(foto Ansa)

Il lento ritorno di Draghi: un futuro da conferenziere

Simone Canettieri

E’ uscito il libro con i discorsi dell'ex premier. Allo studio ci sono una serie di conferenze per l’anno prossimo, ma niente politica

Rifiuta gli inviti, declina le offerte di lavoro. Si sta riposando dopo seicentosessantasei giorni di trincea, dice chi lo conosce. Roma-Milano-Londra-Città della Pieve. Andata e ritorno. Il primo mese da ex premier l’ha passato così: famiglia e amici. E però Mario Draghi non esclude un ritorno sulla scena pubblica. Con calibrate, ma significative iniziative. Già l’anno prossimo. L’idea dell’ex banchiere, che a 76 anni non vuole fare il nonno full time, è quella di partecipare a un ciclo di conferenze in giro per il mondo. Si è dato sei mesi sabbatici, poi tornerà.  Intanto, c’è un indizio: il libro che raccoglie i suoi discorsi, fresco d’uscita. 

Si intitola “Dieci anni di sfide-scritti e discorsi”. E’ la raccolta ragionata e autorizzata delle parole draghiane. Lo ha pubblicato Treccani Libri. Il tomo è introdotto da Lionel Barber, per 15 anni direttore del Financial Times. L’idea è venuta a Marco D’Alberti, già collaboratore del premier a Palazzo Chigi e dallo scorso settembre giudice costituzionale, perché siede anche nel consiglio scientifico dell’istituto enciclopedico. Un libro per ritornare sulla scena come da italica tradizione? No. Non vuole candidarsi alle primarie del Pd e nemmeno scalare la Lega. Ma la ribalta editoriale, si sa, fa venire in mente subito strani pensieri. Stando a quanto trapela sarà così a metà. Draghi non ha dato disponibilità per le presentazioni. Né tra i relatori né fra il pubblico in sala. Parleranno le sue parole. E anche questo la dice lunga sul personaggio: abituato a essere evocato più che toccato. Di sicuro si tiene alla larga dalla politica italiana. Certo, un filo sottile con il nuovo governo è rimasto. Si parla di contatti sporadici con Giorgia Meloni, ma anche con Giancarlo Giorgetti. Idem con i vertici del ministero dell’Economia. C’è chi dice “l’ho sentito”. Ma sarà vero? Di sicuro all’ex banchiere non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di parlare della politica italiana. Lo faceva già prima, quando doveva, a malincuore. Figurarsi se trapela un commento sulla manovra di chi lo ha sostituito. 

 

Ai tempi della Bce lo chiamavano Mr Somewhere Else. E cioè il Signor Altrove. Perché lo cercavano a Francoforte e magari stava a Roma. E anche in questa nuova fase Draghi sembra muoversi sempre sulla scia dei silenzi calibrati. Ma dov’è Mario? Pare che abbia detto “no, grazie” a una proposta del fondo d’investimento BlackRock. Così come per il momento ha rifiutato inviti a tenere lezioni e discorsi pubblici. Ma è stata una scelta dettata dal tempo. E’ tutto ancora troppo prematuro. La campanella passata a Meloni ancora suona. Tuttavia nel prossimo futuro di Draghi c’è l’intenzione di esserci. Partendo con un ciclo di conferenze. Magari fuori dall’Italia, sempre per non sembrare di essere tornato per un controcanto. Meglio all’estero. Quando? “Non ora, ma nemmeno fra tanto tempo”. Provò a fare il nonno d’Italia, non sembra intenzionato a fare il nonno a Città della Pieve. 

 

L’ipotesi della segreteria generale della Nato rimane in sospeso tra i chissà senza tanta convinzione del diretto interessato. Abituato a esserci senza non esserci. Come sanno bene anche in Bankitalia, dove conserva comunque un ufficio. Lo descrivono di buon umore e dunque si vuole divertire. “Per ora no, ma in futuro può darsi di sì”, risponde a chi lo cerca per ospitarlo. E’ il suo modo per preservarsi per evitare l’inflazione. E dunque bisogna scendere fra le pagine del libro che gli ha confezionato Treccani. Cosa contiene? I giovani, la vocazione europeista, la fiducia nelle istituzioni, l’ispirazione ai grandi intellettuali della storia (da Cavour a Caffè, da Monnet a De Gasperi). C’è il Whatever it takes del luglio 2012, ma anche il discorso al Meeting di Rimini del 2020, in piena pandemia, gli interventi da premier in Aula, ma anche quelli a Washington e a New York. Uno Zibaldone dal sapore esortativo. Per indicare la rotta nel solco della retorica occidentale. E quindi dov’è Mario? Non sarà alle presentazioni del suo libro, ma dice di essere pronto a ripresentarsi. Il lento ritorno di Mister Altrove.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.