Corsari contro duchi

La Lega del pugnale. Molinari e Fedriga si preparano per il dopo Salvini. Sono già sfidanti

Carmelo Caruso

In attesa dello "schianto" elettorale del Capitano, gli uomini del Carroccio si dividono in due cordate. Da una parte quella dei segretari regionali e dall'altra quella dei governatori

La Lega ha perso la voce. C’era un deputato, un militante, che non era solo un militante. Si chiama Daniele Belotti ed è il fondatore della Lega di Bergamo. Dal 1995, da 27 anni, è la gola che a Pontida urla ogni anno: “Siamo tanti, mai così tanti, sul sacro prato. Lo dicono i vecchi, lo imparino i giovani, i leghisti non mollano mai. E dico mai”. La Lega lo ha mollato. In Parlamento non ci sarà. E’ stato escluso dalle liste. A differenza di come lamenta il segretario non c’è nessun complotto contro di lui, nessuno “schema” contro il suo partito. E’ solo la fine delle cose. La fine che lui stesso sta accelerando. Si sono già formati due cartelli, in politica si chiamerebbero due piattaforme, che preparano la ricostruzione. Sono due gommoni che in silenzio caricano uomini. Il primo è quello del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, uno che conosce l’arte del pugnale. In Piemonte con una scalata scientifica ha sostituito e rimosso due suoi vecchi maestri: Oreste Tino Rossi e Roberto Cota. Il suo è il gommone dei corsari. L’altro è quello di Massimiliano Fedriga, l’unico che può ottenere il lasciapassare di Luca Zaia, il leghista più popolare dopo Salvini. E’ il gommone dei duchi. Fedriga ha un libro in uscita. E’ una biografia dal titolo “Una storia semplice”. Sono entrambi due figure della nuova Lega ed entrambi hanno un desiderio comune: vedere Salvini al Viminale. Glielo vogliono dare come a Napoleone gli inglesi diedero l’Elba. Dopo resta solo Sant’Elena. 


Se esistesse come reato tutti i leghisti sarebbero probabilmente  accusati di questo: “Concorso in catastrofe di partito”. I parlamentari che vedono Salvini sbagliare dicono infatti: “Tanto si schianta da solo, attendiamo”. Lo lasciano fare. A Mestre, a  Zaia, Salvini ha chiesto di farsi il selfie insieme per prendere un po’ del suo consenso, quello che prova a erodergli con le sue decisioni. In Friuli-Venezia Giulia, a casa di Fedriga, si è fatto aprire il sacrario di Redipuglia come fosse Vittorio Sgarbi. In ogni partito quello di cui parliamo si chiamerebbe “congresso”. Nella Lega si chiama “riparo”. I leghisti si stanno riparando. In Piemonte e Liguria si stanno imbarcando con Molinari. In Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia attendono che “Giorgetti, Fedriga, e Zaia rispondano alla citofonata”.

 

Bisogna leggere le liste della Lega come si leggono le tazzine di caffè per capire il destino di questa comunità. L’esclusione di Belotti, uno dei deputati più produttivi della legislatura, l’unico assessore regionale della Lega lombarda che nel 2013 ha scelto di non ricandidarsi perché indagato (archiviato) ha permesso la riconferma di Rebecca Frassini. E’ la compagna, e si scrive perché è di dominio pubblico, di Molinari. E’ lui il più severo contro la gestione Salvini. E’ astuto, è giovane. E’ abile. Ha già sfidato e battuto, nel 2016, al congresso regionale, la moglie di Roberto Calderoli, Gianna Gancia. Geograficamente, nella Lega, si sta creando un corridoio a ovest.

 

A Genova c’è Edoardo Rixi, che è il miglior ministro dei Trasporti che il centrodestra possa indicare, ma anche uno escluso, ingiustamente, dal governo Draghi. Fa parte dei corsari come Molinari e Fabrizio Cecchetti, segretario della Lega lombarda. Ma ci sono corsari anche in Toscana. Uno è il segretario Lolini, l’altro è Edoardo Ziello, tutelato da Molinari. E’ primo nel proporzionale di Firenze lui che, da pisano, negli anni scorsi aveva parlato di “firenzecentrismo”. La Lega ha un vicesegretario nazionale di qualità. E’ Andrea Crippa ed è un’altra figura che non è stata mai valorizzata da Salvini perché schietta: non ha mai nascosto di stimare Giorgetti ma non ha mai voluto organizzare il dopo Salvini. Attenderà la fine con lui. L’altro vicesegretario, Lorenzo Fontana, veronese, è già un mezzo duca. Ha scelto di stare nel gommone di chi è dato per vincitore: quello di Fedriga. Salvini ha due amici autentici. Uno è Claudio Durigon e l’altro è Massimo Casanova. Il primo non lo ha fatto vicesegretario, dopo le dimissioni dal governo Draghi, mentre il secondo lo ha lasciato a Bruxelles anziché spostarlo alla Camera come ha fatto con l’europarlamentare Mara Bizzotto.

 

La casa della Lega sta bruciando. In Campania è stato candidato un professore singolare. E’ accusato di truffa aggravata e di aver permesso una festa satanica in una chiesa gestita dalla sua fondazione. In Sardegna, la regione commissariata fino a pochi mesi fa da Eugenio Zoffili, altro amico di Salvini, ci sono ormai più dimissionari che iscritti. Il 2 settembre, Sandro Deiana, responsabile economico della Lega isolana, ha lasciato. La consigliera regionale Annalisa Mele lo ha preceduto. Ieri si è dimesso l’assessore ai Trasporti, Giorgio Todde. Non sono i giornalisti a dire che un’epoca si sta concludendo, lo annusano i parlamentari in campagna elettorale. Un deputato della Lega ha avuto il coraggio di dirlo: “Salvini sta spendendo i soldi di un intero partito per fare una campagna social sul suo nome. Un giorno ne dovrà dare conto”. Quando Salvini sarà caduto, credeteci, finirà così: gli chiederanno pure i soldi indietro.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio