L'intervista

"Salvini bravissimo. Meloni una rompiscatole. La destra non è pronta a governare". Parla Albertini

“Meloni? Il suo partito dell'ordine è il partito che fa disordine"

Carmelo Caruso

"L'audio di Salvini sulla Meloni è da applausi. Si baciano e poi se le danno ogni giorno. Lega e Fdi non riescono a stare insieme. L'unico federatore è Draghi. Questa destra è la destra della diaspora"

“E’ stato bravissimo, è stato sincero, gli faccio gli applausi”. Ma perché Matteo Salvini continua a ripetere “non sarà un audio a farci litigare”; “io e Giorgia andiamo d’accordissimo”? Dovrebbe dire “confermo tutto. Non nego nulla”. Leggete cosa pensa Gabriele Albertini, il gran lombardo, l’ex sindaco di Milano, l’uomo che non lo  avrebbe fatto perdere con “ignominia”. Meloni è una “rompiscatole” come dice il leader della Lega? “Il suo partito dell’ordine è il partito che fa disordine. Salvini ha detto la verità”. Ha detto pure di Milano “io me ne frego”. E’ un’altra verità? “Milano è il laboratorio del nuovo. Milano è sempre l’inizio di tutto”. Cosa aspetta Salvini a rivendicare l’audio pubblicato dal Foglio, i suoi pensieri “pettinati”?


Cosa aspetta a dichiarare “mi riconosco in quelle parole e sono pronto a ripeterle”? E’ ancora convinto di essersi tradito (o di essere stato tradito) quando ha parlato della Meloni e della sua opposizione che “rompe i c…”. La verità è che Salvini ha sbagliato sulla sua Milano ma solo perché parlava da leader “raggirato” dai Fratelli d’Italia, dalla coppia Meloni-La Russa.

 

Ha infatti spiegato ai suoi parlamentari che “di Milano chi se ne frega” e che delle amministrative “non me ne  importa”. Caro Albertini, pure lei di Milano “se ne frega”? “Milano non può essere minimizzata. L’Italia comincia da Milano. E non solo. L’Editto di Milano segna l’avvento del cristianesimo. E poi ci sono le Cinque giornate di Milano. Ed è Risorgimento. E’ la città laboratorio del nuovo anche nelle crisi. Mussolini prende il treno da Carobbio e marcia su Roma. E poi c’è la Milano della Resistenza, quella del miracolo economico e di De Sica”. Si può dunque dire che questa frase su Milano è la sua vera grande stupidaggine? L’ha detta, e lo rivela Albertini, perché a Milano, la leader di FdI lo ha punito in casa. “Si è opposta a candidati di valore, ha detto di no all’ipotesi di ticket, con me vicesindaco, che mi era stata proposta da Salvini e Giorgetti”. E perché? “FdI ha risposto che avrei offuscato il candidato sindaco. Magari lo avrei aiutato ad allargare il consenso”. Parla da non candidato dispiaciuto? “Chi ha detto no alla mia candidatura mi ha in realtà fatto un regalo. Sono andato a Merano a riposare. Voglio solo raccontare che la sconfitta disastrosa di Milano non è stata tutta colpa di Salvini. E’ stato l’unico a fare campagna elettorale”.


E lei consegnerebbe la guida del governo a due che “usano” Milano come piccolo dispetto? “Si fanno fotografare sorridenti. Ogni giorno se le danno. Non sono capaci di stare insieme. Possono vincere le elezioni ma non sono ancora pronti per governare”. Lei ha capito chi è il loro “federatore” di una federazione che non esiste? “Sento che lo cercano. Ma nella destra non ci sono federatori. Nel paese c’è un solo grande federatore-pacificatore che è Draghi, un degno monarca e, mi viene da dire, per grazia della nazione e volontà di Dio. Governa con calma distesa e determinazione garbata. Mentre i partiti si frantumano”.


E infatti, in Forza Italia, il mite Tajani litiga  con la grintosa Gelmini mentre Berlusconi immagina per sé il Quirinale che sarebbe la ricompensa di tutti i torti, il palazzo balsam dei mali.

 

Sempre, caro “non sindaco” Albertini, i sovranisti si pugnalano baciandosi, i moderati di Berlusconi  cosa fanno? “Si rimpiccioliscono. Più Forza Italia si rimpicciolisce e più aumenta la litigiosità. I parlamentari cercano zattere. Si preparano alla diaspora. La diaspora è la parola della destra”. Berlusconi al Quirinale? “Nessuno ha avuto i processi che ha avuto lui. Nessuno è stato più perseguitato di lui”. Da chi è composto il partito dei “rompicoglioni”? “Da chi chiede di andare a votare adesso. Da chi pensa che eleggendo Draghi al Quirinale si possa tornare a elezioni”. Sta tracciando il profilo della Meloni? “Mi sembra che sia rimasta l’unica a chiedere elezioni. Sa benissimo che il suo prodotto politico si potrebbe presto deteriorare. Ha bisogno di accelerare adesso e fa quel tipo di opposizione. Il suo non è neppure carisma. La sua è politica della sensazione. La politica dello spariamola grossa”. Nella Lega la “sparano meno grossa”? “Nella Lega ci sono due satanassi antieuro come Borghi e Bagnai. Sono quanto di più lontano ci possa essere da me. La crescita, il futuro di Salvini si misura dalla sua capacità di rimanere governista”. E’ il vaccino Draghi? “E’ un percorso fatto anche di strappi interiori. Salvini è tormentato, incerto. Ma deve continuare a fare il governista”. E per Albertini, Draghi deve continuare a fare il premier? “Io lo vorrei ancora premier. Ma potrebbe essere il giusto presidente della Repubblica che è la carica del primo magistrato d’Italia. Potrebbe guidare l’Europa. Può fare tutto”.  Salvini, quindi (e per una volta) l’ha detta giusta? “Su Milano ha parato il colpo. Sulla Meloni ha detto il vero. Io non posso che complimentarmi. Bravo, ancora”.

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.