e impossibile flat tax al recente e scivolosissimo accenno al “pizzo di stato” c’è solo da recuperare terreno. Più il governo abbandonerà queste espressioni (quanto al pizzo di stato ha ragione su questo e solo su questo Schlein: semplicemente frasi ridicole) e anche la visione del fisco che si portano dietro i vecchi populismi e meglio sarà. E le notizie che arrivano dalla commissione danno qualche indizio positivo. Non c’è solo il piatto forte, con la riduzione delle aliquote e l’avvio di una molto graduale riduzione del loro peso assieme alla cancellazione dell’Ires e all’adozione di una fiscalità che incentivi gli investimenti produttivi. Ci sono proposte di innalzamento del tetto per applicare la tassazione ad aliquota unica ai professionisti, e questo sarà un tema di scontro politico. Ma la mano potrebbe essere vinta dai liberali se ai vantaggi offerti alle partite Iva si accompagnerà una pari attenzione ai redditi da lavoro dipendente, come, va riconosciuto, il governo ha già cominciato a fare con il taglio del cuneo contributivo. C’è l’intenzione di rendere più favorevole al contribuente l’attività di riscossione, ad esempio con la rateizzazione in sei scadenze del pesantissimo appuntamento di novembre con l’erario. E, lo dice anche un ministro come Carlo Nordio, serve ancora molta semplificazione, altrimenti “anche a carico del più onesto degli imprenditori, desideroso di pagare fino all’ultimo centesimo e con a disposizione un esercito di commercialisti, si finirebbe sempre per trovare qualche violazione fiscale”.

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