Il sindaco Maurizio Verona con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Sant’Anna di Stazzema nel 2020 (LaPresse) 

L'intervista

"In imbarazzo per l'Anpi. Bucha eravamo noi". Parla il sindaco di Sant'Anna di Stazzema

Gianluca De Rosa

La storia del borgo martire insegna che la Resistenza non è retorica: “Siamo per la pace, ma pace non significa resa e sottomissione di un popolo”, dice il primo cittadino Maurizio Verona

“Il presidente dell’Anpi non rende onore alla Resistenza. E mi dispiace per l’Anpi. Io questo Pagliarulo preferisco non ascoltarlo, mi fa male vedere dove trascina la storia dei partigiani. Leggo molto più volentieri le dichiarazioni del presidente onorario dell’Anpi Carlo Smuraglia. Tra la nostra Resistenza e quella dell’Ucraina non ci sono differenze. Un popolo invaso ha tutto il diritto di difendersi e va aiutato in questa impresa coraggiosa, anche con le armi”. Dice così Maurizio Verona, il sindaco di Sant’Anna di Stazzema, la Mariupol d’Italia, lì dove il 12 agosto del 1944 le SS massacrarono in meno di tre ore 560 civili, donne incinte e bambini. 

 

Ed è quasi in imbarazzo, il sindaco di Sant’Anna. Le parole del presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo lo hanno lasciato di stucco. “I partigiani hanno donato pace e democrazia al nostro paese”, dice. “Sono addolorato che l’Anpi finisca in mezzo a polemiche e battute per colpa delle posizioni del suo presidente pro tempore, che non sta rendendo onore alla nostra storia. E non tutela un’associazione che ha un ruolo importantissimo”. Il sindaco è “un pacifista integrale”, dice. Un uomo di sinistra, per biografia e storia personale. “E sono imbarazzato”, insiste. “Tutti ci auguriamo che il dialogo riprenda il suo cammino e che ci sia a un cessate il fuoco immediato. Tutti siamo per la diplomazia. Ma questo non può significare resa e sottomissione per gli ucraini. Vede, io sono il sindaco di un borgo martire. Qui a Sant’Anna, nel 2000, fu istituito  il parco nazionale della pace. Noi siamo per la pace, con tutte le nostre forze. Ma difronte all’invasore, di fronte ai massacratori, di fronte alla violenza cieca, si deve resistere”. Questa è la storia di Sant’Anna. Questa è la storia d’Italia. Questo è il 25 aprile. 

 


Le immagini di Mariupol straziano il cuore. Ti mettono davanti a un’evidenza non contestabile”, dice allora Maurizio Verona. Ovvero che noi italiani siamo stati come loro, come gli ucraini? “Sì. Certo”, risponde il sindaco di Sant’Anna di Stazzema. “Quelle immagini mi hanno riportato al nostro 12 agosto del ‘44. Vede, noi condanniamo il fascismo e il nazismo. Ma questa condanna non può essere soltanto retorica. Queste non possono essere frasi da comizio e da palco. Come si fa a non vedere che Putin, in Ucraina, sta facendo la stessa cosa che i nazisti facevano in Italia nel ‘44?  Non penso ci possano essere né ‘sé’ né ‘ma’ per giustificare dittature che compiono certi crimini contro la popolazione civile. Ma stiamo scherzando”. L’eccidio di Sant’Anna, d’altronde, faceva parte della strategia nazista di consolidamento della linea gotica: rastrellamenti, zone costrette allo sfollamento coatto, massacri di civili per soggiogare con il terrore ed evitare aiuti alle brigate partigiane – come la formazione Mulargia, che imperversava tra i boschi delle Alpi Apuane. Nessuno si è mai sognato di dire che le cose, nell’Italia nel 1944, erano più complesse, che massacrare bambini e civili inermi fosse in qualche modo giustificabile. Comprensibile.

“Ed è per questo che rimango molto turbato da quello che sento dire, non solo dal presidente dell’Anpi ma anche in televisione. Nell’opinionismo politico italiano. Questa guerra la stiamo vivendo anche sui media. Ci sono professori universitari che in tv mettono in dubbio i crimini contro l’umanità commessi a Bucha o a Mariupol. Qualcuno arriva addirittura a dire che gli omicidi di massa non siano stati commessi dall’invasore, ma dal governo del paese invaso. C’è persino chi si è spinto a giustificare i massacri e le esecuzioni sostenendo che siano l’effetto della Resistenza ucraina... C’è da rimanere allibiti. Senza parole”. È come se qualcuno dicesse che a Sant’Anna i massacri se li fossero cercati gli italiani, nel 1944. Se li erano cercati, perché i partigiani resistevano ai nazifascisti invasori anziché arrendersi. “Ma si rende conto? Come se la storia non avesse insegnato niente. Come se queste cose non le avessimo già vissute”.

 

E Verona si riferisce evidentemente anche agli inquietanti personaggi del talk-show, agli Orsini, alle Di Cesare, a quelli che come Pagliarulo, il presidente stalinista dell’Anpi, che finiscono per diventare i gratuiti propagandisti del Cremlino. “Pur di avere notorietà mi pare che alcuni soggetti si adeguino a una forma comunicativa che gli permette di rimanere sullo schermo, come in questo caso, speculando persino sulla guerra”. Cinismo, nella migliore delle ipotesi. Intanto anche a Sant’Anna si preparano a festeggiare il 25 aprile. “Verrà la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, il fondatore di Libera Don Luigi Ciotti e l’eurodeputata Simona Bonafè che scoprirà la targa di una sala che abbiamo intitolato a David Sassoli. Sarà l’occasione per celebrare la giornata più luminosa della nostra storia. La Liberazione. Con l’augurio che arrivi anche per il popolo ucraino”.