L'evento

Il “one man show” di Conte è l'inizio di un M5s senza Grillo

Gianluca De Rosa

Il presidente dei 5 stelle presenta a Roma programma e candidati. Il fondatore non c'è, ma nessuno sembra accorgesene. Standing ovation per Paola Taverna e gli altri big che non saranno candidati. Solo l'ex sindaca di Roma Virginia Raggi è relegata in 25esima fila

Bisogna ammettere che c’è un certo entusiasmo.  L’appuntamento è alle 16.30 all’auditorium della Conciliazione di Roma. Giuseppe Conte presenta “Dalla parte giusta”, il programma del M5s. Un po’ Matteo Renzi, un po’ Steve Jobs. Metà Leopolda, metà ostensione del nuovo iPhone. Il suo è un one man show studiatissimo. Camicia e pantaloni scuri, scarpe da ginnastica, tablet stretto tra le mani, l’ex presidente del Consiglio si presenta da solo sul palco. Tre regie curano audio, luci e anche il maxischermo che campeggia dietro al capo dei grillini. Le luci variano d’intensità in base al suono della sua voce e alla forza degli applausi in sala. Per restituire il senso di “una grande comunità”, mentre il presidente del M5s parla, sul grande schermo alle sue spalle sono collegati da tutta Italia ex parlamentari e candidati. Li ha istruiti in mattinata Rocco Casalino con una mail in cui spiegava loro come fare per garantire il successo dell’evento. “Inquadrature di qualità e luminose” con librerie sullo sfondo e “partecipazione attiva”: applaudire e intervenire se chiamati. E infatti Conte ne tira subito in ballo uno, l’ex deputato Massimo De Rosa: “Che si dice Massimo?”. E siamo partiti.


Ma già all’ingresso si percepisce la sensazione di una grande rimpatriata. Baci, abbracci e “mah guarda chi si rivede!”. Il vicepresidente del Parlamento europeo Massimo Castaldo, grande grande e tombolotto, tra una stretta di mano e l’altra esulta: “Saremo la sorpresa di queste elezioni”.  Gli attivisti che hanno risposto all’appello sono tanti. Si inizia con il ricordo di Matteo Incerti, storico attivista scomparso improvvisamente ad agosto. Ma la standing ovation  arriva quando Conte lancia un video con le gesta di Paola Taverna, Roberto Fico, Alfonso Bonafede, Danilo Toninelli e gli altri che non torneranno in Parlamento per il vincolo del secondo mandato. Quasi tutti seduti in prima e seconda fila. “Se siamo qui è merito loro”. La sola a non essere né ricordata, né citata è l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi. E la dimenticanza è anche plastica, perché l’ex prima cittadina è l’unica lasciata indietro. Nonostante il nuovo look, con taglio corto dei capelli e i tanti selfie richiesti all’ingresso, siede in venticinquesima fila.

Se l’estetica porta alla vecchia stazione fiorentina, la Leopolda di Renzi, i toni ricordano invece il Vaffaday. E’ tutto un “siamo una forza scomoda che subisce un continuo accanimento mediatico” o “con noi non darete il voto ai mestieranti della politica”. Ma Beppe Grillo non c’è. Non c’è più. Dal fondatore non arriva neanche un videomessaggio. Conte si premura di rassicurare la platea: “E’ qui con il cuore, parlo con lui tutti i giorni... è un vulcano di idee”.  Ma in fondo forse non importa. Qui l’entusiamo è tutto per Giuseppe. Lo spiega la signora Domenica, 71 anni, storica attivista. “Finalmente con Conte e senza il Pd si è tornati a respirare un po’ di entusiasmo, stavo per mollare ma Conte mi ha convinto, mentre Beppe da quando è morto Casaleggio non capisce più niente”.


In teoria si presenta il programma. Ma è quasi un pretesto per presentare i candidati  “della società civile”. Dall’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, al professore di diritto civile Livio De Santoli. Versione aggiornata e migliorata di quando, nel 2018 al tempio di Adriano, fu Luigi Di Maio a presentare come candidato ministro della pubblica amministrazione l’avvocato Giuseppe Conte da Volturara Appula.


Conte ammicca anche al Pd. Lo fa con un elenco di necrologi. Prima, parlando del Pnrr, appare sullo sfondo una foto di David Sassoli. Non si sa se la folla applauda lui o le gesta bruxellesi dell’avvocato, ma Conte ne approfitta subito: “Quest’uomo merita un applauso, riconosciamo i meriti al di là delle appartenenze partitiche”. E poco dopo lo stesso applauso  lo chiede anche per Angelo Vassallo “un sindaco del Pd, a Pollica, che il Pd ha dimenticato, si batteva per la tutela dell’ambiente, contro le infiltrazioni criminali ed è stato assassinato il 5 settembre 2010”. Lo fa per presentare il fratello, Dario, candidato dal M5s in Cilento. Si chiude con tutti sul palco. La rincorsa è partita. E il M5s ormai è praticamente suo.