Il segretario di Spi-Cgil (foto LaPresse)

l'intervista

Cgil con Draghi. "Il premier vada avanti. 5s primi responsabili della crisi" dice il segretario dello Spi

Luca Roberto

Parla Ivan Pedretti, a capo del sindacato dei pensionati. "Rompere adesso che stavamo costruendo un nuovo patto sociale lo trovo incomprensibile. Più che a conquistare serve a perdere voti"

Questa crisi come al solito la pagheranno i più fragili. Per questo la trovo incomprensibile. I Cinque stelle sono i primi responsabili, ovviamente. Ma adesso ci vuole un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: Draghi deve andare avanti”. Ivan Pedretti è il segretario del sindacato pensionati della Cgil. Non sempre le sigle sindacali sono state tenere nei confronti del governo. Anzi. Legge di bilancio, imposizione del green pass sul posto di lavoro, invio delle armi in Ucraina: spesse volte nei diciassette mesi passati Maurizio Landini è stato dalla parte opposta rispetto all’esecutivo. Hanno indetto uno sciopero generale. I momenti di tensione, insomma, non sono affatto mancati. Eppure ieri mattina, nel post dimissioni di Draghi, il segretario del più grande sindacato italiano ha voluto rimarcare in una nota di essere rispettoso “delle soluzioni che il Parlamento dovrà individuare, ma ribadiamo con forza che la crisi sociale deve essere la priorità che tutti devono avere presente. Non è il momento di indebolire il Paese e bloccare le riforme”. Con una richiesta esplicita: e cioè avere un governo nel pieno della proprie funzioni sin dai prossimi giorni, senza perdere altro tempo. “Perché perdere tempo aggraverebbe la situazione, che rischia di ritorcersi contro i cittadini”, conferma Pedretti al Foglio. 

Un elemento di ulteriore inquietudine è la tempistica con cui questa crisi si è prodotta: giunta giusto un paio di giorni dopo l’incontro tra il governo e i sindacati. “Nel bel mezzo di una guerra, di una crisi economica e con una pandemia non ancora alle spalle, avevamo colto l’invito del governo a disegnare insieme un nuovo patto sociale. Qualcosa che non accadeva da anni”, racconta Pedretti con un certo sconforto. “Dovevamo già da questa fase porre le basi per la ricostruzione del paese: salario minimo, contrasto alla precarietà del lavoro, soprattutto per i giovani, aumento delle pensioni. Ma allora cosa abbiamo fatto, un lavoro completamente a vuoto? Perché è chiaro che queste partite, alcune delle quali erano richieste del M5s, le devi affrontare adesso, non tra sei mesi”. Tutto rischia di capitolare, questo percorso costruito a fatica di interrompersi, per la semplice venuta meno dello spirito di unità nazionale. O meglio, per il riemergere di esigenze di parte. “Io mi chiedo – riflette Pedretti – come sia possibile pensare che strappare adesso possa farti raccogliere qualche voto. Al massimo te li fa perdere. E comunque non è per niente auspicabile precipitare il paese nella competizione elettorale, in cui ci si divide su qualsiasi cosa. Per quello, per ritornare in campagna elettorale, ci sarà tempo tra nove mesi, non adesso. Rischiamo troppo”. 

La richiesta di un governo forte, autorevole, deriva anche dalla volontà di incidere a livello internazionale. “Abbiamo visto cosa sta succedendo in Inghilterra, in Francia. La caduta di Draghi sarebbe una ulteriore fonte d’instabilità a livello europeo. Dove c’è bisogno di una leadership forte, che guidi le altre”, riflette ancora il segretario di Spi-Cgil. Nel caso in cui non si riuscisse a dare una guida stabile al paese, vi aspettate un autunno caldo? “Assolutamente sì, perché senza dare risposte concrete, tempestive, i problemi si aggraveranno. E si abbatteranno sulla parte più fragile del paese. Cioè quella più predisposta a passare dall’insofferenza alla rabbia. Per fortuna noi funzioniamo come corpo intermedio, e spesso cerchiamo di incanalare la frustrazione in maniera costruttiva”. 

Dopo che lo ha fatto il segretario Landini, anche lei vuole lanciare un appello? “Spero – risponde risolutamente Pedretti – che nei prossimi cinque giorni tutti possano dare prova di responsabilità davanti al paese. Non soltanto chi questa crisi l’ha innescata, e cioè Giuseppe Conte e i suoi. Anche il presidente del Consiglio dovrà usare la sua autorevolezza per cercare di tenere la maggioranza attorno a un progetto unitario, che metta in sicurezza l’Italia. E’ troppo importante e non ci possiamo permettere di aggravare il quadro già piuttosto complicato in cui si trova il paese”.

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