Renzi nella riserva Leopolda. Incognita sul suo futuro in politica: rottamerà Italia viva?

Simone Canettieri

Il futuro del centro, la partita del Quirinale, le inchieste e gli scontri in tv. Si apre a Firenze la Leopolda numero undici. E nessuno sa rispondere alla domanda fondamentale: cosa passa nella testa del leader? Viaggio tra i fedelissimi renziani

È la Leopolda Amici miei. Da qui si tirano di solito grandi scherzi, stile il Perozzi, e zingarate a volte fortunate, a volte meno. E’ il ritorno della stazione fiorentina al centro della politica. Ma nessuno capisce questa volta dove si fermerà il treno di Matteo Renzi.

 

Ogni cosa qui parla di lui. Discreto culto del capo. Ci sono “R” rovesciate un po’ ovunque. E’ il simbolo di Renew Europe. Il gruppo di centro e ultra liberal di Emmanuel Macron. Che forse potrebbe intervenire con un videomessaggio: è una delle possibili sorprese – ma è dura – che girano qui. “Matteo di solito ha sempre sei o sette sorprese, a seconda del momento poi sceglie la migliore: dal Papa in giù”, scherza Ettore Rosato che si tuffa di telecamera in telecamera. Altro che editti contiani. R come radio, il filo conduttore di questa edizione numero undici (grandi cartelli qua e là con citazioni di Marconi, Noonan, Jay-Z: la suggestione che ha generato tutto è il monologo di Accorsi in Radio Freccia). Sarà l’ultima Leopolda di Italia viva prima del grande rassemblement? “Lavoriamo per unire il centro con tutti i protagonisti della politica italiana, sapendo che dopo il Quirinale il quadro politico potrebbe mutare con estrema velocità. Ma non si possono fare previsioni temporali”, spiega Nicola Danti, europarlamentare, occhi e orecchie di Matteo a Strasburgo.  C’è il tutto esaurito. Pienone. Almeno 5 mila persone. Il popolo del 2 per cento, secondo i sondaggi, è agguerrito. Esaltato. Ce l’ha con La7. Si parla fiorentino, certo. Ma i fan arrivano da tutta Italia. “Io sono un’imprenditrice di Modena”. “Io mi chiamo Carla e faccio la gioielliera ad Amalfi”. Ci sono i ragazzi. Sono quelli delle Frattocchie di Iv, pronti a partecipare a uno dei quaranta tavoli tematici.

 

Spunta anche il mitico Roman Pastore, il “ventenne con il Rolex” protagonista minimo della campagna elettorale romana. “Ho fatto pace con Calenda dopo che mi aveva bloccato: mi spiace che non sia qui”. “Io alla Leopolda? Ma siete matti”, risponde il leader di Azione a chi gli chiede se si affaccerà dalle parti dell’Arno. Centro tormentato. Tolte le giovanili, il pubblico adorante ha per la maggioranza i capelli bianchi. Ci si diverte con un sondaggio molto casereccio su chi sarà il prossimo presidente della Repubblica: vince per distacco, tra i leopoldini, Pier Ferdinando Casini. Secondo il Cav. L’organizzazione di questo Midas renziano è nelle mani del giovane Mattia Peradotto (lavora con la ministra Elena Bonetti). “Per me Matteo è Dio in cielo, terra e in ogni dove”, dice Marzia Cappelli, ex vigilessa urbana, che nel 2012 si mise alla guida del camper con cui l’allora golden boy provo l’assalto al Pd. Questa edizione è la prima a non essere finanziata dalla fondazione Open, a cui il padrone di casa dedicherà sabato una grande contro inchiesta.

 

C’è rabbia tra i militanti. Ancora la signora Marzia (che si licenziò pur di seguire il suo Matteo): “Gli sta succedendo quanto già visto con Craxi e Berlusconi”.  Renzi si affaccia in sala verso le 19 e scoppia l’applauso. Mezzo delirio. E’ il Geronino di questa tribù di Apache. Una riserva indiana pronta a seguirlo ovunque. Quale sarà la mossa del cavallo questa volta? L’ex premier dice che Conte, Meloni, Salvini e Letta vogliono andare al voto anticipato dopo il Colle. E’ come se lanciasse un appello ai peones grillini affinché non seguano il leader del M5s nel burrone. Un incubo, quello del voto anticipato, che lancia anche Luigi Di Maio da Sesto Fiorentino a tu per tu con il sindaco Dario Nardella (unico Pd che farà un salto alla Leopolda). Tutti i colonelli di Italia viva assicurano che non sanno cosa abbia in testa il capo. Non ci saranno defezioni tra i parlamentari. Tutti convocati. Tra gli ospiti (da Burioni a Malagò, passando per Cassese) eccita la presenza di Beppe Sala, sindaco di Milano. Sarà qui per lanciare un grande centro bosco verticale? Ma alla vera domanda nessuno sa rispondere: cosa ha in testa Renzi?

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.