Enrico Letta (LaPresse)

Il proporzionale è la cartina al tornasole della politica italiana. Colloquio con Enrico Letta

Claudio Cerasa

La discussione per superare l'attuale sistema elettorale è la chiave per comprendere cosa non torna nei rapporti tra i partiti.  "Quella che abbiamo è la peggiore legge elettorale che vi possa essere. Noi siamo determinati a cambiarla. E per farlo siamo disposti a parlare con tutti", dice il segretario dem

Ciak, si gira. Enrico Letta ci risponde da Aix-en-Provence, dove si trova per un festival dell’economia, e pur sapendo i molti temi importanti che si trovano in questo momento sul tavolo, dall’orrore per l’omicidio di Shinzo Abe alle preoccupazioni per la guerra in Ucraina fino alle paure per il futuro della crescita italiana, accetta di rispondere sul tema, su quel tema, e dice che sì: “Noi siamo determinati a cambiarla. E per cambiarla siamo disposti a parlare con tutti”.

E’ la cartina al tornasole della politica italiana, lei, ed è la chiave attraverso la quale è possibile capire in trasparenza quello che i partiti vorrebbero dire dei propri alleati se solo avessero la forza di affermare liberamente tutto ciò che pensano. E’ la cartina al tornasole della politica italiana, lei, ed è la chiave perfetta, oggi, per capire che cosa non torna nei rapporti tra Pd e M5s, cosa non va nei rapporti tra Lega e Fratelli d’Italia, cosa non si può dire dei rapporti tra Fratelli d’Italia e Pd, cosa vorrebbe dire Fratelli d’Italia dei rapporti tra la Lega e il Pd. E’ la cartina al tornasole della politica italiana, lei, madame la legge elettorale e, per quanto il tema possa sembrare distante dalla nostra quotidianità, per la prima volta da molti mesi  sono i principali partiti che fanno parte della maggioranza ad ammettere candidamente che qualcosa c’è. Repubblica ieri ha dato conto di un incontro tra una delegazione del Pd e una della Lega per discutere una bozza proposta dal partito di Salvini per un proporzionale corretto, ed è evidente che il solo fatto che se ne parli, di  proporzionale, aiuta a mettere a fuoco quanto le coalizioni che oggi si presentano di fronte agli  osservatori siano qualcosa di simile a una semplice espressione geografica.

 

Il Pd, ormai da tempo, con il M5s condivide poco o nulla (dal sostegno all’Ucraina al termovalorizzatore) e lo stesso vale per la Lega e per Fratelli d’Italia i cui esponenti più importanti (sentiti con le nostre orecchie) dicono in privato di non avere alcuna intenzione di voler fare i portatori d’acqua del partito alleato (chissà se FdI, per ripicca, non faccia una mossa per sostenere in Lombardia, a casa della Lega, Letizia Moratti, desiderosa più che mai di sfilare ad Attilio Fontana la candidatura alle regionali). E dunque eccoci qui: fine delle coalizioni (almeno a livello nazionale), scommessa sull’identità dei partiti (almeno nelle intenzioni) e una moltiplicazione dei candidati premier (uno per ogni partito) che altro non fa che aumentare la possibilità che lo schema di governo di oggi (grande coalizione) possa essere replicato anche al prossimo giro (magari anche con altri partiti all’interno). Non tutti lo possono o lo vogliono dire ma il proporzionale conviene a tutti, ma proprio a tutti.
 

Al Pd perché non avrebbe più il dovere di allearsi con il M5s. Alla Lega perché non avrebbe più il dovere di fare la ruota di scorta di Meloni. A  Meloni perché, in fondo, potrebbe avere la possibilità di dare la carte nella prossima legislatura. Al M5s perché potrebbe tentare di trovare una sua nuova vita. Al centro perché costringerebbe i moderati in cerca di collanti a trovare una ragione per unirsi piuttosto che per bastonarsi.

Ridiamo la parola a Enrico Letta: “Quella che abbiamo è la peggiore legge che vi possa essere e bisogna lavorare tutti insieme per non avere più un Parlamento così instabile come quello che abbiamo oggi. Siamo aperti a tutte le soluzioni, non vogliamo fare blitz, sappiamo che una legge elettorale nuova deve essere fatta senza forzature, con il consenso possibilmente di tutti i partiti, e il mese di luglio sarà decisivo per capire cosa riusciremo a fare”. Una legge elettorale proporzionale è il sogno. Enrico Letta lo fa capire, con qualche giro di parola; il suo vice, Peppe Provenzano, ce lo conferma, senza giri di parole: “Se si ha come obiettivo la ricostruzione dei partiti, come ce l’abbiamo noi del Pd, non ho dubbi: il proporzionale con soglia alta è il modello migliore”. Madame la legge elettorale: ciak, si gira.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.