Il racconto

In Senato i franchi tiratori si allenano con Lotito: "Sono libero, do fastidio"

Sorprese e rabbia a Palazzo Madama in attesa dell'elezione del presidente della Repubblica

Simone Canettieri

Il presidente della Lazio impallinato dal voto segreto: la sua pratica torna in giunta. Matteo Renzi conserva un senatore e se la ride: "Noi di Iv siamo fondamentali"

Buvette di Palazzo Madama. Senatore leghista appoggiato al bancone. Aspetta il caffè. Si abbassa la mascherina: “È più facile che la Lazio vinca lo scudetto...”. Ghigno.  Il patron biancoceleste Claudio Lotito è stato impallinato dal voto segreto. I franchi tiratori hanno dato un altro assaggio di cosa potrebbe essere l’elezione del capo dello stato fra un mese e mezzo: un grande poligono. Con voto palese l’Aula aveva detto no alla sospensiva del caso Lotito (107 a favore e 122 contrari). Poi però un ordine del giorno, nel segreto dell’urna, ha ribaltato tutto. In 155 si sono detti a favore (con 122 no) a rimandare la pratica del presidente della Lazio in Giunta per le autorizzazioni. 

   

Resta senatore Vincenzo Carbone di Italia viva.   Renzi  viene  accusato di accordi con pezzi di Lega e di Forza Italia.  Adesso la faccenda di Lotito ritorna all’esame del tribunale di Palazzo Madama dove è rimasta impigliata per tre anni e mezzo. A intuito questa legislatura non vedrà la parola fine della vicenda, più facile lo scudetto della Lazio. Carbone, ex Forza Italia passato con Iv, è tutto felice: “Non sono un abusivo”. Bisogna chiamare Lotito. E soprattutto avere fortuna. Di solito gira con quattro cellulari in tasca. Trovare quello a cui risponde è un terno al lotto.  Serve la cabala.

   

Pronto, presidente?

“Lo so. Sono uno che dà fastidio, mi sembra chiaro”.
 
Lotito si candidò con Forza Italia nel 2018 in Campania e poi ha impugnato la redistribuzione territoriale dei seggi che lo ha tenuto fuori dal Parlamento. Così è partito il suo ricorso.

“Io parlo in punto di diritto”.

Prego.

“L’autodichia si deve basare sul diritto, non sulle logiche politiche. Se tutti fanno come gli pare è inutile. Io non campo facendo il parlamentare, io voglio che si rispetti la legge”.

Si sente vittima di un’ingiustizia o pensa di essere stato giudicato dalla Curva Sud della Roma?

“Guardi, non mi va di scherzare: è come se il ministro della Giustizia avesse emesso una sentenza”.

Lotito mantiene la calma. Squillo di cellulari in sottofondo. Appena ha saputo di essere stato stoppato, e rimandato in giunta, si è sfogato con i senatori amici. Ora fa altrettanto.

“Volevano farmi fuori: hanno impiegato due anni per l’istruttoria e un anno e mezzo per portare il mio caso in Aula”.  Non voterà il presidente della Repubblica. “E’ uno dei motivi per cui mi hanno fatto questo scherzetto”. Addirittura? “Le scelte politiche non spettano a me”.

Chi vorrebbe Lotito per il Colle?

“Le personalità autorevoli sono pochissime in giro”.

Lotito è ingombrante?

“Perché peso? Mi sono pure messo a dieta”.

Non faccia il modesto.

“Mi faccia tacere”.

Ma Carbone sta festeggiando.

“Ma che me ne importa”.

È il brutto della politica.

“La politica dal punto di vista semantico significa altro. Ricorda Giambattista Vico? La vita è fatta di corsi e ricorsi”.

Lotito è un uomo libero?

Ha ragione: la libertà in questo paese ha un prezzo”.

 

Meglio tornare in Senato: si è fatta l’ora dell’aperitivo. È stata una giornata di pianti soffocati. Come quelli della forzista Anna Minuto, decaduta per far posto a Michele Boccardi (“Voterò il Cav. al Colle”). Ma anche di colpi di scena: come l’addio di Adriano Cario, eletto in Sud America. In molti hanno visto Matteo Renzi camminare fischiettando: “Volevano punire Italia viva, e invece hanno certificato una volta di più che noi in questo Parlamento abbiamo ancora molte carte da giocarci. Io sono uno che sa aspettare. Chi un anno fa si dava da fare per l’operazione responsabili per il Conte ter, oggi perde il seggio”. Il voto per il Quirinale sarà uno spettacolo. Anche senza Lotito.
          

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.