Il caso

Michetti e Bernardo, gli scottati della destra: "Salvini e Meloni non sbaglino ancora"

Il tribuno è tornato a Radio Radio a parlare contro la dittatura sanitaria, l'altro si vanta di un'opposizione costruttiva a Sala: "Lega e FdI mi hanno ripagato la campagna elettorale, Forza Italia no"

Simone Canettieri

La nuova vita dei candidati sconfitti di Roma e Milano e le liti della coalizione in vista delle amministrative. Il tribuno ce l'ha con la leader di FdI. Il pediatra avvisa: "Le scelte vanno fate prima" 

Li chiamavano i candidati-macchietta. Il tribuno Enrico Michetti a Roma e “il pistola  Luca Bernardo” (copyright di Vittorio Feltri) a Milano.  Simboli della Waterloo del destra alle ultime amministrative. Agnelli sacrificali  fra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e il Cav. Che poi  quelle furono carezze rispetto al clima  odierno  fra Lega, FdI, Forza Italia e alleati vari. Ora un’altra tornata elettorale è alle porte. Prof., la sindrome Michetti è nell’aria? “Sentiamoci fra una settimana:  sono impegnatissimo”, dice il meravijoso amministrativista che sognò il Campidoglio, salvo nemmeno metterci piede come consigliere comunale: non eletto, si è dimesso.  


Bernardo, che invece è rimasto a Palazzo Marino a fare opposizione a Beppe Sala vittorioso contro di lui al primo turno, al Foglio ammette: “Mi è mancato il tempo, i big si sono decisi solo a luglio e si votava a ottobre. In quelle poche settimane, da sconosciuto, ho preso 15 mila voti e ho percorso 7 mila chilometri. Chissà, avrei potuto vincere...”.

Il pediatra di Licia Ronzulli (“ma  curo anche figli di ministri di centrosinistra”) è pacificato. Si sente un moderato, dice di avere ancora rapporti telefonici con Salvini e Meloni, ma “non sento più nessuno di Forza Italia”. Il fu candidato bum bum – “la pistola è in cassaforte da un anno e ho querelato il mio collega che disse che ci giravo in ospedale” – ha soprattutto incassato. A un mese dal voto, con pronostici ballerini, spuntò anche un audio imbarazzante: Bernardo voleva 70 mila euro dai partiti per la campagna elettorale o si sarebbe ritirato dopo due giorni. “La Lega ha mantenuto gli accordi: mi ha dato 30 mila euro, FdI uguale. Gli altri niente: scomparsi. In tutto ho speso 78 mila euro, amen. Sto facendo una bella esperienza e lavoro con il sindaco senza preconcetti”. E cosa dice ai futuri candidati del centrodestra che rischiano di pagare le guerre dei grandi capi? Lo sa che sono scomparsi i tavoli nazionali e regionali e che i big non si parlano? “Penso alla mia attività. Ai futuri candidati sindaci dico di studiare, di prepararsi e, soprattutto, di essere scelti in tempo”.

Dunque niente situazionismo. A proposito, ma che fine ha fatto Michetti? Voce femminile, gentile ma sbrigativa: “Il professore è impegnato con un sindaco, ora non può parlare. Sta lavorando molto, ma non aveva mai smesso di farlo”.

In privato il tribuno amante di antichi acquedotti (“meravijosi”) e che si ispirava all’imperatore Augusto  dice cose abbastanza velenose contro Giorgia Meloni.  La accusa di avergli snaturato il profilo da moderato con candidature di estrema destra, così si sfoga con diversi esponenti leghisti. Riemergono storie di liti furibonde in campagna elettorale fra Arianna Meloni, sorella di Giorgia, e Valentina Romano, assistente onnipresente di Michetti. Insomma, non si sono lasciati bene, a  raccogliere  le voci di dentro del prof. Ma a proposito: dove si è cacciato? Che domande: è tornato a Radio Radio, la sua casa, l’emittente che liscia il pelo ai No vax. Eccolo in diretta: “L’obbligo  vaccinale e il green pass potrebbero essere illegittimi costituzionalmente, lo dicono le sentenze. Ciò che differenzia una democrazia da una dittatura è l’uso del corpo. Tuttavia io sono vaccinato con tre dosi eh. Ma credo nella scienza vera, quella che non ha fretta e che non esce dal laboratorio”.  

Opinioni che non fanno più notizia. Ma il problema nel centrodestra rimane. Prima le amministrative disastrose, poi il crash sull’elezione del capo dello stato, ora di nuovo le amministrative in primavera. Rapporti tesissimi fra i leader. Oggi Giorgia Meloni riunirà la direzione del partito.  Avvisarà Salvini che è pronta a correre da sola alle politiche e che anche nelle grandi città, se non ci saranno accordi territoriali dal basso, lei non andrà a cercare nessuno. E’ in ascesa, può permetterselo. Situazione fluida, coalizione in tilt. Strani presagi. Non solo Michetti e Bernardo. Dall’agenda spunta fuori anche il nome di Catello Maresca, sconfitto al primo turno a Napoli da Gaetano Manfredi. Il pm è rimasto a fare opposizione, ed è impegnato più che mai: giusto l’altro giorno si è insediato alla Corte di appello di Campobasso. Inutile disturbarlo.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.