L'intervista

Parla Bettini: "Il Pd e la Lega insieme anche dopo Draghi. Meloni è un'illiberale"

"Siamo passati come il partito dell'establishment. Oggi dobbiamo essere il partito della stabilità. Gli elettori hanno sempre bisogno della ‘forza"

Carmelo Caruso

"Sui referendum non possiamo avere paura. La Lega deve diventare l'equivalente del Partito democratico nel campo della destra, ecco perchè serve il proporzionale". Il premier? "Il suo no alla politica non significa che non possa farla in futuro". Intervista al dirigente dem

Quindi cancelliamo? “Cancelliamo”. Mai più “l’ideologo” Goffredo Bettini, “il papa” della sinistra italiana? “Sono definizioni insopportabili e false. Non sono un megalomane. So benissimo quale è il mio posto negli avvenimenti. Il mio resta, e sarà, nel Pd”. Nascerà una sua nuova corrente? “Non la organizzerò. Ma voglio contribuire al dibattito del partito. Arriveranno mesi di tempesta”. Salirà sulla nave? “Salirò. Ho un’idea precisa. Il Pd deve essere il partito della buona forza, della stabilità, e costruire canali di scorrimento democratico tra l’alto e il basso. Finora ‘la forza’ è stata rappresentata da Draghi, ma la forza può prendere vie illiberali”. Chi è un illiberale? “Giorgia Meloni”.


Ha ricostruito, da pochi mesi, la sua stessa stanza, il suo ambiente, ma in un altro quartiere di Roma e in un’altra casa. Vive al Salario. Racconta dunque che anche quando sogna, i suoi sogni, quelli di Goffredo Bettini, restano politici. Confida che se mangia, e male, di notte, “sogno allora un’assemblea che mi volta le spalle” e che se è felice, “sogno un’assemblea che mi applaude”. E’ passato del tempo e forse si può dire la verità. E’ vero che durante il governo Conte II le è stato offerto di fare il sottosegretario di stato? “Si. Nel corso degli anni mi hanno offerto di tutto. Anche il ministro della Funzione pubblica. Ho sempre rifiutato ringraziando. Risposi che sarebbe stato come per un musulmano mangiare carne di maiale. Mi sarebbe piaciuto fare il ministro della Cultura, questo sì”.

 

Perché vuole passare per pensatore? “Credo che ragionare di politica sia l’unico mestiere che so fare, insieme al cinema”. E invece garantiscono che il suo sia comandare. “E a volte dicono: ‘Ahò, ma sto Bettini cosa vuole?”. Ecco, cosa vuole Bettini? “Conservare la libertà. Io non mi sono consumato con il potere. Non mi sono ammalato della sindrome del pallone aerostatico”. Chi ha colpito? “Molti sindaci”. Si sta riferendo a Roberto Gualteri, il sindaco di Roma? “No. Lui ha una sobrietà. Ho visto politici assumere ruoli e gonfiarsi, perdere il loro equilibrio. Anime che il potere ha intorpidito. C’è un passaggio in “Massa e Potere” di Elias Canetti dove si descrive il fenomeno del comando”. Lo ricorda? “Lo ricordo. Dice che chi comanda infligge una spina al suo sottoposto. Sarà una spina che a sua volta il sottoposto conficcherà nella carne di un altro sottoposto o che cercherà di restituire a quello che gli sta sopra”. 

 

 

Aggiunge che sta lavorando a un libro, un suo bilancio emotivo sul comunismo come “speranza infranta”, “tentativo titanico”, “una idea di vita oltre la vita”. Cosa insegue davvero Bettini? “Voglio fare i conti con la mia storia e indicare una strada alla mia parte politica. C’è uno spazio che è antico e nuovo. C’è la possibilità di staccarsi dalle scorie del ‘900. Bisogna prendere atto della sconfitta del biennio ‘89-92, ma per ricucire i fili del disagio. E’ il compito del Pd. Lo scontro vero è sempre debolezza contro forza”. Il Pd è ancora il partito della sconfitta? “Grazie a Letta, dopo l’elezione del capo dello stato, è il partito più forte. E’ l’architrave del sistema democratico”. Cosa pensa del suo segretario? “Ho scoperto un uomo saldo, capace di rispettare la pluralità. Si è rafforzato un rapporto, tra me e lui; un rapporto che è di confidenza politica”. La sua confidenza politica all’interno del partito con chi è? “Sicuramente con Dario Franceschini, Andrea Orlando, Nicola Zingaretti”.

 

Franceschini si dice che sia stato il grande avversario di Draghi al Quirinale. Lei sta con Draghi? “Io sono tra quelli che non ha chiesto a Draghi di restare alla guida dell’esecutivo in maniera pelosa. Il Pd deve adesso aiutarlo nella navigazione, essere il partito che tocca con mano la fatica del vivere, un’espressione a cui sono particolarmente legato, e che ripara la grande crisi democratica di rappresentanza”.

 

E allora perché il Pd ha paura del referendum sulla giustizia? “Personalmente sarò tra quelli che contribuiranno a fare superare questo timore. Non bisogna avere paura. Deve essere un referendum di confronto tra posizioni trasversali”. E’ d’accordo che nel Pd siete antipatici? “Lo siamo sembrati. E siamo passati come il partito dell’establishment. Oggi dobbiamo essere il partito della stabilità. Gli elettori hanno sempre bisogno della ‘forza’. Oggi è incarnata da Draghi ma può prendere la direzione che ha preso altrove”. La ‘forza’ della Meloni è autentica? “Mai un partito di destra si era avvicinato al venti per cento. E’ un campanello d’allarme”. E’ allarme fascismo? “Quella è una polemica stantia. Ma FdI è una forza che si rifà a concetti illiberali. Sia chiaro c’è una sapienza da parte della Meloni nell’agitarli”.

 

Perché Salvini dovrebbe accettare il proporzionale di cui lei è un sostenitore? “Lo rivendico. Non mi permetto di dare lezioni ma mi sembra che abbia due strade. Una tattica: presentarsi con l’attuale schema. Un’altra è strategica: arginare la forza della Meloni e autonomizzarsi”. E se Pd e Lega pareggiassero? “Come in Germania si tenterebbe la strada della grande coalizione con un compromesso trasparente. Salvini ha l’occasione di fare della Lega con pezzi di Fi, l’equivalente del Pd nel campo della destra”. Il centro? “Sono stato il primo a ripetere che è indispensabile una gamba liberale, di stampo azionista. Quello che è stato in passato il Partito repubblicano di La Malfa, di Visentini e Spadolini. Attendo con ansia che accada. Purtroppo i litigi che osservo scuotono la mia fiducia”. Perché Bettini è sempre stato l’avvocato dell’avvocato Conte? “Ha avuto una funzione importante. Ha collegato il M5s al campo democratico, accompagnato la sua trasformazione da forza antieuropeista a forza europeista e accettato di rimanere al governo con Draghi. La sua figura è un patrimonio da rispettare”. Crede che Draghi non farà mai politica? “Credo che il suo ‘lo escludo’ sia stata una sottolineatura orgogliosa. Da intendere come escludo l’entrata in politica in rappresentanza dei partiti o di un partito”. Bettini, chi è? “Forse nulla di più che un generoso”. 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.