Il racconto

Euforia, paura del voto e struggimenti: riparte la giostra di Conte e del M5s

Simone Canettieri

L'ex premier ora è pressato da Letta e tutto il Pd. Ma vacilla, prende tempo: "Calma abbiamo cinque giorni". I parlamentari gli dicono di andare all'opposizione

Tranquilli, al massimo tornerà alle Camere per chiedere la fiducia, perché tanto è eterodiretto dall’America. Non succederà niente”. Ettore Licheri, ex capogruppo del M5s, rincuora e indottrina i colleghi. Poco prima c’era stata una bella eccitazione collettiva fra i grillini. Mariolina Castellone con un intervento un po’ situazionista (“non partecipare al voto di fiducia non significa non avere fiducia in questo governo”) si è rimediata baci e abbracci dagli altri senatori. Ora però insomma qualcuno è preoccupato. Si intravede alla buvette Michele Gubitosa, vicepresidente del M5s descritto come un “no Drag”. E’ pallido. In ansia. E’ agitato, onorevole? “No, tutto bene, sono in ottima forma: ho perso tanti chili nell’ultimo periodo, come i voti persi dal Movimento”, dice con la consueta simpatia.

La senatrice grillina Giulia Lupo, slanciata ex hostess di Alitalia, viene abbracciata con perfidia da Lele Dessì, pentastallato traslocato con i comunisti di Marco Rizzo: “Tranquilla, Giulia, a casa mia un piatto di pasta per te ci sarà sempre”.  Segue sguardo terreo. Paola Taverna, poco più in là, cercatissima, dispensa consigli e scenari ai cronisti amici: “Non succede gnente”. Il voto non viene preso in considerazione. E nemmeno le dimissioni del premier. La verità è che nessuno, specie fra i miei ex colleghi, vuole perdere circa 120 mila euro. Il costo del voto anticipato. Alle 16 il Senato si svuota, Draghi sale al Colle. La situazione prende la piega che tutti conoscono e nel M5s inizia un sottile panico. Iniziano i distinguo. L’ex ministro Riccardo Fraccaro dice “che non è sicuro che la crisi sia la soluzione giusta”. Stefano Buffagni, governista per vocazione, ripete ai deputati: “Ve lo dicevo che bisognava calcolare bene tutti gli scenari”. E Giuseppe Conte dov’è? Aveva ponderato il punto di caduta della sua mossa? “Mmm”. Risposte un po’ imbarazzate giungono dalla sede del partito. Dove alla fine si materializza il capo del M5s. Il quale, con Draghi appena sceso dal Colle, dichiara che i voti in Parlamento del M5s non saranno a scatola chiusa. Succedono cose fantastiche, intanto. Ergys Haxhiu, vigile urbano a Dogliani e compagno di Fabiana Dadone, pubblica un fotomontaggio della ministra che sale sul tavolo di Draghi tirandogli banconote (scena accaduta sul serio il 15 aprile 2015 quando una contestatrice saltò sulla scrivania dell’allora presidente della Bce, gettandogli addosso una busta di coriandoli).

Esce pure che Beppe Grillo: sarebbe d’accordo con la mossa di Conte di non votare la fiducia. Nessuno tra i big lo ha sentito in queste ore. Battuta brutale di un senatore: “Il nonno sta dormendo, non disturbiamolo”. Le cose intanto cambiano. Il capo dello stato respinge le dimissioni di Draghi, intorno al quale cresce il pressing di quasi tutti i partiti della maggioranza (“ripensaci”). Eccetto uno.

   
Messaggio in chat: alle 20 Conte riunisce il Consiglio nazionale del M5s. Di nuovo. Mercoledì questo organismo creato per non decidere, visto che è sempre spaccato, si è riunito in conclave stile quello di Viterbo: eterno.  E adesso si ricomincia.  Il capo del M5s davanti a un gruppo di parlamentari (Davide Crippa, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri, Vittoria Baldino) predica “calma e pazienza: cinque giorni sono tanti”. Intanto il telefono continua a squillargli: da Andrea Orlando a Enrico Letta fino a Roberto Speranza. Gli dicono, in soldoni: “Giuseppe, hai vinto questa battaglia, ora non fare scherzi”. E’ il pressing del terremotato campo largo che prova a far ragionare l’ex premier per farlo entrare  in  quello che solo giornalisticamente sarebbe un “Draghi bis”. Conte oscilla, come sempre. E’ tentato da un sì condizionato ai famosi nove punti presentati nei giorni scorsi a Palazzo Chigi: “Senza risposte noi non ci stiamo”. E dunque si ricomincia con la rumba. Gran parte dei parlamentari del M5s sta dicendo a Conte di restare all’opposizione “perché tanto il governo andrà avanti lo stesso e non ci sarà il voto anticipato”. Saranno cinque giorni di otto volante. Un’altra volta. Notti insonni e decisioni prese con il favore delle tenebre. Nella sede del M5s quando hanno letto la nota dura di Draghi hanno commentato così: “Ha comunque una maggioranza, ma se ne vuole andare. Meno male che si autodefiniva un nonno al servizio delle istituzioni”. Piccole gioie.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.