Il retroscena

Di Maio rivela nel suo libro quella volta che Berlusconi gli disse "sei davvero bravo"

Il ministro degli Esteri e i complimenti del Cav. nel 2019: è il capitolo più gustoso dell'autobiografia del grillino

Simone Canettieri

Dopo due anni e mezzo il grillino decide di raccontare questo retroscena. E lo fa attraverso la sua opera letteraria, una sorta di nuovo biglietto da visita

"Sei davvero bravo", i complimenti del Cav. a Di Maio

Li ha presi. Incartati. Riposti con cura. E adesso, dopo due anni e mezzo, li tira fuori. E li mette in vetrina. Sono i complimenti ricevuti da Silvio Berlusconi. Luigi Di Maio li maneggia con grazia nella sua autobiografia (“Un amore chiamato politica”, edizioni Piemme, da oggi in vendita).

E’ la vera chicca del libro scritto dal ministro degli Esteri. C’era una volta un bibitaro. Ora c’è un abile tessitore di trame nel Palazzo. E che usa l’arte della biografia come cura di sé. Balsamo su errori (“sbagliai ad affacciarmi dal balcone di Palazzo Chigi per dire che avevamo abolito la povertà”), ma anche, chissà, ponte verso nuovi approdi (“Chi sono e cosa sono diventato? Non lo so. Un uomo onesto”).  

Allora bisogna andare al succo di questa storia. All’incontro con il Cav. passato da essere il belzebù dei grillini a un solido alleato in questo governo (ovviamente la cosa è reciproca).

Ecco l’inizio del racconto di Di Maio nel libro che il Foglio è riuscito a procurarsi in anteprima: “Ricordo che una sera, durante la campagna elettorale per le elezioni europee nel 2019, mi ero recato agli studi di Mediaset di Milano per partecipare a una puntata del programma di Paolo Del Debbio”.  

A Cologno Monzese c’è anche Silvio Berlusconi quella sera. E’ candidato alle Europee e sta registrando un’altra trasmissione. “Quella sera, non appena terminai la mia intervista – scrive il ministro degli Esteri – lui iniziò a inseguirmi lungo i corridoi dicendo: ‘Di Maio, Di Maio, fermati’. Poi, a un certo punto, decisi di fermarmi. Lui mi porse la mano: ‘Ciao, Di Maio, volevo dirti che sei davvero bravo’”. 

Sono passati due anni e mezzo da quel faccia a faccia. Ma ora – con il governo Draghi e con tutte le bocce per il Quirinale in movimento – Di Maio ha deciso che tutti devono sapere. La scenetta è preceduta dai timori dell’allora vicepremier del governo gialloverde e ai tempi capo politico del M5s. Nel libro sono descritti come i tormenti del giovane Luigi.

Cosa fare davanti a colui che Beppe Grillo chiamava “psiconano”? Scappare? Non voltarsi? Chiedere a tutti di spegnere i cellulari? Gettarsi a terra in preda a un malore? La ricostruzione offerta dal titolare della Farnesina è l’autobiografia di un ragazzo che sembra disorientato. E quasi impaurito, anche se lo nega, davanti al Cav. In grado di combinare numeri pazzeschi, appena si apre la finestra del situazionismo.

Ecco lo stralcio da "Un amore chiamato politica"

“Io e i miei collaboratori sapevamo che avrebbe potuto cercare il colpo di scena con me, come suo solito. Non avevo paura di incontrarlo, ma non volevo si ripetesse la famosa scena della campagna elettorale del 2013 quando fece il ‘gesto delle manette’ ad Antonio Ingroia, candidato premier di Rivoluzione civile. Incrociandolo all’uscita di uno studio televisivo, a una settimana dalle elezioni, sorrise a Ingroia incrociando le mani, Ingroia reagì ingenuamente sorridendogli e ne venne fuori uno scatto che assegnò cento punti a Berlusconi. Il magistrato della trattativa stato-mafia, che aveva accusato Berlusconi di collusione con la mafia, gli sorrideva. Gioco, partita, incontro per Silvio”. 


Fatte queste premesse alla fine Di Maio si volterà davanti all’insistenza del Cav. Per riceverne i complimenti. Che ora si possono svelare. E raccontare. Magari con un sorriso compiaciuto. Forse una mezza medaglietta. Perché quel primo approccio diventerà foriero di ulteriori interlocuzioni tra il grillino di Pomigliano e i piani alti (Gianni Letta) di Forza Italia. Rapporti ormai solidi. Che vanno avanti. Con tanti saluti a Giuseppe Conte. A cui Di Maio dedica pochissime righe (con alcuni dettagli estetici sul giorno in cui lo incontrò con Salvini: “abbronzatura intensa, colletto sbottonato, aria spensierata”). Ma questo d’altronde è il suo libro. Il suo nuovo biglietto da visita. Un passe-partout.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.