Equidistanza energetica

Più gas, Draghi. Il Pd vuole che l'Italia rinunci alle forniture russe: "Ora!"

Carmelo Caruso

Al governo si formano due famiglie di ministri. Cingolani e Franco vogliono sospendere le forniture ma "nella cornice europea", i ministri Pd sono per farlo immediatamente. Il premier vuole arrivare allo stop ma con le scorte in casa. Il ruolo dell'Algeria

Funzione o sentimento? E’ la nuova suddivisione di governo, la dialettica tra ragion pratica ed etica della responsabilità. Con Kant o con Weber? I ministri “kantiani” sono per “la rinuncia al gas russo ma in una cornice europea”,  i “weberiani” sono per “rinunciamoci ora!”. Alla prima famiglia appartengono Daniele Franco e Roberto Cingolani. All’altra, i ministri che al Foglio si sono fatti avanti. Sono Guerini, Franceschini, Orlando, Patuanelli, Carfagna e Gelmini. Mario Draghi in realtà ci vuole arrivare ma da preparato. A Putin: “Deve rispondere delle sue azioni”. L'orrore. E' Bucha.


Stanno sotto lo stesso tetto ma non la pensano allo stesso modo. Ci sono ministri del governo Draghi che chiedono adesso al premier: “Coraggio! Superiamo la Germania e chiudiamo i rubinetti a Putin” e altri che invece “aspettiamo la Germania, ma prepariamoci a chiuderli nel giro di poche settimane”.

 

Questi ultimi sono i secchioni con la matita, i professori algebra e fascicoloni, la nostra “per grazia ricevuta”. Sono Franco e Cingolani, i ministri che devono conciliare funzione e sentimento. Audito dal Copasir, ed era la prima volta, Draghi sul gas non ha aperto e non ha chiuso. Fa le scorte. Quando gli hanno chiesto: “Presidente, chiudiamo i rubinetti?”, chi c’era, e che ha l’obbligo del segreto, ma non il divieto di pensare, ha avuto l’impressione che sospendere “non è una decisione imminente”.

 

Adolfo Urso, che del Copasir è presidente, fratello d’Italia, ricordava ai suoi colleghi parlamentari che “ben quaranta giorni prima dello scoppio della guerra, quest’organo aveva segnalato il tema della sicurezza energetica, la necessità di affrancarsi”. Significa che FdI è sensibile e molto probabilmente non farebbe mancare il suo sostegno: la diversificazione energetica è una questione cara, di sovranità.

 

Domani sempre al Copasir sarà convocato l’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà. La Snam è la società che sta trattando l’acquisto di due terminal galleggianti per rigassificare il Gnl americano. L’Italia, a differenza della Germania, può vantare una vicinanza geografica e rapporti consolidati con Algeria e Libia. E’ l’Algeria il vero partner destinato a prendere il posto della Russia. Chi ha negoziato (Claudio Descalzi per Eni, e Luigi Di Maio) è sempre più convinto che “ci siamo”. I diplomatici di governo sono d’accordo che è questo il momento, l’“ora o mai più”.

 

Spiegano che Putin è in difficoltà e che “sta provando a riorganizzarsi. La Ue  può fargli perdere la guerra ma solo se interviene entro poche settimane”. Se ne contano tre. Se la Ue dovesse dire sì, “sospendiamo le forniture”, l’Italia risponderebbe: “Siamo d’accordo, facciamolo”. Ma la Ue non sembra orientata e la Germania, che è l’altra nazione, insieme all’Italia, russodipendente, continua a opporsi: “Non è possibile”. Per il governo italiano quello tedesco non rinuncerà mai al gas russo. Per il governo tedesco quello italiano non avrà mai la forza “di prendere l’iniziativa”. Non è  così. Ecco perché ben sei ministri, i “weberiani”, sono venuti allo scoperto. Nell’elenco ci sono i tre della delegazione democratica. Enrico Letta, il segretario del Pd che deve vedersela contro i bestemmiatori che non sono sinistra (il partito di Giuseppe Conte) lo ripete: “Cominciamo noi a dire no”.

 

Il Pd vuole che Draghi faccia Draghi. Dice ora: “Nessuno desidera suggerirgli cosa fare ma lui per primo sa cosa non si può più non fare. Si deve uscire dall’ambiguità, dall’equidistanza energetica. Nessuno ci impedisce di avere una posizione più avanzata di quella tedesca. Possiamo scegliere di stare a ruota o di stare avanti”. Draghi dunque sta nel mezzo? Ai ministri con cui ha più complicità avrebbe rivelato che “allo stop ci arriveremo presto e che se non ci arriverà l’Europa, l’Italia può farcela arrivare”. Lo vuole fare ma non lo vuole dire. E’ l’arte della prudenza, quella che professava Baltasar Gracián nel suo “oracolo manuale” (Adelphi) la lode al riserbo silenzioso che è il sagrato del senno: “Non si stima mai l’opinione dichiarata, ché anzi si offre alla critica e, se infausta, fallisce doppiamente”.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.