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verso le regionali

Il vizietto dell'appello che rispunta al capezzale rossogiallo

Da Barca a Montanari, passando per la nostalgia delle nozze sfumate, come ai tempi dello streaming. Tutti gli intellò per l'intesa M5s-Pd nel Lazio

Dove non arriva la realtà, spunta l’appello. Non bastavano infatti, al Pd in panne, i mesi duri del dopo voto e quelli forse ancor più duri del pre-congresso. Né bastavano quei numeri così impietosi, tra sondaggi che danno il partito sotto al 15 per cento e valutazioni empiriche che intristiscono proprio a inizio anno (meno iscritti, meno voci amiche sui social). Per non dire del caso Qatar, cruccio natalizio e primo punto in agenda a gennaio, con il Pd che, in Europa, si dice pronto a votare sì alla revoca dell’immunità per Andrea Cozzolino. Tantomeno sembra bastare l’osservazione delle mosse dell’ex premier e leader m5s Giuseppe Conte (della serie: mi allargo fin dove si può, fagocitando le terre pd).  No, ci voleva qualcosa di antico, in formula però rinnovata, per potersi avvolgere ancora di più nelle tele della speranza (anche vana): ed ecco che l’appello intellettuale-scientifico-politico giunge a trattenere sulla via paludosa dell’intesa sfumata rossogialla, proprio quando ci si era ormai quasi rassegnati a cambiare rotta. Un appello come ai tempi dell’incaponimento verso gli allora Cinque Stelle del boom, nel 2013, quando ci fu chi, nel mondo accademico e culturale (da Dario Fo in giù), non volle rinunciare oltre ogni evidenza ad avanzare la richiesta: fate un governo con il M5s (ma erano i tempi in cui la natura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si presentava assai matrigna per i volenterosi alla Pierluigi Bersani, e infatti, nonostante i tentativi in streaming, non se ne fece nulla). Oggi invece – ultimo in ordine di tempo ma non certo di importanza – si è scomodato persino il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, per unirsi al coro di coloro che chiedono a Pd e Cinque stelle di non dividersi, pena la consegna del Lazio alle truppe nemiche della destra.

“La sinistra, i progressisti e gli ambientalisti hanno rinunciato a governare il Lazio”, si legge nell’appello sottoscritto dal Nobel oltre che, tra gli altri, da Luciana Castellina, Christian Raimo, Tomaso Montanari e dall’ex ministro Fabrizio Barca, ex papa straniero invano incaricato, anni fa, di dare una mano a risollevare il Pd da batoste meno gravi dell’ultima,  con un viaggio al centro del disagio a sinistra. “La scelta incomprensibile di presentarsi divisi contro il candidato dell’intero centrodestra Francesco Rocca rende sostanzialmente inutile la competizione elettorale del 12 febbraio nella Regione Lazio. E in qualche caso chi ha preso questa decisione si prepara persino a festeggiare cinicamente la propria sconfitta”, si legge nel prosieguo dell’appello, il cui corollario è la richiesta di auto-esclusione (o di Alessio D’Amato, candidato governatore per Pd e Terzo Polo, o di Donatella Bianchi, candidata M5s). Nel Lazio dove la sinistra a sinistra del Pd si divide in tre (Sinistra civica ecologista, Europa verde e progressisti per Conte), e dove il Pd ha faticosamente raggiunto con il Terzo polo l’accordo su D’Amato, l’appello vorrebbe colpire nell’orgoglio chi ha governato la Regione e il paese, partendo dal j’accuse su Twitter di Barca: “Pd e M5S nel Lazio siete grotteschi. Chiudetevi in una stanza. Datevele di santa ragione. Trovate un punto di caduta, accordatevi su cinque obiettivi, concordate una bella giunta. E uno o una dei due candidati si ritiri e faccia il numero 2 dell’altra o altro. Non diteci che è impossibile”. Fatto sta che, nel giro di poche ore, il j’accuse è diventato virale presso i nostalgici dell’intesa Pd-M5s (il firmatario Raimo, su Facebook, definisce le regionali possibile “suicidio politico. Non si sa perché Pd e M5s abbiano deciso di consegnare alla destra peggiore il governo della regione, presentandosi divisi senza nemmeno aver provato a immaginare una competizione elettorale”). Sul piano della realtà, intanto, c’è chi ricorda, dal Pd locale, “che non era un altro Conte quello che ha fatto quello che ha fatto negli ultimi mesi di governo Draghi”. Ma ormai l’appello è in cammino, a dispetto delle tante volte in cui simili missive pubbliche sono rimaste accartocciate nelle spire delle nozze rossogialle così nere per il Pd. 

 

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